Hillary Clinton – Cara Hillary, lo sai che le elezioni si vincono anche a tavola?

(Questo articolo è uscito su l’Arena di Verona, Bresciaoggi e il Giornale di Vicenza)
Se Newsweek, questa settimana, punta i riflettori sulla concreta Michelle Obama – definita ‘Barack’s rock’ – Slate si concentra, invece, sull’incerottata Hillary e sulle sue preferenze alimentari, memore del “dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei” di Jean Antheleme Brillat-Savarin, forse l’aforisma più citato della storia della cucina. L’autrice del pezzo, Mimi Sheraton – un nom de lingerie che fa tanto escort del Nevada, ma, sul pezzo, una giornalista coi fiocchi, brillante, ironica, perspicace – trova ispirazione in una frase di Hillary, studentessa al Wellesley nel 1967: “There is a smorgasbord of personalities spread before me“. Più che uno smorgasbord danese, Hillary è un tritatutto tipicamente americano, un palato senza fronzoli, acritico, sciatto, più orientato verso il junk-food che a suggestioni da Guida Michelin. Da studentessa, frequentava assiduamente il Pickwick Restaurant di Park Ridge, un ristorante greco, plumbeo e un po liberty, che da fuori non evoca nulla di mediterraneo, piuttosto una via di mezzo tra la stazione ferroviaria di Helsinki e una concessionaria Chevrolet. Il suo piatto preferito, al Pickwick, era l’Oliveburger. Mimi Sheraton ha scomodato il suo nuovo titolare, George Paziotopoulos, per conoscere tutti i segreti di questo ‘miracoloso’ hamburger etnico. “It’s 6 ounces of grilled ground beef sirloin on a toasted hamburger bun with a thick topping of chopped, pimento-stuffed green olives“. Insomma, se ancora non l’avete capito, roba pesante. Per la serie: ‘Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a ordinare l’Oliveburger di Paziotopoulos‘. Nel maggio del 2003, Hillary è ritornata al Pickwick con Barbara Walters: l’Oliveburger era stato ribattezzato Hillaryburger e galleggiava in una colata di lava di Digione che qualcuno si ostinava a chiamare senape. La Sheraton ha provato a cucinarlo a casa sua e l’ha trovato incredibilmente aspro. Con tutte le olive verdi tritate, la piccantezza diabolica dei peperoncini e la senape, il sapore dell’hamburger ha potuto solo intuirlo. Dopo Paziotopoulos, la Sheraton scomoda Walter Scheib, per 11 anni executive-chef alla Casa Bianca. Oggi Schieb è una star della televisione, un Vissani meno sbracato che sciorina aneddoti e ricette anche sul web e sulle più prestigiose testate americane; nel gennaio del 2007 ha pubblicato ‘White House Chef: Eleven Years, Two Presidents, One Kitchen’. E naturalmente i capitoli sui Clinton erano il piatto forte. Lui non ricorda di aver mai fritto un Oliveburger per Hillary, in compenso teneva sempre dei Boca Burger nel freezer. “Quando andava di fretta, erano il suo snack preferito“.

Poi la Sheraton snida i compagni di scuola e li intervista, scoprendo che Hillary tanto salutista non era. Anzi. Se il colesterolo avesse potuto scegliere un testimonial in America, Hillary sarebbe stata la prima scelta. E salta fuori che quando andò con Bill a vedere Blowup di Antonioni, divorò una gigantesca porzione di pop corn mantecati da un’impressionante quantità di burro. “I pop-corn a Hillary piacciono così“. O forse era burro mantecato con pop-corn? Come le fettuccine al triplo burro? La vera natura onnivora, insalubre e americana di Hillary è emersa in campagna elettorale. Già nel 2000, in corsa per il Senato, diventò mitico il buffet di Syracuse; i suoi sostenitori le organizzarono un etereo buffet a base di sandwich di salsiccia, peperoni e cipolle, roba che per digerirlo ci sarebbe voluto il miglior esorcista di tutto il corno d’Africa. Hillary apprezzò molto e ringraziò. I suoi buffet in questa campagna elettorale sono stati il trionfo di paste alla crema, ciambelle untuose, torte ipercaloriche, dolci tracimanti di panna. Adesso, per par condicio, aspettiamo che la Sheraton ci sveli cosa mangiano Obama e la sua dolce Barack’s Rock.
© Lorenzo Cairoli/L’Arena/Bresciaoggi/Il Giornale di Vicenza





un buon pranzo può cambiare tutto!
Scritto da Francesco, il 21 febbraio, 2008 at 23:40
d’altro canto è la nazione del melting pot, laddovve un piatto di cozze farcite di burro d’arachidi in letto di patate dolci gratinate al profumo di Armagnac e guarnite con liguine di melanzane preventivamente marinate con aglio e zenzero, troverebbe senza dubbio una qualche cittadinanza (oa vado a provare la ricetta. Per colazione)
In ogni caso, complementi per lo scoop: le lacrime Clintoniane a favore di telecamera non erano quindi dovuti a emozione o cedimento, ma verosimilmente, dati i presupposti alimentari, a una dolorosa stipsi
Scritto da Effe, il 22 febbraio, 2008 at 10:00
Lei non piange: Lacrima Christi. Ma solo se perde sulla costa.
Scritto da lorenzo cairoli, il 22 febbraio, 2008 at 19:50