Paradossi dermatologici

Per anni il mondo ha creduto che Michael Jackson fosse ossessionato dal colore della sua pelle, che odiasse essere un nero e che tentasse, in mondo forsennato e disperante, di correggere le sue radici sbiancando la sua pelle in un modo sempre più estremo. Dopo la sua morte si è scoperto, invece, che l’ossessione che si pensava lo divorasse in realtà era una malattia rara e complessa, una forma di vitiligine acuta che il dermatologo Arnie Klein gli diagnosticò nel 1984. In Africa, invece, ci sono moltissimi neri che si sentono ‘ostaggio’ della loro pelle, che si vergognano del loro colore, che combattono quotidianamente la loro negritudine a colpi di creme e prodotti famigerati come ‘Clair and White’, ‘X-White’, ‘L’Abidjannaise’. Perché scrivo ‘famigerati’? Perchè contengono, tra le altre cose, l’idrochinone, un fenolo usato in dermatologia come depigmentante nel melasma che l’Unione Europea ha messo al bando nel 2001, perchè nocivo, irritante, allergenico, pericoloso per l’ambiente, ma soprattutto, potenzialmente cancerogeno. Sulle etichette di questi prodotti si legge sempre che l’idrochinone non supera mai la soglia del 2%, quando invece è presente in percentuali superiori del 5%. Da dieci anni, almeno, l’Africa è come contagiata da questa pandemia bianca: dal Gabon al Senegal, dal Camerun al Mali, è una corsa frenetica, specie da parte delle donne ad essere più bianche. “Gli uomini ci preferiscono così’ si giustificano. E’ paradossale comunque che mentre le donne africane facciano di tutto per cancellare il nero dalla loro pelle, nella nostra società proliferi il business delle abbronzature, mentre la chirurgia plastica lucri sul desiderio delle nostre donne di esibire labbra carnose e negroidi. Ieri, per esempio, la figlia di una mia cara amica eritrea ci ha letto due righe che una sua compagna di classe (nove anni) le aveva scritto sul suo diario. Diceva di sentirsi brutta e di non piacersi perchè non aveva delle labbra belle e carnose come quelle della sua amica Sephora. Lì per lì abbiamo riso, ma se poi ci rifletti su ti rendi conto quanto siano devastanti i modelli con i quali la nostra società e i media plagiano fin da piccoli i nostri figli.
La dermatologa Suzanne Oumou Niang dell’ospedale ‘Aristide Le Dantec’ di Dakar ha dichiarato guerra alle creme sbiancanti e a questa delirante psicosi che ogni giorno di più contagia i suoi connazionali. “Purtroppo, non si tratta più di casi isolati – si lamenta la Niang – ma di una vera e propria piaga. Come l’infibulazione o il breast ironing. Una tara culturale che va combattuta e sradicata. In Giamaica, più sei nero più sei puro. In Africa, paradossalmente, avviene il contrario. Queste creme contengono costicosteroidi dagli effetti collaterali micidiali. Il guaio è che si possono acquistare ovunque, senza bisogno di prescrizioni mediche. Provocano acne, smagliature, macchie nere, ascessi, quando va bene. Quando va male, sono causa di retinopatie, diabete e tumori”.
Isabelle Mananga-Ossey presidente e fondatrice dell’associazione francese ‘Label Beauté Noire’ racconta spesso la storia straziante della piccola gabonese Natalie, rigettata dai genitori perché troppo nera. Così fin da piccola, era obbligata dalla madre a strofinarsi tutti i giorni la pelle con creme che le procuravano pruriti, infiammazioni e dolori bestiali. In tutta l’Africa Occidentale – Senegal, Congo, Gabon, Camerun – la pratica è diffusissima e in quelle creme, già nocive, viene aggiunto mercurio, idrochinone, corticosteroidi, candeggina. Persino vetro tritato. Un’altra pratica consiste nel massaggiare con queste creme il ventre delle donne gravide affinchè i corticosteroidi arrivino al sangue dei neonati. Molte madri lo fanno per il bene dei loro figli, per strapparli ai pregiudizi del razzismo e della discriminazione. Nel caso vi fosse sfuggito, il 5 novembre il comune di Parigi ha lanciato una campagna per informare la comunità africana degli effetti collaterali provocati dall’abuso di questi prodotti. E in un solo pomeriggio, la polizia ha sequestrato oltre centomila confezioni di creme sbiancanti destinate a finire sulle bancarelle degli ambulanti di Montmartre




