“Non saremo mai i più economici perché siamo i migliori” – Maria Vittoria Brambilla e la sindrome di Andersen

Ci vuole una grande faccia tosta, un talento speciale per l’impostura e la convinzione di governare un paese di babbei, per giubilare come ha giubilato il ministro Michela Vittoria Brambilla con Enza Cusmai de’ Il Giornale’ quando le ha chiesto ’se è soddisfatta del rapporto qualità-prezzo in Italia’. E la Brambilla, senza tentennare, le ha risposto lapidaria: “Non saremo mai i più economici perché siamo i migliori”. La sindrome di Andersen, nella quale il premier è maestro – un mix di negazionismo e di sondaggi taroccati, di talebaneria padana e d’aggressivo uso della menzogna, di verità unidimensionali e autocelebrative e di giuramenti sulla testa dei propri figli – contagia e fa proseliti in tutto il PDL, a cominciare proprio dal Ministro Brambilla. Ma siamo proprio sicuri di essere così migliori in campo turistico? Così migliori da infischiarcene del rapporto qualità-prezzo e di vantarci dell’esosità dei nostri albergatori e dei nostri ristoratori?
Basterebbero un paio d’ore nei forum di Fodor, di Lonely Planet e di altre guide e riviste turistiche, per scoprire che agli occhi del mondo l’Italia ha davvero poco da vantarsi. Certo, come scrissi in un post dello scorso aprile, noi siamo 301.338 chilometri quadrati d’arte e di storia, la Disneyland di Leonardo e dei Fori Imperiali, dei Dogi e del Rinascimento, di Michelangelo e del Barocco. Noi siamo patrimonio dell’Umanità, nonostante Berlusconi e la camorra. Ma siamo anche la mecca dei disservizi: le nostre città sono scandalosamente sudicie, i nostri aeroporti pessimi, le nostre connessioni wireless una triste barzelletta, i nostri bed and breakfast, i nostri treni, i nostri traghetti, infestati da ogni genere di parassiti. Sui nostri traghetti mancano le ciambelle, i giubbotti di salvataggio risultano manomessi, i pavimenti li hanno restaurati con tappeti di gomma infiammabile, le mappe sulle vie di fuga sono chiare come gli indovinelli di una caccia al tesoro. I nostri treni vanno in tilt appena il cielo si oscura, le frodi alimentari in Italia sono seconde solo a quelle cinesi, la gestione dei nostri musei è agghiacciante – a parte gli orari demenziali, prenotare un biglietto telefonico in un museo italiano è facile come convincere Ahmadinejad a lasciar perdere il nucleare. Per cenare o pernottare in una città d’arte occorrerebbe sbancare alla lotteria, il cemento deturpa sempre di più i nostri paesaggi, nei nostri mari aumenta il tasso di inquinamento, i giapponesi che pranzano a Roma vengono taglieggiati clamorosamente, la metro della capitale è fatiscente e inadeguata. Il governo taglia nell’indifferenza generale parchi nazionali e aeree protette, apre oasi ecologiche con vista su discariche, nei nostri aeroporti le aree gioco per i bambini sono una farsa, se viaggi coi tuoi figli a Milano scoprirai che è un’enclave dell’inferno nemmeno fosse stato Erode a progettarla. Sui forum stranieri, si sprecano gli anatemi contro Roma, Napoli, Brindisi, Milano, Pisa, Livorno, Firenze, Catania. Ma la Brambilla ha il coraggio di gettarci sabbia negli occhi con la fanfaluca della nostra eccellenza. “Non saremo mai i più economici perché siamo i migliori”. Già. Come Franco Battaglia, sempre su ‘Il Giornale’ che definisce ‘bufale’ i rischi delle scorie nucleari. O come la stessa Brambilla che all’inaugurazione della Scala dichiarò che l’evento era stato seguito da 250 paesi in mondovisione, quando gli stati indipendenti del mondo sono invece solo 201, di cui 194 riconosciuti sovrani a livello internazionale e 192 membri dell’ONU. Ma quando c’è di mezzo la sindrome di Andersen, la verità passa in secondo piano. Anzi, non passa proprio.





Hahahaha,
mi sembra troppo gentile la definizione per la siura Brambilla, che per classe e autorevolezza mi ricorda piuttosto l’oste di qualche bettola.
- Oste, com’è il vino?
- il migliore del mondo!
poveretta.
Scritto da Flavio (Tlaz), il 24 dicembre, 2009 at 10:12
Abbiamo tutti presupposti storici, artistici paesaggistici e culturali e tutte le carte in regola per essere i migliori. Peró spesso ce ne dimentichiamo e con grande impegno facciamo
come se non li avessino e se dovessimo ogni volta ricominciare da capo: diamo prioritá
alla creativitá ed all’improvvisazione invece che anche al metodo ed alla programmazione. Comunque esiste fortunatamente un’altra Italia che lavora seriamente non fa dichiarazioni e tira avanti. Un buon Natale a te ed ai tuoi cari!
Scritto da Carlo Merolli, il 24 dicembre, 2009 at 14:11
Un Buon Natale anche a te Carlo. Di cuore.
Scritto da lorenzo cairoli, il 24 dicembre, 2009 at 14:32