Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

19 gennaio 2009

Calixthe Beyala – Come cucinarsi il lettore all’africana

Ho un post-it in mezzo al mio moleskine coi nomi di cinque scrittori, nel caso all’Accademia Svedese non sapessero che pesci pigliare. Sono i miei cinque papabili per il Nobel del 2009: il galiziano Rivas, il belga Claus, il serboamericano Charles Simic, il canadese Courtemanche e la camerunese Calixthe Beyala. Il mio incantamento per la Beyala, i miei lettori di vecchia data lo conoscono bene; non ho mai recensito un suo libro, ma non perdo occasione per citarla, specie quando ‘cucino’ l’Africa. Molti credono che questo incantamento l’abbia ereditato dalla madre camerunese delle mie figlie più piccole. In verità, benché Paulette conoscesse ogni dettaglio della vita sentimentale di Beyala, soprattutto il suo turbolento amour fou per Drucker, non credo abbia mai letto un suo libro

Calixthe Beyala cominciò ad essere letta anche in Italia con ‘Come cucinarsi il marito all’africana’ un piccolo libro, edito da una piccola casa editrice – la Epoché – che sembrò riproporre la formula di ‘Come l’acqua per il cioccolato’ di Laura Esquivel – una ricetta alla fine di ogni capitolo del romanzo e il cibo a fare da ossatura a una storia esotica e di incandescente sensualità – con l’Africa in luogo del Centro America. Il libro, grazie a un efficace passaparola, si sottrasse presto all’invisibilità del sottobosco della mini-editoria, si conquistò una nicchia di lettori appassionati – quel genere di lettori un po’ fanatici che pur di convertirti alla lettura dei loro beniamini ricorrerebbero a tecniche di persuasione degne di ’scientology’ – e tre o quattro recensioni non banali che garantirono al libro un’insperata vetrina mediatica. In fondo, Beyala aveva tutto per sfondare anche da noi. Nera, afrofrancese, quarantanne fascinosa e navigata – pensate a una Angela Bassett di Belleville – femminista polemica e battagliera, attivista contro l’Aids e ogni forma di discriminazione, scrittrice di talento e paladina della francofonia, con qualche piccolo scheletro nell’armadio – un paio di cause per plagio – relazioni extraconiugali da prima pagina, la sua liason dangerous con il popolarissimo presentatore Michel Drucker raccontata poi in un romanzo a mo’ di vendetta postuma. Una vita, quella di Beyala, che sembra sceneggiata da Alice Walker; un’infanzia e un’adolescenza in una bidonville del Camerun, poi la scoperta della Francia e la sua affermazione come scrittrice e personaggio pubblico. Beyala è stata capace di scrivere 19 libri in 21 anni, riuscendo a tenere sempre alto il valore letterario delle sue opere. Le invidiano la polifonia dei suoi dialoghi – pochi scrittori, e non solo francesi e francofoni, hanno il dono del dialogo brillante di Beyala, crudo e tagliente a volte, altre pirotecnico e travolgente. Altri le invidiano la sua capacità di raccontare con un’esattezza quasi scientifica il punto di vista della donna africana perennemente in bilico tra le tradizioni degli antenati e la necessità di integrarsi nei nuovi modelli della società occidentale. Altri le riconoscono il merito di aver contribuito allo smantellamento di tutti quegli stereotipi maschili o femminili, bianchi o neri, che generano in Francia violenza quotidiana. Se siete in cerca di un paio di libri per il prossimo fine settimana, ‘Selvaggi Amori’ e ‘Gli onori perduti’ sono perfetti. Soprattutto il primo che racconta Belleville, il quartiere parigino dove ha casa anche Daniel Pennac, che la penna della Beyala trasforma in un’esuberante e speziatissima enclave d’Africa nel cuore di Parigi

© Lorenzo Cairoli

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