Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

27 gennaio 2012

Diario Colombiano (129) – Le citta’ piu’ pericolose del mondo? Quasi tutte centrosudamericane!

E’ una ONG messicana Consejo Ciudadano para la Seguridad Pública y la Justicia Penal A.C. a stilare un ranking destinato a far discutere. Dove emerge che gli epicentri della inseguridad sono Honduras, Messico, Brasile, Colombia e Venezuela.

La Colombia e ‘ presente con cinque citta’ – Cali, la piu’ violenta, occupa l’11 posto, davanti a Medellin, Pereira Cucuta e Barranquilla. Sotto il profilo della sicurezza, il 2011 e’ stato per Cali un anno da dimenticare. 1845 omicidi. 20 piu’ del 2010. L’88% dei quali commessi con armi da fuoco, il 41% per motivi di vendetta, il 27% per regolamenti di conti, il 13% per pandilla, il 9% per rapine, il 6% per risse.

Quanto tocco questi tasti, quando parlo dell’inseguridad colombiana, molti miei colleghi di qui quasi insorgono. Loro vorrebbero sempre che raccontassi la Colombia come un novello La Fontaine. Una Colombia oleografica, virtuale, artificiosa. Quella del sabor tropical, del volto chic e branchée di Cartagena, dei suoi balconi di legno traforato, del blu caraibico del suo mare. Ma guai a toccare argomenti spinosi, a curiosare nelle pieghe della sua cronica inseguridad, a denunciare il suo far west quotidiano. Sei piu’ amato quando scrivi di arepas e corralejas che non quando sbatti in prima pagina pandilleros e sicari. Se si vuole raccontare la Colombia occorre farlo in maniera onesta, senza reticenze. Sottolineando ed esaltando i progressi (e i successi) che il paese ha ottenuto in questi ultimi anni nella lotta alla criminalita’ ma non dimenticando che la strada verso la legalita’ richiede ancora molti sacrifici e il massimo impegno da parte dello stato. Smettere di edulcorare il paese con un giornalismo – anche straniero – servile e miope, bravissimo a riconoscere le differenti tonalita’ d’azzurro del mare del Caribe ma incapace di vedere la poverta’ anche quando si annida dietro l’angolo del proprio hotel.

Il resto sulla ‘Stampa di oggi’
Qui, la classifica completa

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25 gennaio 2012

Che fine ha fatto il maiale di Kabul?

Due anni fa una storia fece il giro del mondo, una storia bizzarra e surreale, ma, a suo modo, toccante e compassionevole. La psicosi della febbre suina aveva contagiato anche l’Afghanistan, la cui popolazione di maiali constava di un solo esemplare, un dono dei cinesi nel 2002 ai talebani al potere. E i talebani che fecero di quel maiale? Visto che non potevano mangiarselo, dividerlo in centinaia di salsiccie, farci con le sue setole pennelli per radersi la barba, né usarlo per sminare tartufi o bombe antiuomo, lo affidarono ai guardiani dello zoo di Kabul. Che fecero un affare perché un maiale a Kabul è un’esotica anomalia, come una burrata alle Lofoten o un carciofo a Reykjavik, e la gente, tutti i giorni, dava vita a lunghe code per vedere quell’animale impuro messo al bando dal Corano.

Sulla ‘Stampa’ oggi

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23 gennaio 2012

Diario Colombiano (128) – C’e’ molta Colombia e Sudamerica anche sul mio Twitter

Santos e Uribe mi ricordano Marco Antonio e Ottaviano. Almeno loro avevano l’attenuante di Cleopatra

TV Colombiana. Tra uno pubblicità e l’altra, lo spot del governo che invita i guerriglieri a smobilitare e a ritornare nelle loro case

Le spiagge a Bocagrande non sono spiagge, piuttosto suk con uso di sabbia

Nei barrios poveri i farmacisti lavorano protetti da spesse inferriate di ferro. Come sub asserragliati in una gabbia antisqualo

Con un sorriso malizioso mi spiega che gli italiani che sbarcano a Cartagena il Cialis non lo consumano lo divorano, come i cinesi col riso

