Daria Bignardi – Autogol a Gomorra

Venerdì, su la 7, è ricominciata la Bignardi barbarica: ottavo e ultimo anno di invasioni, poi farà le valigie e alla faccia delle scemenze d’agosto sbarcherà su Rai 2. Non ho visto l’intervista a Scalfari (e mi dispiace, ma la posso sempre recuperare qui), ho evitato quella a Salemme, ho seguito un dibattito affollato e l’intervista a Ciro Petrone e Marco Macor, due dei protagonisti di Gomorra. Daria è sempre molto brava, probabilmente la migliore in questo genere di tivù, ma l’intervista ai due gomorriani è stato un clamoroso autogol. Per tutti, tranne che per la Camorra. Fino a quando c’era da raccontare la favola di questi due miracolati, l’intervista è filata via lieve e divertente: perché è la storia di due anonimi ragazzi di Napoli che all’improvviso diventano le star del film evento dell’anno. Marco è un muratore da 720 euro al mese con moglie sedicenne e figlio a carico, Ciro aiuta il padre che ha un banco di frutta e verdura. I due raccontano l’incontro con Matteo Garrone, scherzano sulle mutande ‘da grandi occasioni’ (di Dolce e Gabbana) sfoggiate nella scena clou del film, rivivono l’emozione del red carpet a Cannes e del set fotografico a New York con Bruce Weber. Marco sogna di diventare come De Niro, a Ciro basterebbe anche un reality di Mediaset e un film natalizio di De Laurentiis ogni anno. Per metà dell’intervista si ride, soprattutto quando parla Ciro, poi Daria chiede loro della camorra e la simpatia e la spontaneità dei due miracolati si inceppa di colpo. La parola ‘camorra’ è un pugno che li fa vacillare, che li spinge alle corde, costringendoli a una difesa imbarazzante. Più Daria li incalza, più i due si chiudono a riccio e la lepidezza che fino a qualche minuto prima avevamo apprezzato in Ciro diventa omertà, e di quella pesante. “Cosa ne pensi della camorra?” chiede Daria a Ciro. “In che senso, la camorra?” tergiversa lui, che poi aggiunge che la camorra gli è indifferente e che non gli interessa perché alla fine io vado a lavorare mica penso alla camorra. I due miracolati non hanno amici nella camorra, non conoscono nessuno che ne fa parte, e poi la camorra non cerca i giovani, non esiste che la camorra bussi alla porta di casa tua, che ti arruoli in strada, o mentre sei seduto al tavolino di un bar con i tuoi amici. La camorra uno se la va a cercare, garantiscono i due miracolati. E poi la cosa non li riguarda: loro sono di Napoli mica di Castel Volturno. Come se a Napoli la camorra fosse una leggenda metropolitana o un’anomalia stravagante, tipo il vudù o i manghi in Alaska. E Daria incalza ancora e ha la pessima idea di rievocare la mattanza di Castel Volturno, un’orgia di fuoco da 130 proiettili per far scempio di sei africani. E i due che rispondono? Che s’è fatta più tragedia perchè c’erano di mezzo i neri, ma se ammazzati erano i bianchi, non se ne parlava nemmeno. A questo punto dell’intervista, non so quanto avrei pagato per vedere la faccia di Roberto Saviano. Meno di un mese fa scrisse:
Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L’alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla
Purtroppo per Saviano, anche le star del suo film sono il resto. E le loro ultime risposte, quanto di più barbarico potessimo aspettarci.
© Lorenzo Cairoli





Trovo che purtroppo l’intervista abbia mostrato una situazione esemplare. E molto triste.
Forse la Bignardi è stata un po’ insistente, ma vorrei capire in che senso parli di autogol suo (comprendo meglio quando poi scrivi che è di tutti..).
Penso che i due ragazzi avrebbero dovuto aspettarsi domande del genere, magari hanno già sostenuto altre interviste in cui venivano poste (non lo so).
Per cui, a maggior ragione subentra il senso di sconfitta in confronto alle parole di Saviano che in maniera attinente riporti (la Bignardi ha semplicemente fatto da catalizzatrice).
Scritto da Spettatore di provincia, il 12 ottobre, 2008 at 20:53
Si certo, Daria ha fatto da catalizzatrice, l’autogol invece è della redazione – e dunque anche suo. Per avere un’intervista così, con delle risposte così, in aperta e clamorosa contraddizione con Saviano e la sua denuncia a Gomorra era meglio lasciarli a casa. Per sapere che Ciro Petrone sogna un film natalizio e che Marco Macor vorrebbe diventare come De Niro, ci siamo dovuti sorbire uno scoraggiante spot sull’omertà lungo quasi nove minuti
Scritto da lorenzo cairoli, il 13 ottobre, 2008 at 08:33
Grazie per il chiarimento.
Dal punto di vista redazionale, diciamo del programma in sé, in effetti ritengo sia come tu dici.
Forse tuttavia l’intervista è risultata altrimenti significativa (se del resto ce ne fosse stato bisogno…).
Scritto da Spettatore di provincia, il 14 ottobre, 2008 at 16:28