Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

2 dicembre 2009

Tazebao di coda per una Rai più trasparente

Brunetta deve essere ostinatamente convinto che quello che il Padreterno gli ha negato in termini di altezza glielo abbia restituito, largheggiando, sotto forma di intelligenza fluida. Anche oggi non ha perso occasione di dimostrare al paese quanto poco fannullone sia il suo QI e ospite da Frizzi, nella trasmissione ‘Cominciamo bene’, ne ha annunciata un’altra delle sue: “Dobbiamo pubblicare nei titoli di testa e di coda delle trasmissioni Rai tutti i compensi di giornalisti e conduttori”. La Rai – ha aggiunto – è un concentrato di professionalità, non è giusto che ci siano figli e figliastri, contratti milionari e contrattini”.

Se questo deve avvenire per una questione di trasparenza come suggerisce Brunetta, allora nei titoli di testa e di coda mettiamoci anche chi è stato/a raccomandato/a e da chi, a quanto ammonta il gettone di presenza che la Rai elargisce ai soliti opinionisti che grazie alla transumanza delle ospitate godono ormai di uno spropositato benessere, quanto costa agli italiani Minzolini ogni volta che col TG1 estorce loro verità e informazione, l’entità dei compensi pagati sottobanco da certi programmi per strappare alla concorrenza il trans del momento o il super ospite per il Miss Italia o il Sanremo di turno, certe sibaritiche consulenze, assurde e insensate – velocissima confessione: nel 1996 fui coautore di un primaserata su Rai2 con Heather Parisi ‘Arriba Arriba’. Paolo Taggi che della nostra squadra era il capataz pretese la consulenza dell’esimio Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, titolare del paio di baffi più iperlaureati d’Italia, speleologo principe del disagio infantile, guru dei genitori che non riescono più ad ascoltare i propri figli. Crepet cenava con Taggi allo ‘Zio d’America’ la sera prima che il programma andasse in onda. Mangiava gagliardo prosciutto di montagna, fritto di olive ascolane, tagliata al sangue, verdure al vapore, ascoltava distrattamente un sunto della puntata, faceva un paio di interventi – brevi e coincisi come un’Ansa – e se ne andava sempre senza pagare. E la Rai lo copriva d’oro, giusto per avere nei titoli di testa, la dicitura: ‘con la consulenza del professor Paolo Crepet’. Perciò, se è una questione di trasparenza, scriviamo tutto, il comodo e lo scomodo. I compensi dei conduttori e le marachelle dei funzionari. I Paolo Ruffini che vengono cacciati nonostante facciano benissimo per l’azienda e i Masi che restano, nonostante facciano di tutto per suicidarla. I figli, i figliastri, i nipoti e i nepotismi. I contrattini, i contratti e le marchette milionarie, che a leggere dei dodicimila euro a puntata che intasca Bruno Vespa fumano i marroni anche ai berluscones della prima ora. Mai uno scendiletto era costato così tanto a una tivù di stato che se la Rai mandava Masi da Sotheby ci faceva una figura più bella e magari avanzava anche qualche soldo per i palinsesti nel 2012. Sempre che la Rai ci arrivi al 2012.

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