Bisogna avere molta forza per vivere da immigrati nell’Italia di oggi

Il racconto di Pap Khouma su ‘Repubblica’ di ieri mi ha fatto venire alla mente una frase che Michele Placido ripete spesso come un mantra. Erano i tempi di ‘Pummarò’ il primo film di Placido regista in cui raccontava l’odissea di un medico ghanese che emigra in Italia alla ricerca del fratello. “Quell’esperienza – dice – mi fece immergere in una sorta di apartheid italiano”. Questa ‘immersione’ io l’ho vissuta un numero incalcolabile di volte, con la madre della mia seconda figlia, con la madre delle mie gemelle, con le compagne di colore che ho avuto in questi anni – camerunesi, nigeriane, ghanesi. Bastava che le accompagnassi a fare la spesa per vedere il razzismo più becero incendiare gli sguardi delle cassiere, degli addetti alla sicurezza, degli ‘ariani’ in coda alle casse. Una volta chiesero alla mamma di Yaella, che all’epoca lavorava per una cooperativa, di portare un pasto caldo ad un anziano. Parcheggiò la sua macchina davanti alla bottega di un corniciaio e si trattenne in casa del suo assistito per un quarto d’ora. Al suo ritorno fu aggredita verbalmente dal corniciaio, insultata e minacciata per aver parcheggiato in una proprietà privata, e mentre lei cercava di scusarsi, la moglie del corniciaio e i figli sferravano calci alla carrozzeria della sua auto. Di episodi così ve ne potrei raccontare a tonnellate. E vi potrei raccontare l’infinita pazienza e l’indulgenza di queste persone che spesso lasciano correre, non per pavidità, ma per superiorità ‘morale’. Gli strali della Lega a volte mi fanno sorridere perché ho ragionevole certezza che nel tempo i perseguitati avranno ragione dei loro persecutori. I Maroni, i Gentilini, i Calderoli, i Borghezio, il perfido Tosi, che propone l’ingresso separato sugli autobus per gli extracomunitari giustificandosi che è solo un modo per controllare che tutti paghino i biglietti, i dementi che insultano Balotelli, i figli dementi e ripetenti di certi capi leghisti che s’inventano giochi osceni su Facebook, sindacini e sindachessine sceriffo come Rossella Olivo di Romano d’Ezzelino che esclude i figli degli extracomunitari dai bonus della scuola, Milena Cecchetto di Montecchio Maggiore, Franco Claretti di Coccaglio, Tiziana Sala di Cantù, Valerio Moro di Brignano Gero d’Adda, Andrea Bianchi di Trenzano – e mi fermo qui perchè l’elenco è sterminato – potranno rendere la vita degli extracomunitari infernale a colpi di divieti farneticanti, di rimozioni di panchine, di white christmas, di cartelli stradali anti-burqa, di numeri verdi per patriotici delatori, ma alla fine del quindicesimo round loro saranno ancora in piedi perchè sono infinitamente più forti, infinitamente più tenaci, infinitamente più pazienti, infinitamente più attrezzati alle avversità della vita di chi li combatte. Perchè bisogna avere molta forza per vivere da immigrati nell’Italia di oggi. Basta vederli alle prese con la morte. I bianchi ne sono terrorizzati. Loro ci giocano come le bambine giocano con le bambole. Basta vedere come tirano su i figli. I bianchi da amici, educandoli al velinismo e al carrierismo facile. Loro da genitori, facendoli studiare, laureare, parlare almeno tre lingue. Enrico Vanzina scriveva l’altro ieri sul ‘Messaggero’: “Avrei detto ‘bum’ se mi avessero raccontato che l’Italia stava per diventare un paese di immigrazione. Ero cresciuto vedendo i nostri emigrare in Germania, in Svizzera, in Belgio, in Settentrione, mai avrei pensato che qui in Italia sarebbero arrivati gli albanesi, i rumeni, i nordafricani, i filippini. Ma soprattutto avrei detto ‘bum’ se qualcuno avesse avanzato l’idea che con l’arrivo di queste etnie gli italiani sarebbero diventati razzisti”. Purtroppo è andata così. Da ‘italiani brava gente’ siamo diventati prima apprendisti razzisti, poi razzisti fieri d’esserlo, infine delle gran carogne. Se fossero ancora vivi i nostri vecchi che emigrarono per il mondo, la tolleranza a queste carogne la insegnerebbero loro. A legnate.





