Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'At salut Valerio'

17 dicembre 2007

365 giorni in un blog dove è stato bello appendere il cappello

(Fotocomposizione di Tommaso Melideo)

Un anno fa il primo post. Lo scrissi di mattina, alzandomi ogni tanto a guardare le anatre sul Naviglio di Gavardo.

In un anno, un po’ di contabilità. 425 post, 1944 commenti, 7 troll, tutti individuati, i più stronzi che potesse darmi in dote la rete. Tanti amici, tre dei quali non ci sono più, Ivan, Valerio e il marito di Tiziana. Per lei e per Egle, Lauretta e Micaela non sarà un bel Natale. Coraggio.

Lettori da 127 paesi, lettori che ogni volta che posano il cappello qui rimangono almeno 4 minuti (e 23 secondi assicura Google Analytics), uno sponsor fisso, la Bol di Alessandria che saluto e ringrazio con affetto, più tutti gli amici inserzionisti che arrivano via Vinoclic.

52 ‘coriandoli’ scritti da voi: da Beirut, da San Pietroburgo, dall’Oceania, dal Cairo, dal Michigan, da Pollenzo, da Senigallia.

425 post in cui ho litigato coi giornalisti take-away, prima di ‘Diario’, poi del ‘Corriere della Sera’. In cui ho mostrato le falle della Guida del Gamberosso, il fascino delle Langhe e il genio di Ivano Mestriner.

425 post in cui abbiamo parlato del Klu Klux Klan e del museo delle rane, del sarto di Saddam e del cuoco di Arafat, della porno-pizza e dell’alta cocina prehispanica di Fortino Rojas, del palato ‘weird’ di Michael e della dittatura di Maumoon Abdul Gayoom alle Maldive.

425 post in cui abbiamo conosciuto un Volponi segreto e Mario Giacomelli raccontato da Mauro Uliassi, le ‘perle’ del chinglish e l’haute couture con trippa di Pinar Yolacan, la Cia che vieta a Kruscev Disneyland e Naomi Campbell e Renato Curcio che passeggiano per Dogliani.

425 post in cui abbiamo assaggiato il curanto, il salame di patate, i sanguinacci di barbabietola, le lumache di Cherasco, il gelato al foie-gras, le zuppe di Regina, i cotechini del Bettini, il salame di Turgia di Picatto, la cipolla ripiena alla canavesana di Randisi, il pane di Erez Komarovsky, la cucina kasher di Raffi Fadlon, l’ingera di Lem-Lem, la faluda e le cutlets del Nildahara, i tajarin di Gemma, la mulukhiyya di Saida.

425 post in cui abbiamo letto Manganelli alle Far Oer, le Voci di Prokosch, l’Olanda di Flaiano e quella di Diderot, i carteggi di Fellini e Simenon, il Paraguay di Gimlette, l’Italia viaggiata da Piovene e lo scafandro di Bauby.

425 post in cui abbiamo visto il flop di Cimino, l’empatia tra Rota e Fellini, i killers della luna di miele, il film rumeno che ha trionfato all’ultimo festival di Cannes, l’omelette di Rossellini, il Signor Morte di Morris (il miglior film che ho visto in quest’anno solare), il monologo ‘i siciliani sono negri’, il Kinski raccontato da Herzog, Reptilicus, il Godzilla danese e Incubus, l’horror in esperanto con William Shatner.

Per essere il primo anno niente male, no?

Che buffa coincidenza!

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14 giugno 2007

Due giorni che non dimenticherò

Sono tornato poche ora fa. Sono stato via solo due giorni ma mi sembra di aver viaggiato un’estate. Sto divorando a morsi la beef-jerky di bufalo avanzata in frigo; stavolta nessuna marinata, stavolta seguo le indicazioni di Michele: "mi ha detto la commessa che si mangia cosi’, si strappano dei pezzi alla buona di dio e si mangia. Ah, mi ha anche detto che una volta aperta andrebbe tenuta nei sacchetti del pane. Anzi si era dimenticata di dirmelo e mi ha seguito nel parcheggio sventolandomi un pacco di sacchetti marroni". Sono partito martedì mattina.

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13 giugno 2007

Tra tre ore a Bologna

Sono a Imola. Ho dormito da un amico, tra poco uscirò di casa, andrò in stazione e prenderò un treno per Bologna. Là mi aspetta Egle, la moglie di Valerio. Alle 14 e 30 si celebreranno i funerali: immagino che ci sarà un curiosa mescolanza di amici che sapevano benissimo chi fosse Valerio e altri amici che cazzeggiavano quasi tutti i giorni con lui e ci litigavano e lo mandavano a quel paese, ma che di Valerio, o meglio, di Voice non sapevano nulla. Di che colore avesse gli occhi, del tono della sua voce, di come fosse la sua risata. Nicknames e parenti. Amici d’infanzia e amici del Forum. Molti amici di Valerio, come chi scrive, che di Valerio conoscevano solo le sue parole. Ma veri o virtuali, amici o nemici, saremo tutti lì per dargli l’ultimo saluto. Morire, dice qualcuno, non è mai un bel argomento. Vero, soprattutto per chi muore. Se poi chi muore, muore a 38 anni, i conti in questo Disegno Divino non ti tornano più. Qualunque Dio dovrebbe vietarlo per legge, anche solo ferirsi dovrebbe vietarlo, perchè morire a 38 anni è un po’ come farti giocare una finale di una coppa e poi richiamarti in panchina sul più bello. Morire, diceva Renard, vuol dire spegnere il mondo.Vorrà dire che il mondo, almeno quello di Valerio, cercheremo di riaccenderlo recuperando tutti i suoi scritti per farli leggere a chi non ha avuto il privilegio di conoscerlo.

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9 giugno 2007

Arrivederci Valerio

Non lo conoscevo personalmente. Non gli avevo mai visto gli occhi, non gli avevo mai stretto la mano. Si chiamava Valerio, forumista del Gambero Rosso, per avatar un enorme bandiera del Bologna che faceva garrire soprattutto quando era in vena di polemiche. Non sapevo avesse problemi di cuore, non possiamo sempre sapere tutto di tutti, l’ho letto oggi in un suo vecchio commento sul Papero Giallo. Ora capisco perchè questa ‘fame’ di vita, questo lanciarsi nelle polemiche, anche le più futili, con quella foga incendiaria, come se da queste dipendesse il Destino del mondo.

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