Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'Amici che hanno appeso il cappello da me'

24 febbraio 2010

Anteprima giro del mondo – Amnesia Haiti

Haiti ha esaurito il suo bonus. Il mondo intero ha pianto per i suoi morti, poi è corso a fotografarli nel loro macabro iperrealismo, con una compulsione che non ha precedenti. Poi s’è mobilitato per aiutare i sopravvissuti. C’è stato un momento in cui Potoprens era più affollata di Cannes nei giorni del festival. Partiva Clinton, arrivava in punta di piedi Bertolaso. Decollava il jet privato di Travolta, atterrava la Jolie. E tra un presidente del Senegal che soccorreva gli haitiani con strategie di esodo di massa, un telepredicatore che rivisitava la sismogenesi a colpi di patti col diavolo, un dittatore del Venezuela che attribuiva alla marina militare statunitense la paternità e la responsabilità del terremoto, ottanta cantanti incidevano una nuova versione di ‘We are the world’. Ora però Haiti ha esaurito il bonus e per i media adesso vale meno delle Olimpiadi di Vancouver o delle feroci faide religiose in India. Giornalisticamente parlando è una mozzarella scaduta, come l’Iran di metà luglio: gli analisti hanno già grattato a sufficienza dai cassetti e non sanno più cosa raccontare, i quotidiani on-line non hanno più cadaveri e fosse comuni da sdoganare ai loro lettori, i video su YouTube si somigliano tutti, le notizie da Potoprens arrivano col contagocce, tutte però senza l’appeal che avevano i primi giorni. Persino i linciaggi degli ultimi giorni non bucano lo schermo come i linciaggi di due settimane fa. Del progressivo venir meno dell’attenzione della stampa internazionale e di conseguenza del controllo dell’azione di soccorso e di ricostruzione, scrive oggi ‘L’Osservatore Romano’. Che informa sulle continue scosse di assestamento – una di queste, dopo un’altra analoga di ieri, è stata valutata oggi di magnitudo 4.7 sulla scala Richter dai rilevamenti l’istituto geofisico statunitense, che ne ha localizzato l’epicentro a circa 33 chilometri a ovest dalla capitale Port-au-Prince. E che si inquieta per l’arrivo, in anticipo rispetto all’abituale scadenza di fine marzo o primi di aprile, della stagione delle piogge che renderà infernale la vita di un milione di haitiani che dormono in strada. Ho due amiche sull’isola: Kediane, che abitava a Carrefour ma che adesso s’è trasferita a Petionville perchè il sisma s’è inghiottito casa sua e due sue cugine e Valery, che vive in America ma che, appena ha potuto, è corsa sull’isola per aiutare la madre, gli amici e i parenti. Valery, a proposito delle scosse di assestamento, mi informava ieri

Got to Leogane yesterday afternoon and woke up to a 4.7 aftershock this morning! It was very scary guys, it only lasted 3-4 seconds but It felt like minutes. I will be here for another week so we’ll see.

Con Kediane, invece, ho parlato più di un’ora. Bivacca in mezzo alle strade di Petionville insieme alla sua famiglia. Era già uno scricciolo, adesso è tutta pelle ed ossa. Si lamentava della distribuzione del cibo (“Bon, sincèrement parmi tous les aides que l’on recoive, du coté de chez moi, nous n’avons rien trouvé, sauf l’eau à boire”). Dell’assistenza medica e delle muraglie umane che tutti i santi giorni stringono d’assedio gli ambulatori (“Depuis ce matin, ma mère est souffrante, il y a tellement de gens en ligne qu’elle ne peut pas passer“). Poi, sapendo che sarei passato per Haiti, complice il mio giro del mondo, mi ha chiesto degli aiuti e mi ha inviato una lista che comprendeva tende, savon lessives, farmaci, sedativi, soprattutto sonniferi e antipanico, cibo, acqua, pannolini, deodoranti, garze e disinfettanti. Le ho ricordato che sarei arrivato a Cartagena a fine maggio e che potevo raggiungerla sull’isola a giugno, a metà giugno, nella migliore delle ipotesi. Troppo tardi per lei. “Dac. Lorenzo c’est gentil de ta part. Mais je m’arrangerai car la période cyclonique approche puisque tu ne seras en Haiti qu’en Juin. La pluie me fait très peur”. Queste sono state le ultime parole. Poi non è stato più possibile mettersi in contatto con lei.

