Quei fannulloni della pausa pranzo

Il ministro Rotondi che punta l’indice contro la pausa pranzo mi ricorda il Bourguiba di tanti anni fa che dichiarò guerra al Ramadan. Il digiuno del Ramadan penalizzava in modo pesante i ritmi produttivi dell’economia tunisina. Così Bourguiba andò in tivù. Spiegò ai Tunisini non dovevano più digiunare perché erano impegnati a combattere una jihad contro la povertà, poi si versò dell’aranciata e cominciò a sorseggiarla, platealmente, ostentatamente, di fronte a un paese che lo guardava attonito. Non capita tutti i giorni vedere infranto un tabù, così atavico poi, e in diretta tivù, e per colpa di un sorso di aranciata. Ora, tornando a Rotondi e alla pausa pranzo: per traghettare l’Italia fuori dalla crisi e per mostrare agli italiani che questo paese non è sgovernato come molti insinuano, non passa giorno che le più belle menti del governo Berlusconi non si inventino clamorose corbellerie situazioniste. Oggi c’è un ministro che attacca la pausa pranzo, ieri uno che dichiarava guerra agli ananassi e a quei poveri cristi che anziché spacciare droga spacciano panini al kebab, domani ci sarà un ministro che pretenderà una tassa sul karaoke e sulle caldarroste per finanziare l’Alta Velocità sulle FS.
Sulle spiagge di Eraclea, i bambini sorpresi a usare paletta e secchiello vengono perseguiti peggio di Coppola e Ricucci, perché con le buche che scavano potrebbero modificare in modo pericoloso la percorribilità a piedi della spiaggia. Ai signori della Impregilo invece carta bianca nel modificare, manipolare e taroccare ogni cosa, a cominciare dai loro ospedali fatti in cartapesta che non appena la terra trema regalano macerie e morte. Si incentiva la figura del nonno e della nonna vigile, ma sugli anziani in difficoltà si tace, e si tace sulle loro mortificanti code ai Centri Caritas o nelle anticamere delle parrocchie a caccia di un pacco di cibo, perchè ormai chi ci arriva più indenne a fine mese? E si tace delle social card ormai più rare di un Gronchi Rosa e più inutili delle Maginot francesi, delle pensioni da insulto e della crescente vulnerabilità dei nostri anziani agli sfratti. Si spara a zero sul cinema italiano, come una Tortuga di sanguisughe e parassiti, poi si finanziano roboanti puttanate come il Barbarossa di Martinelli.
In Campidoglio si vantano di ripristinare regole e legalità a Roma, raccontando menzogne e fomentando odio contro quei poveri cristi che cercano di sopravvivere nelle occupazioni, poi organizzano un mondiale di nuoto che passerà alla storia come una delle pagine più scabrose di questa città – abusi edilizi, falsità materiali commesse da pubblici ufficiali, truffe ai danni dello Stato, violazioni delle norme paesaggistiche e urbanistiche. Si vantano di ripristinare regole e legalità nel far west romano, poi si fanno assassinare un testimone chiave del caso Marrazzo nel modo più eclatante, senza avergli garantito uno straccio di protezione, alla faccia delle regole, della legalità, della sicurezza, sotto gli occhi di tutti, nemmeno fossimo in una bidonville di Lagos. E adesso tocca alla pausa pranzo. Come se, abolendola, questo paese farà un salto di qualità. Rotondi giura di averla abolita da vent’anni. E cita casistiche di altri paesi. Angeletti, il segretario della Uil, gli replica così:”Mangiare sul luogo di lavoro è una necessità non una scelta – ha continuato Angeletti – Sono pochi gli italiani che possono permettersi di mangiare a casa. I più fortunati hanno la mensa quindi mangiano sul luogo di lavoro, ma milioni di persone non hanno la mensa, e non per scelta, quindi sono costretti a mangiare un panino usando i ticket. Ci sono 17 milioni di persone – ha concluso Angeletti – sono lavoratori dipendenti e non possono organizzarsi a loro piacimento. Bisogna esserci passati per saperlo”.
© Lorenzo Cairoli





vero è, comunque, che a livello dirigenziale e da liberi professionisti si è più abituati a saltare la pausa pranzo, presi dal proprio lavoro e dai propri progetti, ma francamente non si può pretendere che un operaio della catena di montaggio abbia la stessa visione del proprio lavoro e faccia una tirata di 8 ore digiuno…
Scritto da Bloglavoro, il 24 novembre, 2009 at 13:07
Caro Lorenz,
come lei m’insegna…
Mangiare serve anche per portare glucosio al cervello, ora capisci bene anche tu che nel caso specifico è del tutto inutile.
Scritto da Flavio, il 24 novembre, 2009 at 14:23
I ministri del governo Berlusconi sono tutti affetti dalla Sindrome di Maria Antonietta.
Con la differenza che lei, porella, almeno la briosche te l’avrebbe lasciata.
Scritto da Lameduck, il 24 novembre, 2009 at 17:00