Non tutti vendono l’anima al diavolo, però la percentuale di quelli che si sono assuefatti allo zolfo è alta, ma così alta, che dà vertigine

L’arepa è una tortilla di mais molto simile a una tigella. Se fatta ad arte, è squisita. Sennò per digerirla occorre un esorcismo

Si dice che per arrestare uno scippatore in Giamaica servono poliziotti addestrati nella galleria del vento

En Peru la cocina es utilizada como un arma social. Hay más de 80 mil chicos que están estudiando para ganarse un espacio. (Ferrán Adrià)

Nei cafe internet di Maria La Baja le connessioni internet sono lentissime. Come un film di Tarkovskij

E mi sussurrò in un orecchio che il suo corpo da playmate – un salmo alla chirurgia plastica – le era costato più di 22 milioni di pesos.

Patacones. La Lonely Planet li descrive come ‘polpette di banane’. Guide formidabili, tranne quando raccontano il cibo degli altri

La Repubblica Dominicana è la meta preferita dei turisti, Haiti degli uragani.

In un viaggio la cosa più importante sono le persone che si incontrano Se si fa finta di non vederle e si osservano solo i paesaggi è finita (Antonio Tabucchi)

E tanti, tanti link, non solo sudamericani…

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Diario Colombiano (127) – Kamala – Lo scenografo di Capri e le tartarughe giganti di Aldabra



L’eden e’ a solo 20 minuti di bus da Pereira. Oggi, su ‘La Stampa’.

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19 gennaio 2012

Diario Colombiano (126) – Jorge Elias Gonzales, lo sciamano di Tolima che ha messo in imbarazzo Casa Nariño e gli organizzatori del mondiale di calcio under 20.

Un personaggio che sembra nato dal realismo magico di Garcia Marquez, un novello Blacaman capace di sedare le piogge piu’ inclementi. Ieri a W Radio, la radio piu’ ascoltata del paese e in tutti i telegiornali ha sostenuto di possedere questo dono fin da bambino. “Posso domare la pioggia, fermarla, non sono un Dio, certo, ma posso controllarla per il 90%”. E ha precisato che lui non e’ uno sciamano, piuttosto un ‘sacerdotista’. E che non fa nulla di illegale. Pratica la scienza della radioestesia, quella che un tempo era nota come rabdomanzia e ha un talento raro che gli permette di interpretare tutte le oscillazioni del pendolo. Un lavoro che sfibra mentalmente, sottolinea piu’ volte dalla sua umile finca, che richiede una capacita’ di concentrazione abnorme. E a questo ‘sacerdotista’ – ecco dove sta lo sconcerto di molti colombiani – gli organizzatori del mondiale under 20 hanno offerto un contratto di consulenza tecnica che includeva una polizza per la salute e i rischi professionali, diritti di proprieta’ intellettuale e un compenso di circa 5 milioni di pesos affinche’ non piovesse la sera della cerimonia di chiusura. Jorge Elias Gonzales e’ stato di parola, poi pero’ il contratto e’ finito sulla scrivania di Mario Solano, procuratore della Contraloria di Bogota’ ed e’ scoppiato un putiferio.

Il resto su ‘La Stampa’

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Diario Colombiano (125) – Meglio sommelier o contrabbandiere?

Il consumo di vino cresce, soprattutto a Barranquilla, Cartagena, Cali, Bogota’, Cucuta e Medellin. I corsi di degustazione si moltiplicano. Le banche lo regalano ai nuovi correntisti. Nelle case della costa, dove il clima e’ spesso nemico del vino, il nuovo status symbol e’ una cantina da mostrare agli amici… E mentre il vino decolla, dilaga il contrabbando di superalcolici. Oggi il direttore nazionale delle dogane colombiane, Bernardo Escobar, ha lanciato un grido d’allarme. Per colpa dei contrabbandieri la Colombia perde ogni anno 300.000 milioni di pesos destinati a progetti di pubblica sanita’ e istruzione

Il resto su’La Stampa’ di oggi

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12 gennaio 2012

Diario Colombiano (124) – Quello che temevo….