A chi interessasse, sarò ad Haiti a giugno

© Lorenzo Cairoli/La fábrica ‘Qué hago yo aquí’?

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6 febbraio 2010

Helsinki come la vedeva Signe Brander

Ho quasi terminato il mio nuovo pezzo per ‘La Stampa. Stavolta la meta è Helsinki, una città che conosco quasi come le mie tasche. Per avere informazioni più aggiornate mi sono rivolto a Gino, il mio agente nel Baltico, che mi ha segnalato questa strepitosa mostra fotografica di Signe Brander a Villa Hakasalmi e questa gallery che racconta com’era Helsinki nelle foto di Brander un secolo fa e com’è oggi.

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29 ottobre 2009

L’ivresse du pouvoir du capitaine Dadis Camara

Andrea Rovelli, che ha girato in Guinea un film di rara delizia, mi segnala questo strepitoso reportage di Virginie Herz, Audrey Le Narvor e Antoine Sextier per ‘France 24′ su Dadis Camara, il Brancaleone di Conakry. Con tanto di bed-in lennoniano.

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7 ottobre 2009

Son soddisfazioni

In questo momento sull’homepage de ‘La Stampa’ ci sono tre notizie segnalate da questo blog: Kibera Tour, Dipesh Pabari e Cartoons vs. Ayatollah.

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30 settembre 2009

Contano i fatti (anche nella blogosfera) – Amici che aprono gli occhi

La verità? Mi ero rassegnato. La mia lettera alla blogosfera sembrava finita nella sacca di un portalettere distratto e a parte qualche link dei soliti, ma sempre preziosi, tumbrl – sembrava proprio che delle occupazioni romane ai blogger non importasse granché, anzi, non importasse proprio nulla. La stessa assordante indifferenza la riscontravo parlando coi miei colleghi della carta stampata che eludevano le mie email con la scusa che tutto quello che accadeva a Roma (gli sgomberi in grande stile, le proteste dai tetti dei musei Capitolini, le deportazioni degli occupanti – e badate bene, l’uso della parola deportazione, che evoca quel che evoca, di pretestuoso stavolta non ha nulla, di legittimo, semmai, tutto) fossero solo cronaca locale. Ma finalmente qualcosa si è mosso. Con una stampa che da mesi fa a gara nel dipingerci più efferati di un cartello del narcotraffico messicano, più illegali di un infanticidio, più mafiosi di un pizzino, leggere Francesco, Fabio e l’inattesa e gradita sortita di Luca, rinfranca e allontana per un po’ i cattivi pensieri.

Viviamo da settimane come funamboli. Men on wire, senza rete (e qualcuno di noi, senza nemmeno materasso). Vediamo le nostre occupazioni svuotate con operazioni di polizia sudamericana, vediamo confinare i nostri compagni in lager chiamati, con perfida disinvoltura, ‘centri di prima accoglienza’, li vediamo arrestare per ritorsione quando i carabinieri non riescono a eseguire lo sgombero pianificato – 8 marzo, docet. Ieri, siamo andati a visitare i magazzini dell’Ex Fiera di Roma dove sono ammassati gli effetti degli sfollati del ‘Regina Elena’. Uno spettacolo desolante. Immaginate una vallata di mobili, materassi, elettrodomestici, presidiati da un pugno di custodi la cui fallace vigilanza è da denuncia immediata.
Imballaggi sfondati, frigoriferi colonizzati da centinaia di blatte, dvd e libri disseminati per terra, calpestati dagli stessi custodi come fossero mattonelle, quadri dai vetri frantumati, elettrodomestici sfasciati da un trasloco che ha oltraggiato due volte gli sfollati del ‘Regina Elena’ – per non parlare dei computer: tastiere e mouse, che emergono surrealmente dalla spazzatura. Per un attimo provi a pensare: ‘e se in mezzo a tutto questo, ci fosse stata anche casa mia?’. E ti si stringe il cuore e non capisci più se è più forte l’angoscia o la rabbia, la voglia di far cadere le braccia o di alzare le mani contro qualcuno.

