Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

15 agosto 2008

Su Tucci, il burro e le ossa umane sul tetto del mondo

Enrica ha un blog molto letto e un blog di nicchia, dedicato a Giuseppe Tucci, il suo maestro. Ma chi era Tucci? Un orientalista di Macerata, uno dei massimi studiosi occidentali delle culture asiatiche di tutto il Novecento, un vegetariano anomalo che non disdegnava le cosce di pollo, perchè i polli, diceva lui, sono animali stupidi, uno che durante la spedizione in Tibet centrale nel 1937 declamava ‘Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia’ di Leopardi e poi scoppiava a piangere dalla commozione, uno che non sopportava Fosco Maraini, non si sa se per gelosia o per una tresca con una principessa dagli occhi a mandorla, uno che aveva una salute di ferro, perchè come racconta Giulio Andreotti, si beveva ogni mattina, a digiuno, un bicchiere di succo di limone, uno che scrisse ad Andreotti più lettere di quelle che Vincent Van Gogh scrisse a suo fratello Theo, uno che incontrò Gandhi a casa del poeta Tagore. Potrei continuare per ore a raccontarvi Tucci, ma Enrica lo fa dal giugno del 2006, e lo fa, ovviamente, un miliardo di volte meglio di me. Però io ho trovato una cosa su Tucci che forse a lei manca. Un numero de ‘Le vie del mondo’ del febbraio 1951 in cui Fosco Maraini parla di Tucci, del burro e delle ossa umane sul tetto del mondo.

Il burro ha un posto importantissimo nella vita tibetana; col burro si pagano in gran parte le tasse, il burro si porta in dono e si riceve in dono, il burro si discioglie nel tè emulsionandolo con la soda, di burro le donne si spalmano la faccia e i capelli, col burro ci si ripara dal freddo e dal vento ungendosi il corpo, il burro si offre agli dei, il burro arde nelle lampade, col burro si puliscono le pitture, il burro – naturalmente – si mangia, e – se rancido – serve come medicinale; ovunque burro, sempre burro!

© Lorenzo Cairoli

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6 Commenti a “Su Tucci, il burro e le ossa umane sul tetto del mondo”

  1. ovviamente tu ti riferisci al burro di yak

  2. Tucci, il mio Tucci:)

    Non so niente di questo articolo, infatti. Mi dici qualcosa di più (anche in privato, se ti va?). Come ringraziamento, 100 punti Karma:) (e poi, e poi..)

  3. p.s. Lorenzo, se mi scrivi mi fai un piacere..:)
    Ovviamente io con il trackback non ho il tuo email, tu hai il mio..:)

    Se hai voglia, però, considera che vado via domenica mattina!

    Un Buon ferragosto!:)

  4. Ho problemi di connessione, Enrica, e l’e-mail che ti ho inviato mi è ritornata indietro.
    Coi punti Karma non mi corrompi, con le melanzane ripiene si può parlarne. Se ci metti anche la teglia, ti do anche le chiavi del mio blog. In realtà, questo post altro non era che un pretesto per parlare del tuo blog su Tucci che come sai leggo da sempre e che apprezzo per l’amore e per la tenacia che gli riservi. Nel pezzo Maraini racconta solo di sè e del Tibet fino a quando non parla del popolo di esseri evocati dall’arte dei pittori e degli scultori e a quell’universo sensuale e feroce, simbolistico e sillogistico in cui Budda e Bodhisattva assumono sembianze orripilanti per terrificare e combattere le forze del male. E’ allora che Maraini si ricorda di un’antica iscrizione tibetana di Gyantse, tradotta propria dal nemico Tucci ‘purificare l’ira con l’ira’…

  5. il “burro di yak” non esiste; come il toro lo è della mucca, lo yak è il maschio
    della trin.

  6. Questa parola trin, di quale lingua e’? Quella tibetana, e’ probabile?

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