Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

20 febbraio 2008

Buràn – “Volete sapere come si cucinano gli angeli?”

Forse, il cibo migliore, l’ho assaggiato leggendolo. E non solo il ragù di Edoardo, le cene all’hascisc di Gautier, i rognoni di castrato di Leopold Bloom o le celeberrime petites madelaines proustiane. Il mio primo sashimi, ad esempio, l’ho mangiato al capitolo LXIII di ‘Moby Dick’. Un sashimi di bistecca di balena, spiegato da Melville così: “Tieni in una mano una bistecca di balena e mostrale con l’altra un carbone acceso: ciò fatto, mettila in un piatto“. Dieci anni dopo, lo chef romano, Alberto Ciarla, scoprì il ceviche in Perù e lo fece conoscere a tutti gli italiani. Poi un settimanale femminile gossippò che le top-models vivevano di sola Evian e pesce crudo, e nel giro di un mese il sushi divenne più popolare della Nutella. Leggendo, ho mangiato il curanto di Isabel Allende, il risotto alla milanese di Gadda, la crema di latte di mammella di cetaceo del capitano Nemo – probabilmente il padre della nouvelle cuisine a leggere quali leccornie offrisse sul Nautilus – l’impreciso pasticcio di lepre dell’Artusi, le cailles en sarcophage di Babette Blixen, le trentacinque triglie del ‘Gambero rosso’ di Collodi, i curry e i chutney di ‘Passaggio in India’, il menudo di Carver, il London Particular di Dickens, una pea-soup rinforzata con pancetta e stinco di maiale. A Via Veneto ho anche bevuto Cynar con Eliot e Prokosch, ordinato da loro perchè avevano sentito dire che faceva bene al fegato. E sono un po’ arrossito, lo confesso, quando Nina ‘Ammazzaprosciutto’ Killham mi ha presentato il suo ex francese, quello che si strofinava burro di lumache sul membro.

Ieri sera, invece, mi sarei immalinconito su una pasta in bianco se l’amico Flaviano non mi avesse invito da Buràn, uno degli indirizzi più esclusivi della rete, un tre stelle Granta, dalla cucina fusion, etnica e creativa, con una brigata di 29 fenomeni della traduzione e un pirotecnico menù degustazione di 21 portate.

Di Buràn, Flaviano dice: “Buràn è una rivista letteraria online che ricerca esclusivamente nella rete mondiale e traduce per la rete italiana quelle che io chiamo le Scritture Invisibili: storie raccontante in lingue normalmente inaccessibili, o che si perdono nel grande oceano del web. In questo senso, non mi risulta che esistano iniziative del genere in Italia.
Partiti con un’enorme dote di passione per le scritture, e senza altro aiuto che questo, ora – pur proseguendo in una forma di assoluto e volontario pauperismo – siamo ricchi di collaborazioni: con il British Council di Londra per individuare il talento di giovani scrittori d’Africa, continente verso cui abbiamo molta sensibilità (prima coincidenza, rispetto agli anni che hai vissuto là), con molti magazine letterari di università anglofone, con riviste letterarie di Paesi lontani o anche vicini ma poco conosciuti dal punto di vista letterario, e con sconosciuti blogger di talento. Ogni numero presenta una prima parte dedicata a un tema monografico, sempre molto concreto. Dopo il Lavoro, la Città e il Conflitto, è ora la volta del Cibo. Il cibo come racconto, come vite che gli girano intorno, come logos. Vedi ad esempio il primo dei brani pubblicati, quel Glossario del pane: inizia proprio come un glossario, ma in realtà si parla di una vita intera.
Altro aspetto cui diamo importanza è l’ascolto delle voci di autori di cultura ebraica. Vedi ad esempio in questo numero Yael Goldestein, Tamar Yellin e Jamie Schmidt
.

Dal menu degustazione oltre al già citato Glossario del pane vi segnalo:

Tutta colpa della cucina di Syned Mthatiwa, Malawi, traduzione di Daniela Lanzini. Racconta la tragicomica conversione al progresso di un malawiano che preferisce una cucina elettrica inglese di seconda mano al carbone. Immaginate un pilota per Mister Bean sceneggiato da Calixthe Beyala.

