Anteprima giro del mondo – Il bar in mezzo all’oceano dell’eretico Floyd Forbes



Per il novanta per cento delle persone la Giamaica è la terra delle tre R – reggae, reefer (spinello), rum. La patria dei Rasta, di Bob Marley, di sprinter supersonici come Usain Bolt. Per spiegare al mondo i giamaicani le Lonely Planet non servono a nulla. Ci vorrebbe un Asimov, un Bradbury, un Dick, perché questi giamaicani sono veramente un popolo di alieni. Già da piccoli sono precocissimi. A due mesi iniziano a gattonare, a tre camminano, a quattro camminano bendati su una fune, a cinque corrono così veloci che se in un cinodromo s’azzoppa un levriere, lo sostituiscono col primo bimbo che passa. Si dice che per arrestare uno scippatore in Giamaica servono poliziotti addestrati nella galleria del vento. La Giamaica è l’unico paese del mondo dove gli school-bus non portano a scuola nessuno. Fanno da lepri e i ragazzini gli corrono dietro. Recentemente un ricercatore di Harvard ha scoperto che sono l’unico popolo al mondo ad avere l’airbag anche nelle piastrine, globuli aerodinamici ed alettoni sui linfociti.

Io in Giamaica sarò tra la fine di giugno e i primi di luglio e vi farò conoscere un genio, un genio vero, Floyd Forbes, uno che col senso della vita ci beve insieme tutti i santi giorni, uno dei più grandi filosofi che il genere umano abbia mai avuto – uno Schopenauer nero, ma più profondo di Schopenauer e molto più bravo di lui a cucinare l’aragosta affogata nella salsa di zenzero. Floyd una notte si sognò un bar in mezzo all’oceano. Il giorno dopo lo confidò agli amici e gli amici invece di congratularsi con lui, gli annusarono il fiato. Quel bar, il ‘Floyd’s Pelican Bar’, Floyd lo costruì davvero, nell’anno del mio ictus. E mentre io, nella solitudine del mio letto, in quella stanza dove nel dormiveglia scambiavo le aste delle flebo per infermieri, mi battevo per restare integro, mi battevo per esorcizzare il napalm che mi devastava dentro e che mi aveva proiettato fuori dalla Specie, ai margini della zoologia, Floyd, come una formichina, si costruiva il suo bar eretico in mezzo all’oceano. Dalla costa si portò tutto il legno necessario per costruire la sua palafitta, poi sulla barca caricò tutta la bumba da servire ai turisti assetati, le cassette di soda, il pentolame, il suo cane che presto diventò il primo cane da punta di delfini del mondo.

Nel 2004 il ‘Floyd’s Pelican Bar’ fu spazzato via dall’uragano Ivan. La scansia fu avvistata al largo delle Cayman, le pentole furono rinvenute sulla spiaggia di San Kitt’s. Per Floyd fu una tragedia, ma lo fu anche per tutti gli abitanti di Treasure Beach perché il Pelican Bar era diventato un formidabile volano che ogni giorno garantiva almeno una comitiva di turisti e lavoro, tanto lavoro, alla gente del posto. Così albergatori di Treasure comprano nuovo legname e aiutarono Floyd a ricostruire il Pelican. Adesso, Floyd è di nuovo lì. Col suo cane che punta i delfini, con la sua aragosta affogata nello zenzero, con la sua palafitta eretica in mezzo all’oceano. Che mi aspetta.



© Lorenzo Cairoli/La fábrica ‘Qué hago yo aquí’?





che bella storia.davvero.
posso venire con te?
Scritto da luca, il 10 febbraio, 2010 at 09:43
bell’articolo
Scritto da Girang, il 17 febbraio, 2010 at 10:32