Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

28 aprile 2008

Guolizhuang Restaurant in Beijing – Col pene di yak consiglierei un barolo di Bartolo Mascarello

Su ‘Der Spiegel’ di questa settimana si parla di Pechino ma le Olimpiadi stavolta non c’entrano. C’entrano, invece, peni, testicoli, ghiandole, gonadi e feti. Si parla di un ristorante, il Guolizhuang, che l’autore del pezzo, Stephan Orth, sconsiglia ai deboli di cuore. I suoi piatti hanno nomi da fiaba araba – Phoenix Rising, Jasmine Flowers with 1,000 Layers e Look for the Treasure in the Desert Sand – ma quando la cameriera te li porta in tavola, scopri che i tesori che affiorano dalla sabbia del deserto sono gonadi di pecora adagiate su letti di curry e che ‘fiori di gelsomino’ è una raffinata allegoria per descrivere al commensale un carpaccio di pene d’asino. Un noto adagio recita che i cinesi mangino qualunque cosa abbia quattro gambe, tavoli a parte, e aerei a parte, qualunque cosa voli. Un ristorante però come il Guolizhuang mancava ancora a Pechino e in due anni il suo successo è stato tale da far nascere una catena in franchising con quattro locali nella sola capitale e un Guolizhuang addirittura negli Stati Uniti, nella Chinatown di Atlanta. Il ristorante non accetta clienti al di sotto dei 15 anni poichè l’assunzione di ormoni potrebbe interferire sulla loro crescita e vieta alle donne piatti a base di testicoli. “The hormones could give them a deeper voice and a beard (Gli ormoni potrebbero rendere mascolina la voce e far crescere la barba)” - spiega una cameriera cosa che invece non accade con i peni, che non hanno controindicazioni e fanno bene alla pelle. Tra le specialità della casa, un vino distillato con estratti di cuore, sangue e pene di cervo – una specie di Viagra fatto in casa che stimola poderose erezioni nel giro di mezz’ora e che non ha perniciosi effetti collaterali – e un singolare pot-au-feu che permette al commensale di assaggiare peni e testicoli di dieci animali diversi. Un pene di yak costa 179 euro, il feto di una pecora 9, 36, invece, quello di un cervo. 905 euro un piccolo assaggio di pene di tigre ma in questo caso bisogna essere gourmet da Gold Visa e compilare un modulo apposito. Alla fine dell’articolo di Orth la sensazione è quella di aver letto qualcosa di molto freak, ma ogni raccapriccio è fuori luogo. Anche noi italiani siamo formidabili mangiatori di genitali. Magari non di peni e magari non in modo così esplicito, ma i granelli della paradisiaca finanziera altro non sono i che testicoli di vitello o di toro. Le fettuccine con le rigaglie, vanto delle migliori trattorie dei colli romani, non prevedono solo la presenza dei cuori, dei fegatini e del ventriglio dei polli, ma anche dei testicoli dei galli. Pure il cibreo toscano, deliziosa fricassea, utilizza le rigaglie e con esse l’ava di gallo, ossia i testicoli. Roberta Schira nel suo ‘Libro delle frattaglie’ ci delizia con testicoli in salsa speziata, in salsa di vino, trifolati o marinati e fritti. E ci informa dell’esistenza in Canada, a Calgary, di un ‘Testicle Festival’ al Buzzards Cowboy Cousine e di un campionato mondiale di cucina a base di testicoli che si svolge ogni anno in Serbia, in cui lavorano testicoli di qualsiasi animale commestibile. Ed è notizia esattamente di una settimana fa che, ai tifosi dei Sioux Falls Canaries, una squadra di baseball del South Dakota, verrano venduti oltre ai soliti snacks testicoli di tacchino alla griglia nappati con salsa di cipolle o con formaggio fuso. La moda arriva dal Giappone ma a leggere i primi sondaggi sul sito della Cnbc difficilmente attecchirà anche in South Dakota. I tifosi, inorriditi, giurano che non li assaggeranno nemmeno con un kalashnikov puntato alla tempia.


Pene d’asino su un letto di lattuga


Il pene del bue viene presentato così, tagliato a rondelle a forma di stella. Ricorda molto gli anelli del calamaro, anche nel sapore.


Involtini di pene di pecora: nella ricetta anche mayonese e formaggio dolce


Peni di cane e di bue


Il sontuoso e carissimo pene di yak, una delicatessen da quasi 200 euro a porzione.

© Lorenzo Cairoli

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5 Commenti a “Guolizhuang Restaurant in Beijing – Col pene di yak consiglierei un barolo di Bartolo Mascarello”

  1. Finora dello Yak ho assaggiato solo il formaggio, nei saloni del gusto torinesi.

  2. Certo che fare affari con un paese in cui si mangiano cazzi… o no?

  3. Noi, solo coglioni. Che la dice lunga.

  4. Tommaso, io lo yak l’ho mangiato. Ma per ora mi sono fermato ai tagli di carne….vogliamo dire più convenzionali?

  5. alla faccia del mangiar sano , mi sono rabbrividita

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