Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

29 ottobre 2009

Una storia quasi soltanto mia

Oggi, a Roma, il gruppo Athesis e il CdR del quotidiano l’Arena hanno firmato il taglio di sette giornalisti. In nove mesi perderanno il posto nove colleghi, senza rimpiazzi.

Questa notizia mi rende di umore nerissimo. E chissenefrega se in America la nemesi è ancora più grande per i giornalisti. Le redazioni dei giornali si spopolano come per effetto di un pogrom, gli inviati si estinguono come i pipistrelli frugivori di Bulmer, i blog e i siti online dei quotidiani stranieri diventano senza che loro lo sospettino minimamente lo zoccolo duro delle redazioni del nuovo giornalismo che avanza. Nei curricula dei nuovi giornalisti conta sempre meno saper scrivere e sempre di più, come in un esercito in guerra, eseguire ordini. La verità? Qui in Italia fare il giornalista è diventata una lotteria. Non c’è più libertà di stampa e quella stampa che non è finita ancora sul libro paga di Berlusconi non è più in grado di assumerti, né di riconoscerti uno straccio di compenso. I budget dei quotidiani on line somigliano a quelli di una bocciofila del Cuneese. I compensi dei quotidiani di carta ti permettono un tenore di vita un gradino sopra a un venditore di rose bengalese ma un gradino sotto a un pizzaiolo egiziano. E così, all’improvviso, capisci perché nei quotidiani del premier non manca mai l’ardito che alza la mano e che si offre volontario per qualsiasi missione – ’suicidarsi’ sui calzini turchesi di un magistrato, divagare sul tasso di silicone di un trans di via Gradoli, sputtanare una ex first lady ostile al ciarpame, criminalizzare le occupazione romane sdoganandole come sacche di illegalità e di violenza. Capisci perché in queste redazioni nessuno tema più di rovinarsi la reputazione con pezzi che in un’altra Italia avrebbero evitato tutti come la scabbia, perché nessuno tema più di sporcarsi anima e mani con un giornalismo che non augureresti nemmeno al tuo peggior nemico. Ma il miraggio di un posto fisso, la promessa che la loro fedeltà verrà ripagata, la consapevolezza che fuori da questo giro non c’è altro giro, li costringono ad accettare anche quello che un tempo li ripugnava. Non tutti vendono l’anima al diavolo, però la percentuale di quelli che si sono assuefatti allo zolfo è alta, ma così alta, che dà vertigine.

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