Diario Colombiano (10) – Cialis all’amatriciana e televendite sul bus

Su Disaronnoways si parla del Cialis divorato dagli italiani in Colombia e di iperbolici epigoni di Wanna Marchi

Su Disaronnoways si parla del Cialis divorato dagli italiani in Colombia e di iperbolici epigoni di Wanna Marchi
Da oggi, nella mia collezione di zuppe colombiane, c’e’ una perla in piu’. Non ne avevo mai sentito parlare, si chiama higadete, e’ dolcissima, a molti non piace, a me fa impazzire. C’e’ il platano maduro e il fegato tagliato a listarelle sottili, come quando lo si cucina alla veneziana.
A Ferragosto sono stato alle Islas del Rosario. Mezza giornata di sole, poi pioggia, aguaceros e una tempesta pazzesca in piena notte. Ho fatto un’ora e mezza di snorkeling in mezzo a coralli, razze e pesci di ogni colore. Tutto molto bello, incantevole, ma lo snorkeling che facevo in Kenya mi appassionava di piu’. Vicino a Playa Blanca c’e’ Paraiso. I pescatori che vivono li’ affittano tende e amache ai turisti e si muovono con lentezza sfibrante. Appena possono, si stendono su una panca e dormono come sotto l’effetto di un incantesimo. Il posto ha un suo fascino tropical-malarico. Un’amaca costa 7000 pesos: forse ci vado per una settimana. I bagni invece sono un’utopia. Si urina nel mare e l’acqua che esce dalle docce e’ di una ritrosia disarmante.
La notizia di ieri e’ stata un sinistro aereo nell’isola di San Andres. Coinvolto un Boeing della Aires con 121 passeggeri. Poteva essere una tragedia, invece si sono salvati quasi tutti, tranne una signora morta di infarto mentre la trasportavano in ospedale. Oggi il quotidiano ‘El Espectador’ sollevava la questione se e’ sicuro viaggiare in aereo in Colombia. A questa domanda non so rispondere. Posso solo dire che il mio arrivo a Cartagena e’ stato indimenticabile. A fianco della pista c’e’ una specie di favela. Quando l’aereo atterra hai come la sensazione che con una delle sue ali voglia spazzar via quel poverissimo agglomerato di baracche. Per un lungo, lunghissimo, interminabile attimo ti sembra di vedere l’ala conficcarsi in mezzo a quelle case. Mi dicevano cose raccapriccianti sull’aeroporto Toncontin di Tegucicalpa, ma il cul de sac dell’aeroporto di Cartagena non e’ da meno.
Li incontro tutte le mattina mentre vado a mangiare sancocho de costilla nei chioschi dei mercati de La Matuna. Sembrano usciti da un film di Toto’. Scrivono qualunque cosa gli venga chiesta: lettere d’amore, dichiarazioni dei redditi, contratti d’affitto. Vedere le loro macchine da scrivere mi regala una gioia immensa, e per un istante, torno adolescente.

Fa un certo effetto leggere i quotidiani di oggi, esattamente come ieri sera accadeva guardando i telegiornali. Pochi giorni fa scoppia una gravissima crisi diplomatica fra Colombia e Venezuela. I colombiani denunciano la presenza delle FARC sul territorio venezuelano: tre accampamenti, quasi 1500 guerriglieri. Lo staff di Uribe attacca Chavez, lo accusa pubblicamente di aiutare le Farc, di dare loro asilo. Chavez, furibondo, rompe le relazioni diplomatiche con la Colombia. Ieri a Santa Marta tutte le tensioni accumulate in questi giorni, tutti i veleni, tutte le accuse piu’ odiose, i colpi bassi, i rancori mai sopiti, svaniscono di colpo. Chavez atterra a Santa Marta e confida subito ai giornalisti che la pace e’ il piu’ grande obiettivo della sua vita e che il suo amore per la Colombia da adesso in poi sara’ eterno. Poi incontra Santos per tre ore. I due si stringono la mano, si sorridono, si parlano con l’amabilita’ di due amici di lunga data. In verita’, fino a un mese fa, Chavez nutriva per Santos lo stesso amore e lo stesso rispetto che Ahmadinejad ha per gli israeliani. Durante le presidenziali minaccio’ che se Santos fosse diventato presidente, Venezuela e Colombia avrebbero rischiato di entrare in guerra. Ora Chavez stringe la mano a Santos, sottoscrive con lui nuovi accordi e gli regala una biografia di Simon Bolivar. ‘Siamo amici – assicura Chavez – e i nostri paesi fratelli’. Quasi come Feltri con Boffo.

Da giorni Bogota’ e’ una citta’ blindata. Per la posesion di Juan Manuel Santos sono stati allertati 22mila poliziotti, 4mila militari e un migliaio di agenti del DAS. La tensione e’ altissima, la vendita dei liquori proibita – credo che sabato il divieto si estendera’ a tutto il paese. Io saro’ li’ in serata.
Certo e’ che in questi ultime settimane Uribe, anziche’ attendere quietamente il passaggio di consegne, ha monopolizzato la scena politica colombiana con un decisionismo e un’iperattivita’ perlomeno anomale. Cosi’ adesso, il suo delfino riceve in eredita’ tre o quattro patate bollenti di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Come quella venezuelana. Denunciando la presenza di tre accampamenti delle Farc sul territorio venezuelano, Uribe ha innescato consapevolmente una crisi drammatica e irreversibile proprio nel momento in cui Santos stava cercando di migliorare le relazioni fra i due paesi.
Cartagena e’ bella da levare il fiato. Un vero gioiello di architettura coloniale. Una strepitosa commistione tra Mombasa e Saint Malo. Pero’ e’ un peccato, un peccato vero che il turista venga qui e si perda quella che secondo me e’ la vera attrattiva di Cartagena: la sua gente, i suoi barrios, la sua joie de vivre, nonostante tutto. I barrios sono caotici, esuberanti, strepitosa biologia in fermento. La Colombia e’ qui, non nel centro della citta’ fortificata. La sera la musica allaga le strade, i locali brulicano di gente, si improvvisano feste nei cortili. Basta uno stereo, una cassa di birra, un pentolone di sancocho…..
Basta avere un’idea. Cosi’ il patio di casa tua si trasforma in uno spaccio di alimentari. Una carretilla diventa un ristorante. Un’asta con un cartello, un call center a cielo aperto.
Bastano dieci minuti di aguacero, di acquazzone, per allagare non solo le strade dei barrios, ma le strade della stessa Cartagena. La rete fognaria è come se non esistesse. In un lampo, la città si trasforma in un risaia cambogiana. L’acqua ti sommerge le caviglie. Le strade non si attraversano, si guadano
Incredibile ma vero. In Colombia quasi non esiste il bagnoschiuma. Troverete tutto lo shampoo che desiderate, balsami per i capelli, deodoranti, creme snellenti, colluttori – qui va fortissimo il Listerine – ma se cercate un bagno schiuma impazzirete. Neanche fosse il Santo Graal. Per comprarne una confezione ho dovuto girare tre supermercati, due farmacie e due drogherie, perchè qui si lavano con il sapone liquido e se tu gli racconti che il sapone liquido in Italia si usa solo per le mani, ti guardano in tralice e ti annusano l’alito.
Ieri sera dovevo parlare di lavoro con due amici che gestiscono un bar a Calle Media Luna, la Petchburi Road di Cartagena. Il tempo di uscire dall’hotel che inizia a diluviare. Oggi piove meno e la gente rinfrancata dice che è sereno. Quando la pioggia è blanda, qui è sereno. Quando la pioggia è fetente come ieri, aguacero.