Roger Milla- Quella volta che sequestrai 120 pigmei

Vi avevo promesso una storia a tinte forti con Roger Milla che tiene segregati 120 pigmei, giusto? Eccovela. Simon Kuper sbarca in Camerun nel novembre del 1992. Trova un paese che ha la morfologia di un incubo. La corruzione è più diffusa della malaria, la spazzatura fuma in cumuli, ovunque, perchè il governo non ha i soldi per pagare i netturbini così la gente la brucia per conto proprio, come nella Campania del 2008. Il mese prima il dittatore Paul Biya ha indetto le prime elezioni multipartitiche del paese. Una presa in giro, ovviamente. Nonostante ciò il suo Cpdm (ribattezzato Chop People Dem Money dall’opposizione anglofona) viene sconfitto dall’Sfd malgrado il governo impedisca a 2 milioni di persone di votare. Biya, che non è dittatore per caso, ordina ai capi locali di sbarazzarsi dei voti contati, ma l’opposizione lo scopre e la situazione precipita. Gli anglofoni si ribellano al governo, la guerra civile è dietro l’angolo. In questa Gomorra nera, Kuper si muove in un misto di stupore, sdegno e incantamento, soprattutto verso sera, quando vede Yaoundè trasformarsi in un enorme, ubiquo, campo di calcio. Si giocano partitelle ovunque, veloci, violente, sofisticate quanto quelle di una serie minore dei campionati professionistici inglesi. Il controllo di palla è sempre perfetto; un osservatore inviato a spiare il gioco resterebbe senza spazio sui taccuini degli appunti. Annota Kuper: “Ho scoperto perché i camerunesi sono bravi a calcio: ci giocano un sacco. Dimenticatevi tutte le scemate sulla flessuosità africana“. Il secondo giorno che è a Yaoundè, Kuper si reca allo Stadio Omnisports ad assistere a una seduta di allenamento della Nazionale. A un certo punto compare un uomo basso coi baffi avvolto in una toga eburnea che caccia i tifosi dal campo e sgrida platealmente due operai. L’uomo in toga è Roger Milla, l’eroe di Italia ‘90. Milla è il figlio di un ferroviere, Vinse il titolo di calciatore africano dell’anno nel 1976, poi sparì in Francia, per dodici lunghi anni, inghiottito dalla mediocrità delle serie minori. Nel 1990 giocava per l’Isola della Reunione, in un campionato in cui, a memoria, c’era stata una sola invasione di campo: una testuggine di sette quintali. Biya lo richiama, lo impone all’allenatore e lui diventa con tre reti il giocatore più divertente del Mondiale Italiano e la nuova icona del calcio che avanza. Molti compagni non lo sopportano. Oman- Biyik sibila velenoso “Noi giochiamo, Milla vince“. Milla è anche divertente, ma è avido e venale. Al Cape Town Hellenic che vorrebbe ingaggiarlo spara uno stipendio sessanta volte superiore a quello di ogni altro giocatore. Un capo nigeriano gli conferisce un trofeo, che sarebbe dovuto essere un premio annuale, ma quando giunge il momento di restituirlo, Milla si nega. Si rifiuta di giocare a Wembley in amichevole contro l’Inghilterra perchè la Federcalcio inglese non gli riconosce un compenso speciale. Non concede interviste gratuite, però fa un’eccezione con Kuper. Lo accoglie nel suo ufficio, un buco umido, spoglio e ammaccato nei sotterranei dello Stadio a due passi dove, l’anno prima, tenne rinchiusi 120 pigmei delle foreste pluviali camerunesi. Milla li aveva invitati a giocare qualche partita per raccogliere fondi per la loro salute e istruzione, ma li imprigionò lì, affidandoli a guardie ( una delle quali ostentava una t-shirt con Saddam) che non li facevano mangiare quasi mai. Un portavoce del torneo spiegò alla Reuters: ” Lei non conosce i pigmei, sono difficili da controllare. Possono mangiare a qualsiasi ora del giorno e non ne hanno mai abbastanza“. Da parte loro, i piccoli cacciatori erano troppo traumatizzati per controbattere. Il loro torneo fu un disastro. Tra i nomi delle squadre c’era Pungiglioni d’Ape di Lomie e l’appropriato Formiche di Salapoumbe, ma solo cinquanta tifosi comprarono i biglietti, soltanto per insultare i pigmei. Un mese dopo, quando i pigmei erano nuovamente al sicuro nella foresta pluviale, Milla propose una partita di beneficienza tra loro e i boscimani del Sudafrica. I pigmei non gli risposero mai. Appena sentivano il nome ‘Milla’ fuggivano nella foresta a gambe levate…
© Lorenzo Cairoli




