Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

28 marzo 2007

Ma chi è quel demente che ha intitolato uno stadio a Peter Mokaba ?

Un cacciatore tanzaniano una volta mi ha spiegato a che cosa servano i preservativi: per tenere asciutta la canna della sua arma da fuoco nel caso debba guadare un fiume. Quest’uomo ingegnoso non è un caso sporadico. A molti africani non viene nemmeno in testa il perché e il per come della profilassi. Le nostre usanze igieniche sono loro sconosciute. Inghiottono le medicine con acqua infetta. Vomitano il medicinale perché il loro corpo sottoalimentato non è in grado di reggerlo. Lo assumono in maniera irregolare o sbagliata perché vivono in condizioni terribili ( B.Grill)

C’è stato un momento in cui i grandi colossi farmaceutici mondiali, come pentiti di tutte le schifezze di cui sono stati capaci, hanno cercato di risarcire l’Africa. Forse perchè ne avevano abbastanza di usare gli africani come cavie o di inflazionare i loro mercati di farmaci scaduti, sia come sia, come in un colpo di scena da fiaba ecco gruppi farmaceutici americani che dall’oggi al domani dimezzano il prezzo dei loro medicinali anti-Aids destinati al mercato africano e i tedeschi della Boehringer che addirittura mettono a disposizione un preparato base come la Nevirapine, cinque anni, a titolo gratuito. Questo ridurrebbe sensibilmente la possibilità che il virus si trasmetta da madre a figlio.

Un fatto che ha del miracoloso, nè più ne meno come la manna piovuta sul capo di Aronne e degli israeliti. Eppure quando questi miracoli avvennero i sudafricani nicchiarono, il governo di Pretoria fece orecchie da mercante, i suoi esperti sanitari avvallarono le folli teorie del parlamentare (nero) Peter Mokaba che sosteneva – leggete qui – "Questi metodi anti-aids sono veleno, potrebbero condurre a un genocidio. Evitiamo ancora una volta che i nostri fratelli vengano usati come cavie da laboratorio". Frasi del genere in Sudafrica hanno sempre fatto comodo perché è qui che tutti gli scienziati bianchi, i Mengele di Pretoria hanno allevato agenti patogeni nello spirito dell’apartheid per rendere la popolazione nera sterile oppure per mettere in ginocchio le township . " Hiv? It doesn’t exist!" aveva sostenuto sprezzante Mokaba. Che così respinse gli aiuti della Boehringer, delle case americane, di chi stavolta gli tendeva davvero la mano, perché quel virus non era altro che un ‘invenzione delle multinazionali farmaceutiche dei bianchi, spinte solo dalla nuda voglia di profitto, un altro subdolo inganno per costringere i paesi poveri ad acquistare i loro prodotti. Come finì questa storia così autenticamente e drammaticamente africana ? Gli aiuti furono rifiutati, mister Mokaba, o sarebbe meglio chiamarlo Mister Hiv? It doesn’t exist! morì di Aids, come pure Parks Mankahlana, portavoce del presidente. E a questo genio, al grande Mokaba, il Sudafrica ha intitolato uno degli stadi che nell’ormai imminente 2010 saranno sede dei mondiali, il Peter Mokaba Stadium di Polokwane capitale della provincia di Limpopo. 40.000 posti, un gioiellino…

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Un Commento a “Ma chi è quel demente che ha intitolato uno stadio a Peter Mokaba ?”

  1. [...] ha perso un figlio. Di Aids è morto Parks Mankahlana, portavoce del presidente e il parlamentare Peter Mokaba, a cui un demente ha pensato bene di intitolare uno degli stadi del mondiale. Sosteneva che l’Hiv [...]

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