Viaggio alle origini di uno scandalo globale

Il ‘Washington Post’ che quando c’è da fare giornalismo investigativo non è secondo a nessuno va alle radici dello scandalo melamina per capire come è nato e come ha fatto a diffondersi in modo così devastante. L’epicentro di questa vergogna globale è la provincia di Hebei, l’Iowa cinese. Cina rurale, dunque, in cui si coltivano cereali, mais, miglio e sorgo ma anche cotone, soia, sesamo e arachidi. Una regione con una capitale tra le più inquinate di tutto il continente asiatico, ma ricca, con un tasso di disoccupazione fra i più bassi del paese. A parte le contee a nord-est dove i contadini sono poveri e affamati. A questi contadini in ambasce le aziende chimiche corrono in aiuto inviando loro rappresentanti senza scrupoli con prodigiose ‘proteine in polvere’. Ma non sono proteine, è melamina: viene venduta in buste da venti chili. E’ inodore, insapore, bianca come talco. Non è a buon mercato visto che un chilo costa più di due dollari ma diluita nel latte, soprattutto in latte annacquato fa miracoli. Quel latte poverissimo diventa subito latte d’alta qualità, nutriente, commerciabile, e cosa più importante, in grado di superare i test del Ministero dell’Agricoltura. Ai contadini viene assicurato che il prodotto è innocuo e così tutti i caseifici della provincia acquistano partite di melamina e cominciano a ‘correggere’ il loro latte. E dopo il latte, le prodigiose proteine in polvere rafforzano foraggi e mangimi per animali, così la melamina non intossica solo prodotti caseari ma anche uova, pollame, carne bovina, gamberi, pesce. Lo scandalo viene insabbiato per anni, anche quando cominciano ad ammalarsi migliaia di bambini. Sono a rischio i posti di lavoro di tanti funzionari corrotti, ma soprattutto ci sono le Olimpiadi e le autorità di Pechino non vogliono scandali. A settembre però, Pechino non può più nascondere l’evidenza. Quattro neonati morti, 54.000mila neonati intossicati. Una piaga biblica che fa il giro del mondo.
L’industria chimica in Cina decolla solo alla fine degli anni novanta, ma le sue aziende non perdono tempo. Avide, ciniche, spietate, sfruttano da subito le emergenze e l’ignoranza dei contadini del nord-est e non si limitano ad adulterare con la melamina. Quando il Governo cinese intensifica i controlli scopre che che molte aziende alimentari hanno utilizzato tinture tossiche, paraffina, olii minerali derivati dalla lavorazione del petrolio e altri prodotti chimici per conservare frutti di mare e sottaceti…
© Lorenzo Cairoli





ho i brividi…
Scritto da giulia, il 10 novembre, 2008 at 16:12
Raccapricciante
Scritto da Jessica, il 11 novembre, 2008 at 15:19