Ieri informava Epolis – viva i free-press, se l’altra stampa, quella ufficiale, insabbia e tace troppe verità – continua la detenzione dei cinque compagni dell’8 marzo. Siccome è bene ribadirlo, non è solo cronaca locale, ma fatti che riguardano tutti noi romani e non romani, occupanti e studenti, casalinghe e commercianti, liberi professionisti e liberi cittadini, si stanno raccogliendo centinaia di firme per la scarcerazione di Gabriele Giovannetti, in carcere da due settimane con altri quattro occupanti dell’8 marzo. Tra i firmatari, il candidato al Nobel per la Fisica Giorgio Parisi e il filosofo Gianni Vattimo. E sapete perchè? Perché Gabriele è un ricercatore in fisica, collaboratore dell’INFN, e lavora tra i Laboratori Nazionali del Sud (LNS) di Catania e il Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma “Sapienza”. Una bella persona di valore, cristallina, lontana anni luce da quella famigerata campagna d’odio e menzogna mediatica scatenata dai giornalisti pitbull del ‘Tempo’ e del ‘Messaggero’, che un giorno ha azzardato, come chi vi sta scrivendo, una scelta di vita in controtendenza, vivere in un’occupazione (come Rolando che nel 1999 vinse un David di Donatello e che da pochi giorni vive con la sua compagna nell’occupazione dell’ASL di via Tempesta).

In edicola, da ieri, c’è anche ‘Geo’ che ha cercato di raccontare alcune storie di occupanti e di occupazioni. Un plauso a Veronica Raimo che ha provato a farlo con le parole e a Alessandro Imbriaco con le immagini. Essendo ‘Geo’ un mensile, il reportage era impaginato già da questa estate e mi è venuto un brivido nel leggere le ultime parole del pezzo dedicato a Francesco, alias Pellicano. “Si vocifera uno sgombero del ‘Regina Elena’ a settembre. Ma io sono sempre in prima linea. Nei picchetti, nelle manifestazioni. E non solo per difendere quello che ho conquistato ma per aiutare gli altri”. Per Pellicano ormai è questione di vita o di morte.
La voce era vera, purtroppo. Il ‘regina Elena’ è stato sgomberato. Oggi Pellicano è vivo, ma nel lager di Grotta Celoni. Speriamo che il suo incubo, come quello di altre centinaia di persone, finisca presto.
Ma se la blogosfera continuerà a parlare di tutto questo, a evitare che poteri forti e giornalisti corrotti occultino queste verità e le manipolino, se altre voci, oltre a quelle belle di Fabio, Francesco e Luca si leveranno a difesa delle occupazioni, sarà più difficile per gli altri coprirci di fango.
Gabriele libero. E con lui Sandro, Sandrone, Simone e Francesca.

Update: Sandrone è libero, con obbligo di firma. Gabriele e Francesca, ai domiciliari.

© Lorenzo Cairoli

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13 luglio 2009

Parlo con chiunque, di qualunque cosa (gratis)

Piazza del Popolo, 12 luglio 2009. Ore 18.30->20.15. Giovanni Fontana con uno stendino, un cartellone, un lenzuolo, due sedie, uno sgabello e un po’ di scotch, fa una cosa geniale, tenerissima e divertente.
Tag: post dell’estate 2009.

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3 luglio 2009

Ho appena parlato con Teheran. Col fotografo che ha pizzicato Ahmadinejad a barare con Photoshop

Ho appena parlato con Mohammad Kheirkhah, un eccellente freelance della UPI diventato molto popolare in rete per aver pizzicato il regime di Teheran a ritoccare con Photoshop le foto delle manifestazioni di Ahmadinejad. La sua scoperta è stata prima segnalata da BoingBoing, infine è approdata sui nostri quotidiani. In verità, Mohammad, meriterebbe di essere conosciuto per le sue foto, semplicemente stupende - chi ha seguito dall’inizio le mie maratone da Teheran, ricorderà quella foto deliziosa – un po’ alla ‘Tornatore’ – del piccolo fan di Ahmadinejad nella piazza di Qazvin e quella dell’idiota sublime del guardiaspalle di Ahmadinejad che mentra parla con un collega, punta la pistola contro la testa del suo boss.

