“Possiamo farcela col tuo stipendio?”. “Small potatoes”. Ti adoro, Kaurismaki

Nei giorni scorsi, una bronchite trascurata ha rischiato di deflagrare in polmonite. Avevo 40 e rotti di febbre, tremavo come Violetta Valéry, appena mettevo piede fuori casa le gambe mi cedevano e vomitavo. Devo ringraziare i miei vicini egiziani che mi hanno rimesso in forze con grandi tazze di camomilla e abbondanti porzioni di pesce gatto. Per tre giorni la tosse mi ha procurato atroci dolori al petto, come se qualcuno me lo avesse trafitto con la punta di una baionetta. Per tre giorni non ho dormito, non sono riuscito a leggere, radio e pc mi davano noia. Quando pian piano ho recuperato le forze, mi son messo davanti al computer a guardare i primi film di Kaurismaki. Ho rivisto ‘Juha’, ‘Ombre nel Paradiso’, ‘Calamari Union’ e quello strepitoso film-concerto che è ‘Total Balalaika Show’ con i Leningrad Cowboys e l’Orchestra dell’Armata Rossa.
Il più bello dei quattro è ‘Juha’, un piccolo capolavoro, sempre che la parola capolavoro abbia ancora un senso. Per tutta la durata del film è come se Kaurismaki fosse davanti a te e ti dicesse: ’scommettiamo che sono capace di girare un film muto come quelli di Chaplin e di Lang, scommettiamo che in 72 minuti non ti faccio sbadigliare una sola volta, che ti faccio passare la voglia di distrarti, di guardare l’ora su quel cazzo di cellulare che ancora non hai imparato a spegnere quando cominciano a scorrere i titoli di testa, di alzarti come uno zombie e andare in cucina a bere un caffè di cui non hai nessunissimo bisogno, scommettiamo che ti inchiodo alla poltrona anche se la trama del mio film ha l’esilità dello stelo di un fiore?’ Chi vince la scommessa? Lui, e a mani basse. Gli attori sembrano usciti davvero da un film di Lang e il bianco e nero di Timo Salminen è da leccarsi le pupille.

‘Ombre del Paradiso’ è un ‘Luci della sera’ con un romantico un po’ meno scemo e due perdenti che nel finale vivaddio si riscattano. Memorabile lo scarno e folgorante scambio di battute finali tra Kati Outinen e Matti Pellonpää. Lui la raggiunge nel negozio d’abbigliamento dove lavora come commessa e cerca di convincerla ad abbandonare tutto e a fuggire con lui.
“Possiamo farcela col tuo stipendio?” -domanda la Outinen
“Small potatoes” – risponde serio Pellonpää
“Va bene. Dove andiamo?”
Mitici. Orson Welles sarebbe saltato in piedi sulla poltrona, avrebbe urlato ‘Rosabella’ e avrebbe baciato Kaurismaki in mezzo alla fronte.
‘Calamari Union’ è il film manifesto del Kaurismaki demenziale, quello dei due Leningrad Cowboys, per capirci. E’ la storia di 18 amici, a cui lo sceneggiatore Kaurismaki dà a tutti e 18 lo stesso nome: Frank. Immaginatevi le buffe conseguenze, la sbornia di equivoci, il caos. I 18 devono attraversare Helsinki alla ricerca del ricco quartiere di Eira, il film sembra una parodia etilica dell’Anabasi di Senofonte. Si muore senza ragione in un fast food, accoltellati in un parrucchiere per signore, si viene arrestati per aver osato chiedere un mutuo troppo alto, c’è chi entra nei locali a bordo di una Vespa, chi imita il monologante De Niro di Taxi driver, chi ruba nei supermercati, chi dorme dentro ai tombini o sugli alberi come il barone rampante di Calvino, gli analisti invitano i loro pazienti a suicidarsi, le serenate le fanno i portieri d’albergo con l’ukulele e quando i 18 Frank salgono sul palco è rock, e della miglior specie.
‘Total Balalaika Show’ va invece regalato a tutti quelli che pensano ai Leningrad Cowboys come a dei fenomeni da baraccone. Nella piazza della Tuomiokirkko affollata da settantamila persone, Kaurismaki e la sua band danno vita a un concerto indimenticabile, geniale, bellissimo, kitsch ed esilarante alle lacrime. Pancho Villa e Stalin, i trattori della Zetor e le balalaike, l’Armata Rossa al gran completo e la più bella cattedrale luterana di Finlandia, Oci Ciornie e Happy Together dei Turtles, Kalinka e Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd, una cover di Knockin’ on Heaven’s Door da brivido e Gimme All Your Lovin, già formidabile cantata dagli ZZ Top ma che nella versione/reinvenzione dei Leningrad Cowboys è da leggenda del rock.
© Lorenzo Cairoli





Attendo ansimante la decurtisiana stroncatura “a priori” del Gramellini…
Scritto da Flavio, il 19 gennaio, 2009 at 23:43
Grande! Concordo su Juha! Lo vidi al cinema quando uscì, e ancora ricordo, in maniera quasi materica, le bellissime sensazioni che mi regalò e che mi sto portando dietro da allora.
Scritto da Spettatore di provincia, il 23 gennaio, 2009 at 11:31