Il quotidiano ‘L’Arena’, i bonghi disobbedienti di Piazza Dante e l’allure sudamericano della polizia di Verona
Ci sono chitarristi che per allietare le feste sarde di Berlusconi volano a sbafo sugli aerei dell’aeronautica militare e ci sono chitarristi che se solo provano a strimpellare il loro strumento vengono malmenati da funzionari della polizia e se qualche amico ha la malaugurata idea di fare da paciere o di chiedere spiegazioni, viene preso a manganellate e portato a forza in Questura. E tutto questo dove? Nella solita Teheran? Dove, come ci ha insegnato prima la Satrapi e poi Bahman Ghobadi gli ayatollah non amano la musica dei loro giovani e ingaggiano ferocissime crociate anti-rock? Magari. Avviene purtroppo a Verona da quando il sindaco Tosi, ayatollah pure lui, solo di fede leghista, ha deciso che in piazza Erbe si può bere al chiaro di luna fino alle due, a piazza Dante invece, che è una piazza praticamente contigua all’altra (e a differenza dell’altra, disabitata), alle ventidue tutto deve tacere. Sennò, giù botte. Un provvedimento che rientra in quel famigerato pacchetto sicurezza che ha generato mostri come le ronde, i respingimenti in mare, i medici delatori e che da mesi sta cercando di conferire alle nostre città un allure sudamericano, aumentando la presenza dei militari nei centri storici. Quello che è successo giovedi sera a Verona è di una gravità inaudita. E’ grave che i media nazionali abbiano preso il fatto sottogamba. E’ gravissimo invece il modo in cui ‘L’Arena’, il quotidiano di Verona, si è accostato alla notizia, scrivendo dei disordini di piazza Dante quasi controvoglia, quasi col timore di urtare la suscettibilità di qualcuno molto influente, con un approccio all’evento molle, svogliato, asettico, come se si trattasse della solita rissa da stadio o tra ubriachi all’uscita da un pub. E soprattutto la cosa che indigna nell’articolo dell”Arena’ è l’assenza di indignazione da parte di chi l’ha scritto. Per due bonghi disobbedienti e l’anarchia di un chitarrista si sono scomodati il vicecomandante della polizia municipale Lorenzo Sgrella, agenti della Digos, vigili, carabinieri, poliziotti – mancavano solo la finanza, i vigili del fuoco e le frecce tricolori, poi a Piazza Dante c’erano tutti. E quando il giovane chitarrista ha opposto resistenza passiva e intorno a lui gli amici hanno fatto cordone, dal nulla è spuntata la celere, in assetto antisommossa, con i caschi in testa e i manganelli in libertà. Che per i veronesi deve essere la cosa più naturale di questo mondo, vien da pensare leggendo l’articolo dell’Arena. Tranne quando un giovane viene pestato a morte per una sigaretta. Allora, la città diventa sorda, le forze dell’ordine improvvisamente latitanti e le vie del centro sicure come un giocattolo cinese. I celerini hanno disaccordato i disobbedienti a suon di manganelli e ne han portati via due di loro che in piazza c’erano andati senza bonghi, ma che hanno avuto il torto di protestare. I due sono stati restituiti agli amici che avevano improvvisato un corteo fin sotto il cancello della Questura solo alle due e mezza di notte: uno dei due verrà accompagnato al pronto soccorso con un sopracciglio tumefatto, lividi vari ed escoriazioni sulla schiena e sulle braccia. Che per i veronesi deve essere la cosa più naturale di questo mondo, vien da pensare leggendo l’articolo dell’Arena, se nessuno, per primo il giornalista che ha scritto il pezzo, sente la necessità di sottolineare l’anomalia del fatto, di denunciare l’abuso di potere sfacciato di una macchina politica che intimorisce e che trasforma una delle più belle città italiane in un’enclave sull’Adige dell’Argentina di Videla, di indignarsi per la violenza inaudita di cui sono stati oggetto due ragazzi che in piazza c’erano andati solo come spettatori, senza strumenti, per viversi la piazza e la città come dovrebbe essere loro diritto. Ho usato il condizionale perchè ormai, come ripeteva anche ieri sera a ‘Report’ l’urbanista Salzano: “Da bene la città diventa merce. Noi cittadini diventiamo clienti, chi può spendere è cittadino chi non può spendere è espulso”. Viene espulso e mandato al pronto soccorso anche chi dissente con chi bonifica la città dai cittadini, chi si oppone a ordinanze assurde, a divieti restrittivi, a un modus operandi in materia di sicurezza, iniquo e fascista. Ecco, tutto questo, cari colleghi dell”Arena’, non meritava un po’ più di indignazione o a voi questa Verona abitata da soli clienti, piace così?
Per saperne di più:
Sul web, Piazza Dante quella sera la raccontano così
Sul web, Piazza Dante quella sera la raccontano così
Sit-in a Piazza Dante





é una vergogna! Cosa c’è di più bello e sano, in questa verona razzista, di sentire dei giovani uniti dalla musica? Il problema, credo, è che essendo giovani non “consumano” ai costosi bar della piazza.
Una mamma non giovanissima ma che è convinta che i nostri figli saranno migliori di noi.
Scritto da rita, il 20 giugno, 2009 at 15:50
ragazzi penso sia meglio costruire un futuro di colori e suoni…. io suono con il mio bongo e ho questa passione.. venite in piazza +numerosi possibili con i vostri bonghi!!!!!!!!!!!!
Scritto da max, il 27 luglio, 2009 at 12:09