Mohammad, adesso, è a Teheran e a settembre vorrebbe venire due giorni a Roma. La linea con Skype resiste cinque minuti, poi cade. Mi assicura che ora è tutto tranquillo: ‘calm, no riots, police, nothing. Looks safe. No basiji’. Mi conferma gli appelli alla delazione della Irib, le violenze dei basiji, le irruzioni nelle case, i canti sui tetti, la rimozione delle parabole, gli arresti, le persone sparite nel nulla, il sangue, i morti. ‘Adesso però – mi dice Mohammad – è tutto tranquillo. I basiji non si vedono più, la polizia è quella che ha sempre girato per Teheran’. Ad ogni domanda esito, perchè temo di danneggiarlo con la mia curiosità. Allora, lui mi incoraggia.
‘Chiedi pure. Non c’è problema’.
‘Sei sicuro?’
‘Sono sicuro’
E’ sempre cortese nelle risposte, ma molto conciso.
‘E adesso, gli chiedo, è tutto finito?’
Non mi risponde. Poi, cade la linea. Quando ritorna, Mohammad mi chiede di Roma, mi chiede se posso ospitarlo, parliamo di agenzie fotografiche, parliamo della foto ritoccata che gli ha regalato popolarità in Occidente. Finché, ostinato, azzardo di nuovo:
‘E adesso, è tutto finito?’.
La linea cade ancora. Stavolta, in modo definitivo.

© Lorenzo Cairoli

Aiutate questo blog a informare e a proseguire le dirette da Teheran. Aiutatelo, così. Grazie

20.31 Disordini nella città santa di Mashhad: 3 morti e 200 feriti

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27 marzo 2009

Mitì e Flaviano

Il 17 marzo di un anno fa scendeva dalla giostra del suo blog una delle migliori penne del web. Oltre a ‘Herzog’, Flaviano era la mente di ‘Buran‘. Veder morire anche ‘Buran’ è stato doloroso quasi quanto vedere Berlusconi premier per la quarta volta. Il 23 marzo, invece, Mitì Vigliero ha messo 5 candeline sul suo blog. Mitì è stata, e mi piace ricordarlo, la persona che mi ha aiutato a muovere i primi passi in questo mondo, un po’ quello che per gli Alcolisti Anonimi è lo sponsor. Grazie a lei ho imparato un mucchio di cose: che Munch non ha dipinto l’Url, che sul blog roll non si mette la salsa di soja e che l’admin non è un dittatore ugandese. Un arrivederci a Flaviano e auguri tardivi ma sinceri alla placidissima Mitì.

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31 dicembre 2008

Il 2008 in 12 post – (1) The best of

In due anni di blog ho scritto più di 900 post, e negli ultimi mesi ho viaggiato a una media di 3/4 post al giorno escluso novembre, il mio mese da homeless. Vista la media, è normale che qualche post si sia perso strada; i miei lettori sono attenti e affezionati però non leggono solo il Cairoli, e tra un blog e l’altro hanno il sano vizio di vivere, di spegnere il pc e di giocare coi figli, e cucinare risotti con la Ceres Stout, appendere papere all’albero di Natale, iniziare la giornata facendosi due risate sui genocidi, festeggiare Halloween un po’ ciuchi a Plymouth, giocare a pallone in Palestina, bere vodka a Mosca rimpiangendo le stelle (vero Fabrizio?), vedere l’ultimo 007 e incazzarsi perchè ‘Bond apre il paracadute a 5 metri da terra e non si fa una sega’. Così ho deciso di scegliere per voi qualche post che magari vi siete persi:

i 12 che mi piacciono a prescindere
i 12 più golosi (cibo e dintorni), domani
i 12 che aiutano a capire che razza di annata è stata quella del 2008, domani
i 12 più autoreferenziali, dopodomani

