Marziani a Noceto e a pochi metri dalla regione Lazio

Lo decisero 13 anni fa. Quasi un passa parola, famiglia dopo famiglia, casa dopo casa. E così una sera, in quel borgo alle porte di Parma, improvvisamente tutti spensero la Tv. Centinaia, migliaia di televisori oscurati, muti, quasi partecipi dell’immenso dolore di una comunità.
Sembra l’incipit di un racconto di Stefano Benni o di Gianni Rodari e invece è una storia vera che Stefania Parmeggiani racconta in maniera incantevole. La storia di Noceto, il paese che ha spento la tivù, atterra oggi su ‘Repubblica come un’astronave aliena. Un’oasi felice, in mezzo all’orrore e all’infamia dei migranti riportati in Libia, alla rabbia degli abruzzesi che si vedono rifilare un decreto burla che li costringerà davvero a mangiare Kit Kat nelle roulotte – dove sono adesso quelli che si indignavano per le vignette di Vauro? cosa farà rivoltare di più le vittime nelle loro tombe? la matita di Vauro o la menzogna delle new-town? le cubature nei cimiteri o lo Stato che non rinuncia a esigere l’Iva al 20% da quegli sventurati che si faranno carico della ricostruzione? Leggere i giornali in questi giorni è un compito ingrato e dovunque ti cade l’occhio, è un tuffo al cuore. I disastrosi primi cento giorni di Alitalia altrove farebbero vacillare un governo, qui vengono ignorati come fossero una faida tribale tra agricoltori e allevatori del Niger. Il nostro giornalismo è al capolinea, come scrive bene Leonardo. La puntata di ‘Porta a Porta’ con Berlusconi e De Bortoli sembrava preparata apposta per confermare i dati di Freedom House che ha retrocesso l’Italia nella fascia dei paesi parzialmente liberi. Giornalisticamente parlando siamo sempre più vicini al Ruanda di Paul Kagame, un altro come Berlusconi che usa le donne in politica come specchietto per allodole e che non concede nessuna libertà di stampa, pena il carcere duro o l’esilio. Da noi al carcere duro si preferiscono gli editti bulgari, ma con Berlusconi e la Lega al potere c’è da aspettarsi di tutto: vedi Rosa Parks sui Navigli. In questo panorama angosciante – e non ho parlato di Noemi – la storia di Noceto è la magnifica anomalia di questo sabato 9 maggio. Dodicimila persone che spengono la tivù nel paese che proprio grazie alla tivù Berlusconi è riuscito a espugnare. Quanto di più eversivo si possa fare oggi in Italia. Dodicimila persone capaci di reagire a un dramma che ha sconvolto un’intera comunità trasformando l’oscuramento dei televisori in un formidabile progetto educativo. Quando le belle idee si sposano alle belle persone nascono miracoli come quelli di Noceto.
Io ne ho visto uno simile venerdì, a Roma. Questa, la storia. 10 famiglie senza casa, disperate, che non sanno dove sbattere la testa individuano grazie ad Action due stabili sequestrati a una Immobiliare, a via delle Sette Chiese, a due passi dalla trafficatissima via Cristoforo Colombo e col Palazzo della regione Lazio che campeggia sullo sfondo. Uno stabile è di 200metri quadrati, l’altro di 86, edificati in un’aerea verde di circa 300 metri quadrati. L’Immobiliaria – la Daunia s.r.l. – aveva costruito in spregio a qualsiasi regola: nessuna concessione edilizia, nessuna abitabilità dei locali, aumenti di cubature abusivi. A sequestro avvenuto, aveva cercato persino di violare i sigilli. Le dieci famiglie occupano. All’inizio, mille problemi. Niente luce, l’acqua mancherà per più di un anno, la minaccia dello sgombero li assillerà quotidianamente. Ma le famiglie stringono i denti, trasformano quell’area sequestrata in una piccola arcadia e due di loro, Mauro e Valentina, una giovane coppia di ingegneri, pensa che in quell’arcadia possa nascere un bel esempio di abitare sostenibile. Fondano una cooperativa, stringono sinergie con il Dipartimento di Ingegneria Elettrica all’Università ‘La Sapienza di Roma’, col Dipartimento Studi urbani universitari di Roma3, col Consorzio Città dell’Altraeconomia, sperimentano il recupero dell’acqua piovana per gli scarichi dei bagni, per lavare i pavimenti, per innaffiare il giardino, lavorano a installazioni di collettori solari, di sistemi fotovoltaici, di serre solari, di sistemi di fitodepurazione, al riciclo di rifiuti organici. Gli stabili sequestrati, chiusi per anni in attesa che l’Immobiliaria risanasse le sue pendenze col Comune, e che pian piano andavano deteriorandosi, sono rinati grazie a un pugno di occupanti che ha trasformato un’emergenza abitativa in una splendida sfida. E che adesso promuove corsi di bioedilizia, bioarchitettura, installazione e manutenzione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Dei bellissimi marziani, insomma. Come gli abitanti di Noceto.




