Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

29 luglio 2009

Roma, le piscine della vergogna

Visto che nel post su via Achille Tedeschi si è parlato e ironizzato sullo scandalo piscine e sui mondiali di nuoto a Roma, qualche precisazione. A Roma in queste ore sta succedendo quello che un anno fa successe a Pechino: in fotocopia. Atleti fenomenali cancellano in vasca le nequizie di politici mediocri, corrotti e crudeli. Phelps e Bolt con le loro imprese aliene salvarono le Olimpiadi pechinesi della cricca di Hu Jintao oscurando a suon di primati il sangue di Lhasa, facendo dimenticare al mondo che in altri tempi questa Olimpiade sarebbe stata boicottata, facendo dimenticare l’aria mefitica e l’acqua cancerogena di Pechino, le contraffazioni e le fregature in cui i cinesi sono virtuosi, i loro giocattoli assassini, i loro farmaci adulterati, i loro ravioli scaduti da anni e appestati di malachite verde, l’indecente playback della cerimonia, le clamorose contestazioni alla torcia, l’abominio quotidiano delle violazioni dei diritti umani, la pena di morte più che mai in vigore in questo paese, l’implacabile censura di Internet, la finta disponibilità delle autorità cinesi ad accettare critiche (e ad arrestare invece chi cadeva nella trappola dei parchi della ‘libertà d’espressione’). Un anno dopo ai mondiali di nuoto di Roma, il crucco Biedermann spolpa il cannibale Phelps, la Filippi vince un oro con una gara di sontuoso acume tattico, la Pellegrini macina record come una rediviva Shane Gould, con la stessa irrisoria facilità con cui vostra madre sbuccerebbe una mela. L’euforia di queste imprese cancella la vergogna del decreto salvapiscine, una delle porcate dell’ultimo Berlusconi. “Un diluvio di iniziative private con agevolazioni pubbliche. Un piastrellamento azzurro sul pavimento di una città che già ora, vista dall’alto, quasi fa concorrenza a Los Angeles. I Mondiali sono un alibi, troppe opere non saranno finite in tempo. Ma resteranno dopo, per soddisfare una domanda a cui già rispondono duecento piscine. Come è stato possibile?” – si chiedeva ad aprile ‘Repubblica’

Domenica, proprio quando la Pellegrini ha fatto l’impresa nei 400 sono andato a curiosare l’impianto natatorio di Pietralata, a via del Tufo, alle spalle dell’ospedale Pertini e di via Monti Tiburtini. Il polo natatorio doveva essere pronto entro giugno, data ultima per eseguire il necessario collaudo e consegnare quindi agli atleti dei Mondiali di Nuoto a luglio, una struttura efficiente e degna di tale manifestazione. Ecco, la struttura efficiente e degna di tale manifestazione

La struttura è deserta, quel ‘Rome 2009′ scritto in grande evidenza sa di beffa colossale, in compenso i vigilantes appena ti vedono avvicinarti con una macchina fotografica cominciano ad andare in fibrillazione. Li vedi nervosi, li vedi discutere tra loro su quale strategia seguire, poi cominciano a puntarti come dei barracuda e seguire ogni mossa che fai. E’ la sindrome ‘Striscia la notizia’. Appena scatti una foto, piombano nel panico. Se gli domandi qualcosa o non ti rispondono o ti chiedono di rivolgerti al responsabile. Il responsabile ha tutta l’aria di essere una leggenda metropolitana, una via di mezzo tra Bansky ed Elio Letizia.

Ecco il capolavoro di Calatrava. Un passaggio segreto per arrivare alle piscine, uno scorciatoia ‘country’ nella Roma più verace, la scorciatoia con uso di colore locale che in strutture efficienti e degne di tali manifestazioni non manca mai. L’unica nota stonata, il cane isterico. La delegazione della nazionale coreana si è offerta di mangiarlo dopo la cerimonia di chiusura dei mondiali

Domenica la piscina era vuota: a parte una dozzina di persone che sguazzavano chiassosamente nella piscina. Di sicuro non erano atleti che si stavano allenando. In mezz’ora ho visto entrare tre ragazze rumene con le schiene ustionate – spalmate di crema solare sembravano 180 chili di cocktail di scampi in topless, dei vicini e i vigilantes. Che si sono fatti una domenica in piscina, alla faccia di tutti noi. Ah! Notare il colpo d’occhio dalle piscine sui cantieri: di un crudo neorealismo. Come spiare una favelas da una suite dello Sheraton.

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Un Commento a “Roma, le piscine della vergogna”

  1. Sono passato oggi e devo essere stato fortunato in quanto ho incotrato il fantomatico “responsabile” che mi ha informato che la struttura al momento è chiusa per lavori affidati a una ditta appaltatrice…e meno male che l’avevano inaugurata mah.
    I lavori dovrebbero finire entro due mesi…staremo a vedere
    Saluti Roberto

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