Gennaio
Taryn Simon – L’America segreta mi dice sempre “cheese

Febbraio
La Nuova Zelanda in ‘17′ portate

Marzo
‘Truckspills’ – Capodoglio cinese esplode nel centro di Tainan

Aprile
The Taiji Dolphin Drive – La Shoa dei delfini

Maggio
Swiss – La compagnia di bandiera più ignorante del mondo

Giugno
Lezione numero 1: nel caso vi servisse una bambola gonfiabile, ecco come costruirne una a meno di 2000 dollari

Luglio
Roger Milla- Quella volta che sequestrai 120 pigmei

Agosto
Zapping Olimpico – Su quale pianeta hai detto che si trova la Giamaica?

Settembre
Strana febbre del mattone a Pyongyang

Ottobre
Orhan Pamuk stasera gioca contro Osama Bin Laden

Novembre
Sul Congo e sul daltonismo geopolitico

Dicembre
E’ più cruenta questa foto in prima pagina, signor Cairoli, che possono vedere tranquillamente tutti o il link del video (con le avvertenze del caso) che mostra le stesse “capocce” solo sporche di sangue?

© Lorenzo Cairoli

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15 dicembre 2008

Addio carissimo Horst

Sabato scorso si è spento in una clinica di Monaco di Baviera Horst Tappert, ma solo oggi la famiglia ne dà notizia. Tutto il mondo lo conobbe nei panni dell’Ispettore Derrick, panni che indossò per 281 volte, dal 1973 al 1997. Quei telefilm che anche da noi spopolarono facendogli vincere quattro telegatti e regalandogli una popolarità che in Italia forse non ha mai avuto neppure De Niro, a me non entusiasmavano. Non avevano l’adrelina degli americani, i plot degli inglesi, i velenosi grovigli di vipere dei francesi. Ma il suo carisma faceva la differenza. Lo conobbi durante il galà d’inaugurazione de ‘La Cinq’ la tivù francese di Silvio Berlusconi. Io ne ero il co-autore, Tappert una delle stelle. All’epoca Horst parlava solo tedesco ma diventammo amici grazie alla sua agente, Hannelore Casini, che pazientemente traduceva tutte le nostre conversazioni. Era di una gentilezza disarmante; sempre sorridente, sempre pieno di premure, antidivo per eccellenza. Sulla scena e nella vita era un perfezionista: gli piaceva farsi fotografare con la cravatta perfettamente annodata, con le scarpe inglesi lucidate a specchio, col fazzoletto di seta che spuntava civettuolo dal taschino della giacca. Ogni volta che veniva in Italia, mi faceva telefonare dalla Casini. Ci vedevamo due, tre volte all’anno, ed era sempre un’epifania

Una volta mi raccontò un aneddoto che la dice lunga sulla sua professionalità. Era a Düsseldorf a girare una puntata del solito Derrick. Il set, una birreria. La scena, l’ispettore che cena con un informatore. Tappert in quel periodo aveva problemi al fegato tanto che il suo medico gli aveva prescritto una dieta ‘coranica’ che bandiva alcol, fritti e maiale. Un attimo prima del ciak, una giovane assistente posa sul tavolo un vassoio con una ventina di wurstel, dei Flönz mit Röggelchen, che più che wurstel sono sanguinacci con cipolla. Ma io non posso mangiarli - protesta Tappert. Non importa - gli risponde il regista – A me basta che tu finga di mangiarli. Ma il mio amico Horst era un perfezionista, così finse una, due, tre volte, poi alla quarta smise di fingere e si mangiò un sanguinaccio intero. La scena fu ripetuta tante di quelle volte che Horst perse il conto e quando il regista congedò la troupe su quel vassoio erano rimasti solo quattro sanguinacci. ‘Passai una notte d’inferno -mi confidò- Ma quella scena fu un piccolo gioiello. In compenso oggi non riesco più a entrare in una birreria. Se solo vedo un wurstel, urlo’.

L’ispettore e il sanguinaccio – La Stampa

© Lorenzo Cairoli

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