Khamenei: cappio ai falchi, ripensamenti sulla linea dura e islamizzazione delle Università – Highlights da Teheran

La platea di Venezia palpita, piange, si commuove, per un istant movie che racconta i sogni infranti dell’Onda Verde iraniana. Il film firmato da una delle figlie del regista Mohsen Makhmalbaf offre un assist per parlare di quello che succede in questi giorni in Iran, ma di quello che succede per davvero, senza farsi depistare o prendere in giro da certe trovate del regime come le finte e provocatorie aperture a Obama (a cui ha abboccato tutta la stampa italiana) o la nomina di Marzieh Vahid Dastjerdi, prima donna ministro della Repubblica Islamica, che ricorda le ministre di Kagame in Ruanda, uno cinico specchietto per allodole per far dimenticare al mondo intero le palate di teschi che ancora giacciono nei cassetti del suo presidente.
I registi della repressione, i fautori della linea dura, in questo momento sono alle corde. In nome della legalità, hanno commesso o hanno permesso che si commettessero troppe atrocità che neppure il regime riesce più a coprire. L’esempio più clamoroso è stata la rimozione di Saeed Mortazavi, il famigerato procuratore generale del tribunale rivoluzionario di Teheran; è stato rimosso da Hojjatoleslam Sadegh Larijani, il nuovo capo della magistratura e nominato vice procuratore generale del paese. Un nuovo incarico che ha il sapore di una promozione ma che invece, come fa notare il premio Nobel Shirin Ebadi, è da interpretare come la bocciatura di una strategia che ha fatto perdere legittimità al governo agli occhi del popolo iraniano.
Adesso, a Teheran, non si parla più di cospirazione straniera. Il numero dei giornalisti e dei riformisti detenuti in carcere è diminuito sensibilmente. Dopo l’assassinio del giovane Mohsen Rouholamini si è indagato su molti crimini commessi nelle carceri iraniane durante la repressione – come può tollerare un paese come l’Iran la cui Sharia infligge pene esemplari a sodomiti e stupratori, gli stupri e gli abusi bestiali commessi in carcere contro i manifestanti dell’Onda Verde?
Un altro segnale di come Khamenei abbia sfiduciato la linea dura è stata la nomina dell’ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, l’ex capo della magistratura, ai vertici del consiglio dei Guardiani, primo passo per allontare dal consiglio l’ultraconservatore Jannati, fedelissimo di Ahmadinejad.
Khamanei preferirebbe contrastare il dissenso nel suo paese anziché con torture da Santa Inquizione con strategie più soft, ma non per questo meno efficaci. Il mio amico Reza che è tornato sabato dall’Iran mi ha segnalato che è in atto un’islamizzazione nelle Università. Khamenei pochi giorni fa ha denunciato che più del 65% degli studenti iraniani è iscritto a facoltà di scienze politiche e sociali e si è lamentato dell’influenza del pensiero occidentale sul sistema educativo iraniano. I campus universitari continuano ad essere considerati focolai di attività anti-governative – come da noi, a Roma, le occupazioni. Khamenei ha preteso che vengano rivisti e corretti i piani di studio. Ci sono state altre epurazioni nelle università: sospesi o espulsi gli studenti e i professori scomodi. E sulle università grava sempre lo spettro di una chiusura a tempo indeterminato.
Ma quello che Khamenei e i falchi della linea dura hanno capito è che il movimento verde è un grande contenitore che non si può liquidare con un’etichetta – movimento studentesco, sindacati, attivismo femminista – ma in cui confluiscono altre forme di dissenso. E che non è nato perché un giorno Moussavi e Mehdi Karroubi hanno osato sfidare Ahmadinejad, esisteva già prima di loro, a prescindere dal loro carisma, esisteva prima delle elezioni, senza questo nome, senza il verde a identificarlo, ma già un movimento che raccoglieva le esigenze del popolo iraniano accumulate a partire dalla Rivoluzione del 1979, e in particolare negli ultimi catastrofici quattro anni, esigenze di una miglior qualità della vita, di coesione sociale e di libertà – politica, di stampa, dei diritti delle donne. Il regime può soffocare la protesta degli studenti, può mettere il bavaglio ai sindacati, può zittire col carcere il coraggio della dissidenza femminile, ma di fronte a un contenitore in cui sfrigola una rabbia così policroma, reprimere, soffocare, ridurre al silenzio, è un’impresa quasi impossibile.
Consideriamo anche che il 70% della popolazione iraniana è sotto i 35 anni e che il tasso d’istruzione nei giovani è altissimo e che la leadership dei verdi è composta da persone che fino a pochi mesi fa erano considerati eroi del paese, per le loro benemeranze maturate nel lungo e sanguinoso conflitto con l’Iraq. Ora invece, sono alla sbarra. Pur con tutta la propaganda del regime e le accuse costruite ad arte, come si fa a convincere la gente che uomini come Mousavi, Karroubi, Khatami, e tanti altri come loro che sono stati rinchiusi, siano in qualche modo marionette al soldo di superpotenze straniere o nemici di un paese che hanno sempre servito a costo della loro stessa vita?
© Lorenzo Cairoli





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Scritto da Neda of Iran! The Voice of Iran Speaks Today in the Streets » Khamenei: Cappio Ai Falchi, Ripensamenti Sulla Linea Dura E Islamizzazione Delle UniversitÀ – Highlights A Teheran, il 1 ottobre, 2009 at 15:05