Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

30 giugno 2007

Io e Audrey

Nel 1982 la città di Roma omaggiò Billy Wilder con una retrospettiva che si concluse in Campidoglio con un ricevimento sontuoso a cui partecipò Wilder insieme a I.A.L. Diamond, il suo fido sceneggiatore. Ora provate a immaginare la scena.

Siamo fuori, in giardino, un buffet sibaritico, camerieri eburnei, caraffe di Bellini, trote salmonate in bellavista e sparso nel giardino il cinema italiano di allora.
Ricordo bene Giuliano Montaldo perché era appena tornato dalla Cina dove aveva diretto il ‘Marco Polo’ ed era visto come un selenita : prima di lui solo Antonioni aveva girato da quelle parti e questo lo rendeva esotico e lui, consapevole, sorrideva fiero e ci passava davanti come il Gran Mogol.
Ricordo la Cavani, ricordo la sua grinta stampata in viso, quasi un ringhio, una costante delle lesbiche ‘di razza’; tornava dal Marocco dove aveva girato ‘Oltre la porta’ con Eleonora Giorgi che la seguiva quasi in trance. Un cagnolino. Ricordo che a guardare la Giorgi mi sorpresi di quanto fosse bianca. Guardarla era come specchiarsi nel ventre di una carpa.
C’erano veramente tutti. Io ero con Ettore Scola e gli Scarpelli – Furio e Giacomo – Wilder non lo ricordo. Penso di averlo intravisto. So che c’era un crocchio riverente attorno a un uomo basso di statura, ma forse mi invento tutto, forse non c’era nessun crocchio, nessun uomo basso di statura, forse avevo solo esagerato coi Bellini.
Ma una cosa ricordo perfettamente. Che a un certo punto mi staccai dai miei amici e rimasi lì a godermi lo spettacolo: ero in prima fila e tutto il cinema italiano sfilava davanti a me. Mi era imposto di non dimenticare nulla. Un’occasione del genere, pensavo, non mi sarebbe mai più capitata.
Avevo materiale per una vita, e dentro di me ripetevo :
“Pensa a quando tornerai a Varese. Pensa ai tuoi amici. Pensa quando sapranno a quale prodigio hai assistito..”.
Pensavo a cazzate del genere, pensavo all’Alessandra Braga le cui labbra per me erano mistero come la Cina di Montaldo, pensavo alla faccia che avrebbe fatto a pensarmi lì, nel giardino del Campidoglio, a tre metri dalla Cavani, a sei metri dai Taviani, a un’ipotenusa da Billy Wilder…
Erano cazzate lo so, erano anche 25 anni fa, e io ero un altro, e va bene così. Ma ora viene il bello. Avevo scelto come punto di osservazione un angolo del buffet strategicamente perfetto, non troppo distante dai Bellini e nemmeno dal vassoio dei vol-au-vents, così che io potessi servirmi disinvoltamente senza dare l’impressione di essere un morto di fame o un alcolizzato. Le locuste erano sazie, i camerieri cominciavano a sbaraccare. D’un tratto la vidi. Era una donna piccola, una miniatura di carne, occhiali neri, magrissima, tutta ossa, ossa che quasi gli bucavano la pelle, il piatto fondo in mano, gli occhi fissi su una vichyssoise.
Poi di colpo alzò gli occhi e la riconobbi.
Era Audrey Hepburn.
Cosa provai? Duemila cose. E quasi altrettante ne pensai, ma la cosa magnifica fu la sensazione di sentirmi ‘prigioniero’ di un set. Ad ogni sguardo che lanciavo a quel viso sentivo i suoi zigomi battere il ciak e per qualche attimo, perché furono attimi, io ‘recitai’ con Lei. Ovviamente fu solo uno scambio di sguardi, ovviamente, ma fu un’esperienza bellissima e indimenticabile, e ora che ne scrivo, ricordo che sentì la pellicola frusciare. Ma forse mi invento tutto, forse non c’era nessuna donna con gli occhiali neri, nessun fruscìo di pellicola, nessuna vichyssoise.
Forse ero solo io che avevo esagerato con gli aperitivi…

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4 Commenti a “Io e Audrey”

  1. A questo giro allora ti invidio davvero.
    Vuoi per il fatto che hai visto la Hepburn a pochi centimetri ma ancora di più perché sei l’unico che paragone il volto di una donna al ventre di una carpa facendolo suonare come un complimento, provassi a dirlo io a una ragazza che conosco penso che la serata svolterebbe verso lidi tempestosi…

  2. Il Bellini caro Elvezio ti regala licenze poetiche che nemmeno immagini….

  3. signori, come donna mi sento di raccomandarvi: non dite mai a nessuna che è bianca come il ventre di una carpa.

  4. Mi unisco a Elena.
    DECISAMENTE.

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