Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

26 ottobre 2009

Il kamikaze Marrazzo

Ecco l’ultima perla che il caso Marrazzo ci regala. Dunque apprendiamo che il nostro beneamato premier aveva saputo del video, del ricatto, eccetera. Da ottimo consulente di cose giudiziarie e private, aveva detto a Marrazzo: “I miei giornali non la pubblicheranno. Tu vai a Milano, e ricomprati il video”. Il piano non si è chiuso solo perché il solito magistrato rompiscatole si è attenuto a principi desueti come il rispetto della legge e l’obbligatorietà dell’opposizione. Ancora una volta c’è da stupirsi di come i giornali riportano con un tono apparentemente bonario e senza nessun commento questa notizia. Così scopriamo che due autorità pubbliche, un presidente di regione e un presidente del Consiglio, di fronte ad un ricatto, non sono nemmeno sfiorati dall’idea di rivolgersi alle autorità giudiziarie, a un magistrato, o a un poliziotto. Non gli passa proprio per la testa.
(Luca Telese, Il Fatto)

Più si va a fondo nello scandalo Marrazzo e più si resta sconcertati. Ad esempio: via Gradoli e soprattutto via Due Ponti. Il Corriere definisce queste vie, così: ‘un dedalo di mini-ap­partamenti, come le casitas sudameri­cane, di «alveari»: un tempo erano abi­tati da immigrati brasiliani e filippini, ora sempre di più da viados che per le loro prestazioni chiedono 1.500 euro a notte’. Verissimo: bordelli multietnici a cielo aperto, luoghi dove la prostituzione si respira, è nell’aria, ti segue come un’ombra, ha la stessa concretezza di un motorino truccato, di un graffito su un muro, di un cane che urina su un palo. Andare a puttane o a trans lì, andarci per anni, andarci addirittura due volte a settimana, sperando poi che nessuno venga a sapere della tua doppia vita è un azzardo demenziale. Non è uno sbaglio, è una roulette russa. Come chi ruba in un supermercato videosorvegliato, convinto di non rischiare nulla. E se davvero Marrazzo ci andava con l’auto blu e se davvero si faceva accompagnare dall’autista, allora nessuna solidarietà. Perché nel tritacarne non c’è finita una vittima, ma un kamikaze.

© Lorenzo Cairoli

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11 Commenti a “Il kamikaze Marrazzo”

  1. Certo che fare l’autista di un politico e’ veramente un mestiere di merda, diciamocelo.

    Dieci all’autista, zero a Marrazzo.

  2. Anche a me il fatto che il Prescritto del Consiglio ad una notizia di
    reato o di possibile reato non allertava chi di dovere, e´subito sembrato perlomeno anomalo. Si é messo l’occhio di bue sul comportamento solidalsamaritano di Papi e viva la solidarietá, ma il suddetto non é anche capo della magistratura ? non e´pubblico ufficiale ? non ha obblighi di reazione se messo dinanzi a parole come ricatto, cocaina, macchine blu usate per scopi non istituzionali ? Per me uno che non denuncia, connive. Mi sembra ci sia poco da sofisticare o cavillare. Oppure sbaglio di grosso ?

  3. ma che piacere dire la propria su marrazzo: ma saranno c… suoi?
    un solo errore, da politico: non sapere gestire ( respingere) un ricatto. ma mettiamoci nei panni suoi e poi vediamo quanti di noi ne sarebbero capaci!!!!!!!

  4. La solita solidarietà tra puttanieri.
    A proposito, io ci metto cinque mesi a guadagnare 5000 euro.

  5. Ah, mi viene in mente un’altra immagine che descrive bene i due puttantour operators. Berlusconi che lampeggia a Marrazzo per avvisarlo dell’autovelox.

  6. @Pietro: guarda che su Marrazzo io non ho detto nulla. Ho scritto solo, e ribadisco, che mi chiedo come mai un pubblico ufficiale avendo avuto notizia di reato non ha avvertito le autoritá competenti. Per me é omissione di atti di ufficio.
    Poi ognuno é libero di giuocare a bucomio bucotuo quanto gli pare.

  7. io non mi scandalizzo sulle affinità sessuali dei politici io mi indigno solo per la loro scarsezza e pochezza di valori morali come la famiglia e il rispetto delle leggi che loro stessi sono tenuti a onorare.

  8. Va poi detto, che ora dopo ora, vengono a galla dettagli di questa vicenda, sempre più scabrosi. Che nulla hanno a che vedere coi gusti sessuali dell’ex-governatore del Lazio. Consiglierei un attenta lettura dell’ultimo editoriale di D’Avanzo: ‘La macchina del fango’. Per capire meglio, il ruolo che ha giocato il premier in tutta questa squallida storia.

    P.S. Oggi sono circolate le foto di un altro trans con cui Marrazzo avrebbe avuto rapporti: China. China, Brendona e Natalì. Ora, se piace il genere, a Roma ci sono trans mozzafiato. Marrazzo, invece, si scopava gli scarti. A colpi da 5000 euro. E poi era quello che difendeva i consumatori. Strana la vita, no?

  9. Kamikaze è un termine inadatto. Errato. Prima di usarlo andare a vedere cosa significa. Anche Marrazzo era un suicida, ma non aveva alcuno dei caratteri che differenziano un idiota autolesionista da un kamikaze. È un uomo malato, psicotico,affetto da sindrome bipolare di tipo compulsito. È l’unica cosa che può spiegare la necessità di condurre due vite parallele fondamentalmente inconciliabili. Non esisteva nessuna possibilità che questa cosa passasse inosservata, al contrario era una roulette russa alimentata da un desiderio di autodistruzione inconscio. Aveva bisogno della sua nemesi per riuscire a dare un senso alla sua vita. Spero per lui che ci riesca e che guarisca.

  10. Cristian @

    Sì, hai ragione, c’è un uso improprio della parola kamikaze, ma siccome quasi tutti lo usano impropriamente il messaggio è arrivato lo stesso. Mi unisco a te nell’augurio finale. Con o senza monastero, spero che ritrovi equilibrio e salute.

  11. “chi e’ cagion del suo mal pianga se stesso”

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