Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

30 gennaio 2010

Colpire al cuore il made in Italy

If ever there was a sign of the moral bankruptcy of Silvio Berlusconi’s government, it is the sight of a McDonald’s apron wrapped around the svelte frame of the Minister of Agriculture, Luca Zaia as he helped launch the new McItaly range of burgers. The President of the Council cavorting with young women, the allegations of shady connections, slippery financial arrangements, dubious political allegiances, and all-round dodgy dealings are as nothing when compared to this monstrous act of national betrayal.

I gesuiti, a cui veniva chiesto perché parlassero con gli infedeli, rispondevano: meglio evangelizzare chi non crede. McItaly ci consentirà di dialogare con i giovani, lavorando sul loro imprinting gustativo: il 31% dei clienti McDonald’s, infatti, ha un’età compresa tra i 20 e i 35 anni, l’11% tra i 15 e i 19″

A cosa è servito tutto il bombardamento mediatico di questi anni per informare l’Umanità sui veleni del junk-food? E il sacrificio di Morgan Spurlock che per un mese, tutti i santi giorni, mangiò tre volte da Mc Donald’s e in cambio ottenne, sì, una nomination all’Oscar, ma anche, e soprattutto, disfunzioni sessuali, danni irreversibili al fegato (‘si sta trasformando in un patè’ – gli diagnosticò un medico con stralunata ferocia) letargia, depressione, gravi complicazioni cardiache, massa corporea aumentata del 13 per cento, colesterolo alle stelle e undici chili di sovrappeso? A cosa è servito tutto ciò visto che il business dei fast-food continua ad andare a gonfie vele? Per un Carlo d’Inghilterra che minaccia di far chiudere tutti i Mc Donald’s inglesi, catene di fast food come Hardee’s, Burger King o Jake in the box raddoppiano o addirittura triplicano i loro fatturati. In Italia abbiamo un ministro che mescola fin troppo disinvoltamente xenofobia, contadinaggine, demagogia, marketing selvaggio e trovate mediatiche. Che ha scatenato contro gli ananassi una caccia alle streghe che avrebbe fatto fibrillare persino il Senatore Mc Carthy. Che si è fatto scudo dell’identità culturale e della salvaguardia della tradizione per ‘respingere’ il kebab e tutto il cibo etnico mettendo così in ginocchio islamici ed extracomunitari che cercavano di sopravvivere nel nostro paese onestamente. Che ha predicato l’autarchia a colpi di DOP, IGP, caciocavalli, soppresse, chilometri zero e poi ha svenduto la nostra identità culturale e il nostro made in Italy alla più grande catena di armi di distruzioni di massa che il mondo abbia mai conosciuto: Mc Donald’s. Per Zaia, McItaly è il primo panino interamente tracciato, non anonimo, attraverso cui oggi globalizziamo l’identità dell’agricoltura italiana e un grande obiettivo raggiunto. Per qualunque persona che abbia conservato ancora un briciolo di onestà intellettuale è invece una delle pagine più nere del Made in Italy. Ora manca solo che Scientology sponsorizzi l’ostensione della Sacra Sindone e poi davvero possiamo dire di averle viste tutte.

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3 Commenti a “Colpire al cuore il made in Italy”

  1. “lavorando sul loro imprinting gustativo”??? Non ho capito se Zaia mangia come parla o parla come mangia, in entrambi i casi non c’è da stare tranquilli…bell’articolo

  2. [...] l’ingrediente che mancava alla sua ricetta propagandistica cucinata finora con dosi di “xenofobia, contadinaggine, demagogia, marketing selvaggio e trovate mediatiche“. L’accusa di comunismo. Per legittimare il discutibile salvagente offerto a [...]

  3. Basta guardare in faccia Zaia per capire che è una pessima idea ispirarsi alla sua dieta.

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