Mi hanno appena rubato la carta di credito. Fabrizio quando ritorni in banca puoi aiutarmi a risolvere questo incubo?

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10 gennaio 2012

Diario Colombiano (123) – Essere famosi in Colombia

Sabato salgo su un taxi, direzione Barrio El Diamante. E’ un barrio del quale mi hanno parlato con apprensione. E’ ubicato nella parte orientale di Cali e quasi confina col barrio di Mojica, il piu’ famigerato dopo Siloe. Parlo col taxista, come sempre e mi accorgo che mi sta guardando con un’intensita’ insolita. Come se stesse per tendermi un’imboscata o invitarmi in una sauna per gay. Poi, all’improvviso, mi chiede:Tú eres el que habló con Sabas? Negros y mosquitos?. Ha letto di me e mi ha ascoltato a W Radio. Gli rispondo di si. A destinazione, mi regala la corsa in cambio di un autografo.

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9 gennaio 2012

Diario Colombiano (122) – Tre spari nella notte

Ero seduto in un asadero della Sexta, quasi di fronte a un hotel di nome Windsor. Aspettavo la mia arepa con todo, una specie di tigella in cui il cuoco fa a gara a infilarci di tutto, pollo, carne di manzo, chicharron, mayonese, ketchup, cipolla, patate, con lo stesso spirito con cui stipi 65 giapponesi in una Trabant. D’un tratto, tre spari. Sembrano tre tardivi fuochi d’artificio, tre petardi scampati all’ultimo capodanno. Ma quando si spara nessun udito al mondo e’ sofisticato come quello dei colombiani. Tutti i commensali dell’asadero si sono alzati di colpo e sono corsi verso l’hotel, camerieri compresi. Mentre arrivava la polizia a sirene spiegate e due ambulanze, fuori dall’hotel la gente ricostruiva la dinamica dell’accaduto. Pare che nel Windsor alloggino ufficiali dell’esercito e pezzi grossi della polizia. Un uomo con due donne stava rientrando in albergo, quando un ragazzo sbucato dall’oscurita’ ha cominciato a sparare. Poi e’ fuggito verso il suo complice in moto che nella fretta quasi lo lascia a terra. Dall’hotel escono le ragazze sorrette da agenti della polizia. Una ha un proiettile in un piede, l’altra, cerea in volto, in una natica. Dell’uomo che era con loro, non si sa nulla. Rodrigo Guerrero, il nuovo sindaco, ha molto da lavorare. Bellissima e’ Cali, come un cobra reale. Ma altrettanto velenosa.

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Diario Colombiano (121) – Come sara’ il 2012 per il Venezuela

Come sarà il 2012 per l’America Latina? Ad esempio, che ne sarà di Chavez e della sua rivoluzione bolivariana? Lo eleggeranno di nuovo, cancro permettendo? Due sondaggi effettuati dal Instituto Venezolano de Datos (Ivad) e Hiterlaces lo vedono vincente nelle elezioni di ottobre.

Ivad con oltre il 55% dei voti, Hinterlaces addirittura con il 58% perchè secondo il suo direttore, Oscar Schemell, Chavez oltre ad essere un leader carismatico è un leader religioso e un leader religioso non ha mai colpa, la colpa, semmai, è degli altri, leggi l’opposizione, che l’immaginifico Schemell liquida come inidonea, disomogenea, brancaleonesca, nella sua incapacità di trovare alternative. E quando gli si chiede se lo stato di salute di Chavez inciderà sul voto dei venezuelani, risponde con sornioneria: “Per niente! Nonostante tutto la gente non ha mai smesso di amarlo”. L’analisi di Schemell è però poco attendibile, soprattutto quando infierisce sull’opposizione. L’opposizione era inidonea e brancaleonesca, ma oggi si mostra più coesa, dialoga, trova accordi e se c’è da appoggiare un candidato unico, stavolta non si tira indietro. E soprattutto, come annotano alcuni analisti sudamericani – il colombiano Giraldo, il venezuelano Magdaleno- nell’elettorato si percepisce un crescente malcontento.

Il resto qui, sulla ‘Stampa’

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