In Smiley di Lauren Beukes, Sudafrica, traduzione di Anna Conte, c’è tutto il Sudafrica post-apartheid con la sua violenza, la sua corruzione, la sua illegalità, e un finale molto, molto, molto, almodovariano (visto mai ‘Qué he hecho yo para merecer esto?’)….

L’estasi della cucina: guida non ufficiale alla preparazione saporita di alcuni esseri celestiali di Felmini Horbazzi, traduzione e commento di Samuel Nolting, è un sardonico ed esilarante ricettario di piatti a base di angeli e demoni. Maschera da saldatore per cucinare i serafini, cherubini trasformati in chips, frittelle, o glassati di cioccolata, angeli caduti, dal retrogusto fumè, che ben si accompagnano con gli hamburger. Manicaretti satanici.

Alex Trebeck non mangia mai pollo fritto di Matt Bell, U.S.A., traduzione di Stefania Rega, è la storia dei 93 giorni di Alex Trebeck da cameriere in un Kentucky Fried Chicken. Un modo trasversale e originale di raccontare l’America alienata della provincia. Con un personaggio che ti si inchioda nella memoria: Maureen, la vicedirettrice del fast food che quando non abortisce suona col suo ragazzo musica Christcore (heavy metal ripulito e desatanizzato) con un pesce cristiano tatuato sulla caviglia. Tra un purè di patate, Maureen che resta incinta per la terza volta sul cofano della Buick color cacca di Brad, clienti bisbetici e una cameriera che dopo aver perso la verginità con Alex diventa lesbica e cambia città, Bell disegna un’America di losers e di gregari con la tenerezza di chi veglia un parente che ha i giorni contati. Se i racconti fossero bowling, Alex Trebeck sarebbe uno strike, e di quelli pesanti.

Ti nutrivi di muschio di Joaquín Bernal, Spagna, traduzione di Gaetano Vergara: nouvelle vague spagnola. Cartine di barrette Galak, una valigia piena di pietre e muschio, una donna che forse era il caso di tenere stretta.

Alles gute zum Geburstag, mein Führer (Buon compleanno, mio Führer) di Miguel Krebs, Spagna, traduzione di Buràn, il gioiello della maison. Krebs è un Alain Ducasse delle short-stories. Spiazzante, geniale, alchemico. Hitler, Eva Braun e cose askenazite. Non aggiungo altro per non rovinarvi i colpi di scena.

© Lorenzo Cairoli

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8 Commenti a “Buràn – “Volete sapere come si cucinano gli angeli?””

  1. E’ da quasi un’ora che girello sul sito di Buran. In rete si trovano sorprese affascinanti. Grazie per avermici instradata.

  2. E’ tutto merito di Schellino e della sua sposa bambina.

  3. astonished (per restare in atmosfera)
    Ringrazio in nome collettivo

  4. Mi piace, questo modo di leggere mangiando, o di mangiare leggendo.

    Mi è piaciuta anche la scelta dal menù degustazione. Da vero gourmet.

    (Non trascurerei però, se posso suggerire, neanche il carrello dei dolci.)

  5. Grazie Riccio. Anche tu però a gola non scherzi: quelle cazzille palermitane…

  6. io stasera non ho tempo: scongelo un Buràn che avevo preparato qualche mese fa, gli do una passatina di microonde e ci mettiamo a tavola.
    non storcete il naso, ma ci metto su un vino cileno.

  7. Non storco il naso per il vino cileno, Flounder, ma per il cancerogeno microonde.

  8. Ti manca ovviamente il “Kvinderne ud af køkkenet” (“Fuori le donne dalla cucina”) dello scrittore e disegnatore danese Roald Als. Prima edizione 1988, ristampata ogni anno e di prossima uscita, Marzo 2008, con lo stesso titolo ma alla Dumas: “Venti chili dopo”. Non si resta ignoranti se non lo si legge, ma per capire come hanno visto noi e la nostra cucina una generazione intera di danesi e´imperdibile e indispensabile. Quasi.

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