
Due anni fa scrissi della Malaysia di Abdullah Ahmad Badawi, della setta del teapot cult e della Sharia malese. Il mio pezzo fu pubblicato sul quotidiano l’Arena e commentato in radio da Luca Sofri e da Matteo Bordone. Già allora questa parte d’Asia m’inquietava, così scrissi:
Si parla molto del Pakistan, quasi mai della Malaysia. Eppure questo paese è un altro vulcano in odore di eruzione; non è il Pakistan, ma potrebbe diventarlo presto. Insieme a Singapore, controlla la più importante arteria del commercio marittimo internazionale, gli stretti di Malacca, dai quali passa il 50 per cento delle forniture mondiali di energia. Una destabilizzazione della Malaysia avrebbe perciò conseguenze geopolitiche devastanti. E il rischio crisi esiste. La Malaysia è un paese musulmano. Islam moderato, fino a poco tempo fa, tentazione fondamentalista, in forte ascesa. Abdullah Ahmad Badawi, l’uomo che da cinque anni guida il paese, aveva fatto della lotta all’estremismo islamico uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. Cinque anni dopo, l’Islam malese è diventato fanatico, aggressivo, intransigente. La Sharia regna sovrana, azzera le libertà, affolla le carceri.
Oggi, che alla guida del paese non c’è più Badawi ma il suo ex delfino, Najib Abdul Razak, la situazione è anche peggiorata. E la tentazione fondamentalista non è più un’opzione ma una spinosa realtà con la quale si deve fare i conti ogni giorno. A ottobre il Governo ha sequestrato diecimila Bibbie perchè nella traduzione del testo in lingua locale era stata utilizzata la parola Allah per indicare Dio. A gennaio i cattolici dopo una battaglia giudiziaria durata due anni, sono tornati a pregare nel nome di Allah: ma la comunità musulmana è insorta e poche ore dopo il verdetto della Corte Costituzionale sono state lanciate bombe incendiarie contro nove chiese cattoliche. Dieci giorni dopo i cattolici si sono vendicati contro due luoghi di preghiera dei musulmani. In questo quadro apocalittico aggiungeteci anche le fustigazioni di piazza contro le donne che commettono adulterio. Oggi la notizia più letta sul quotidiano australiano ‘The Age’ non è il sisma cileno ma un bel articolo di Virginia Haussegger sulla modella Kartika Sari Dewi Shukarno condannata dalla Sharia malese alla fustigazione per aver bevuto una birra in un locale notturno e sul recentissimo caso, parlo di una decina di giorni fa, delle tre donne condannate alla fustigazione per aver commesso adulterio. Ricorda la Haussegger che la questione della fustigazione in Malesia è oggetto di rovente controversia. Non è consentita dalla legge civile, ma è inflitta dal codice penale della Sharia, che si applica solo ai musulmani. E questa sorta di doppio binario del sistema giudiziario ha indotto Marina Mahathir, la figlia dell’ex primo ministro malese a esigere nel 2006 un risarcimento per tutte le donne malesi soggette a questo ‘gender apartheid’
She argued that having one law for non-Muslim women and another for Muslims meant the latter had to submit to draconian, outdated rules that didn’t apply to others: particularly in the area of personal freedom, where Islamic family law allows men to take up to four wives at a time (which, interestingly, he can divorce via text message – a convenient concession to modernism).
This recent case of caning has enraged Malaysia’s women’s groups. Not just because it’s fundamentally barbaric: the sentence and the charge of illicit sex. But because it’s a sign that things are getting worse for Muslim women, not better. Although caning of women has been allowed for more than 20 years, this is the first time the punishment has actually been carried out. Even the beer-drinking Kartika, who called on the floggers to bring it on, is still waiting. The international publicity surrounding her case seems to have stalled the process. But in the case of the three unnamed women flogged earlier last month, the thrashing was carried out in secret, and officially announced nearly two weeks later.
A chi interessasse, sarò in Malaysia a fine ottobre.
© Lorenzo Cairoli/La fábrica ‘Qué hago yo aquí’?
Scritto da lorenzo cairoli alle 12:44, in Anteprima giro del mondo, Orrore, Succede anche questo, Verso Cartagena, cose che mi colpiscono
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