Tutti i segreti di Hugowood, la città del cinema di Chavez

A 18 chilometri da Caracas è nata Cineville, la città del cinema fortemente voluta da Chavez, che tutti in Venezuela hanno ribattezzato ‘Hugowood’. Mac Margolis la visita in esclusiva per ‘Newsweek’ e scrive un reportage impietoso. La descrive come un complesso spettrale e desolante. Canali e piscine senza acqua, atelier di sartorie deserti e polverosi, set abbandonati. Un anno fa, le fiamme di un corto circuito divorarono Hugowood, così adesso sarte, carpentieri, attrezzisti, elettricisti, si sono trasferiti altrove. Persino i produttori hanno affittato i loro uffici lontano dagli studi. La città del cinema di Chavez somiglia a uno dei tanti megalomani progetti del dittatore: prima il fervore nel sognarlo, poi l’annuncio enfatico alla nazione, quindi i cantieri, infine l’oblio. Un modus operandi molto cubano. Mi viene alla mente Erik Orsenna quando rimproverava con severa dolcezza la nomeklatura cubana: “I rivoluzionari sono bravissimi nel cominciare le cose, meno bravi nel continuarle, incapaci a finirle. L’Avana pullula di cantieri all’entrata dei quali torreggia sempre un grande cartello con la scritta ‘Qui edificheremo la più grande scuola dei Caraibi, la sorgerà l’ospedale più all’avanguardia di tutto il Centramerica, lì costruiremo il nuovo istitituto cubano dell’arte e dell’industria cinematografica’, ma alla fine, se gli fai i conti in tasca, vedi solo cantieri e ottimistici cartelloni”. Chavez non fa eccezione.
A Hugowood sono passati Kevin Spacey, Tim Robbins e Danny Glover a cui Chavez ha promesso di finanziare il suo biopic su François-Dominique Toussaint L’Ouverture, il Napoleone Nero che guidò la rivolta degli schiavi di Haiti e della Repubblica Dominicana. Glover, in cambio, ha recitato in un cameo di una delle prime produzioni di Hugowood. Ma i pochi film che escono dalla Cineville di Chavez non seducono i venezuelani. Per farvi capire: il più grande successo di Hugowood è stato ‘Libertador Morales, the Justice Maker’ che ha incassato $200.000 dollari, una sciocchezza in confronto agli 11 milioni di dollari dell”Era Glaciale 3.
A taxi driver hired to take Cinemaville staffers back to work in Guarenas recently marveled at the studio’s portentous façade. “When are you going to start showing movies?” he asked. “This isn’t a movie theater. We make movies here,” replied Silva, who went on to list some of the studio’s titles. The taxi driver hadn’t heard of a single one. For now, at least, Tinseltown is safe.




