Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

11 novembre 2009

Nuhu Ribadu – Falcone reincarnato a Lagos

L’Africa non è fatta solo di grandi emergenze ma di grandi uomini e del loro commovente coraggio, della loro passione, del loro amore sconfinato per la terra in cui sono nati. Uomini che credono nella sacralità della libertà di opinione, nel valore della dignità, nei diritti civili, nella bellezza di un ideale. In questo blog ne ho raccontati tanti. Ricordate ‘la leggenda del piccolo zulu volante’ che per mesi ha tenuto banco nei forum di appassionati di parapendio? La follia del giovane Cyril Mazibuko, primo parapendista nero nella storia del Sudafrica, che si tuffava dalle montagne con un parapendio di fortuna arrangiato con la plastica dei sacchetti del pane, con gli imballi del vino e con lo spago dei sacchi di arance? Ricordate il liberiano Alfred Sirleaf, il primo blogger analogico del mondo per il quale caldeggiai un Pulitzer per il suo ‘Daily Talk’ il quotidiano on the road che Alfred scrive ogni giorno sulla Tubman Boulevard, una delle strade più trafficate della city di Monrovia, la capitale della Liberia? E Bernard Njonga? Il camerunese venuto dal nulla che sta mettendo alle corde il regime del finto presidente Paul Biya? Ieri la ‘BBC’ raccontava la storia di un Eliot Nes nero, di un Giovanni Falcone nigeriano, Nuhu Ribadu l’uomo che ha dichiarato guerra alla corruzione in uno dei paesi più marci della terra: la Nigeria. Quattro anni di lotta senza quartiere, convinto, come predicava Falcone che ‘gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini’. Messo a capo del EFFC (Economic and Financial Crimes Commission) dal presidente Olusegun Obasanjo, Ribadu ha trascinato in tribunale più di mille corruttori facendone condannare più di un quarto, tra cui il suo diretto superiore, Tafa Bolagun, l’Ispettore Generale delle Forze di Polizia Nigeriane. E’ stato implacabile persecutore dei corruttori delle aziende straniere, ha vinto il World Bank’s 2008 Jit Gill Memorial Award for Outstanding Public Service per la sua lotta contro la corruzione, è uscito illeso da due attentati, ha collezionato in quattro anni più di quattromila minacce di morte. I nigeriani lo chiamano lo Zar o l’Obama di Nigeria. Nell’immaginario collettivo è una via di mezzo tra un Eliot Ness e un Robin Hood dalla pelle nera. Nel dicembre 2007 viene rimosso dal suo incarico; oggi vive in Inghilterra.

© Lorenzo Cairoli

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