Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

21 maggio 2009

Mai fare i conti senza la cacca dell’ippopotamo

La tragedia dei grandi laghi africani è nota da tempo ma al mondo la cosa non sembra interessare granché. Il mondo con le tragedie dell’Africa ricorda in fotocopia l’Italia succube di Berlusconi, che non riesce più a scandalizzarsi delle sue menzogne, che non sa più distinguere la (presunta) simpatia del suo premier dalle figure di merda in campo diplomatico che ormai colleziona in quantità industriale, che continua a votarlo, a prescindere. Ma il mondo farebbe bene ad aprire gli occhi perchè i grandi laghi africani dal ‘diventeranno’ profetizzato per anni, sono infine diventati dei macabri ecomostri, delle gigantesche piscine nelle cui acque galleggia di tutto fuorché la vita. Tempo fa vi raccontai l’agonia del Lago Vittoria, condannato a morte negli anni cinquanta da un criminale esperimento scientifico. Col miraggio di aumentare gli introiti della pesca, qualcuno introdusse nelle sue acque il Persico del Nilo. La pesca per un po’ aumentò, ma il nuovo arrivato si rivelò un predatore implacabile capace di far estinguere i ciclidi endemici in pochissimo tempo e di produrre devastazioni incalcolabili nell’ecosistema del lago. Hubert Sauper ne ha raccontato la storia in un film terribile, ‘L’incubo di Darwin’. Il Lago Eduardo è un altro dei grandi laghi africani. È posizionato nella Rift Valley, sul confine tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, la sua costa settentrionale è a pochi chilometri dall’equatore. I suoi abitanti hanno sempre campato di pesca ma adesso è più facile guarire dall’Aids che non pescare un pesce in questo lago impazzito. I killer del suo ecosistema sono state le faide tra hutu ruandesi e miliziani del Pareco (Coalition of Congolese Patriotic Resistance). Gli hutu massacravano gli elefanti: si cibavano delle loro carni e lucravano sul loro avorio. Quando hanno iniziato a estinguersi, li hanno sostituiti con pesci gatto e tilapie, affamando le popolazioni costiere. Dall’altra parte del lago, i miliziani di Pareco massacravano gli ippopotami: vendevano i denti e si cibavano delle carni. Nel 1970 gli ippopotami erano quasi trentamila, oggi non arrivano a duecento. Ma la loro strage ha avuto un effetto imprevisto:

The killings have had an unanticipated side effect. A hippo’s defecation feeds the plankton that feed the larvae that become the fish on which the villagers rely. A single pachyderm’s 60 pounds of daily dung delivers a gargantuan bacterial feast; now, even isolated killings of the animals wreak havoc on the fragile geometry of the lake ecosystem. There is a further complication. Waves of Congolese refugees have been settling nearby since 2005. At night, they pour onto the lake in numbers far greater than the village’s official cap of 400 boats, sometimes in stolen pirogues. They use forbidden nets to clear the leftover life from the lake

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