se non gli conviene possono sempre andare altrove come peraltro ha detto agli immigrati insoddisfatti anche il premier australiano
Scritto da sergio, il 6 gennaio, 2010 at 14:45
perchè non avete pubblicato il mio commento
non vi è piaciuto ?
non pubblicate i commenti che non piacciono?
Scritto da sergio, il 6 gennaio, 2010 at 15:10
Due ore d’attesa per la moderazione dei commenti all’Epifania ci possono anche stare, no?
Scritto da lorenzo cairoli, il 6 gennaio, 2010 at 17:52
l’italia conviene solo ai pochi già noti.
E non mi fa schifo solo Verona, come dice Mario.
Credo che anch’io..andrò altrove.
Un sardo.
Scritto da Matt, il 6 gennaio, 2010 at 23:18
Bellissimo post che sottoscrivo senza remore.
L’ignoranza di noi italiani mi fa paura. E mi fa paura chi va insinuando in noi la diffidenza a ogni costo.
Scritto da Nuggets Naga, il 7 gennaio, 2010 at 13:49
“Se non gli conviene possono sempre andare altrove”. Anche io nel mio piccolo sono un immigrato/emigrato e la frase citata é una di quelle che sembrano le piu´logiche e giuste.
Sentita migliaia di volte: non originalissima, né nuova, ma anche poco accorta. Sí, perché un italiano di etnia italiana, di genitori e nonni italiani é nato in Italia per caso. Cioé ci si é trovato, italiano, senza meriti, né demeriti, cosí
per scherzo della sorte che lo poteva far egualmente nascere nel Burkina Faso o nelle isole Andamane, sempre per caso.
L’immigrato invece ha fatto una scelta di vita, che comporta, come dice la parola stessa rinunciare a qualcosa a favore di un altra. Il che richiede intelligenza, coraggio e una positivitá di fondo. L’immigrato ha scelto l’Italia, ha scelto, contro tutti gli odds, di essere italiano.
Beh´questo gli dá, se ci pensi bene, quasi piu´diritto di stare nel Bel Paese di uno che ci é nato, toh, per caso.
Se poi invece dovesse valere la regola di ognuno a casa sua, credi che saremmo noi i primi a perderci nel conto: non c’é angolo di mondo che non ci abbia come ospiti e non sempre siamo stati esempi di cristallina virtú civile.
Per non parlare del fatto che dal ratto delle Sabine alle guerre coloniali in Africa anche noi
qualche disturbo lo abbiamo arrecato.
Scritto da Carlo Merolli, il 7 gennaio, 2010 at 14:55
Un Merolli di rara autorevolezza. Quoto tutto, ed è un piacere.
Scritto da lorenzo cairoli, il 7 gennaio, 2010 at 15:32
bisogna avere molta forza anche per vivere in italia da italiani con gli immigrati! ho affittato una casa a due rumene, ci vivono in sette,non pagano affitto ne utenze : gas luce acqua. fatemi gli auguri, ne ho bisogno.
Scritto da gio, il 7 gennaio, 2010 at 15:46
Gio, un mese fa, non so se ne è al corrente, nel ragusano, a Chiaromente Gulfi il Comune ha sfrattato per morosità i carabinieri dalla stazione locale. A quanto mi risulta, nessuno di loro era rumeno, così come non ci sono rumeni sul libro paga della prefettura di Ragusa. I morosi non hanno passaporto. Le potevano capitare due toscani che magari le facevano più danno.
Auguri, comunque.
Scritto da lorenzo cairoli, il 7 gennaio, 2010 at 16:32