Sotto le feste, con le redazioni che si svuotano, coi direttori e i caporedattori in ferie, con la meglio casta sparpagliata tra cenoni, veglioni, settimane bianche e vacanze ai tropici, le testate finiscono in mano ai gregari, talora con esiti catastrofici. Come è succeso al ‘Corriere della sera’ che nel giro di poche ore ha giocato la carta della cinefilia in modo cinofilo, ha venduto per scoop scientifico una bufala, ha fatto harakiri con le religioni indiane (grazie a Carlo per avermelo segnalato).
Qualche giorno fa il ‘New York Times’ mi strappa un sorriso.
Sam Shepard, ve lo ricordate? Era il bello degli anni ottanta e oltre ad essere bello vero, era con David Mamet il miglior drammaturgo della sua generazione. Qualunque cosa facesse, la faceva meglio di tutti. Se scriveva una commedia vinceva il Pulitzer, se ci riprovava entrava nella Theatre Hall of Fame, se recitava in un film lo candidavano all’Oscar, se lo spaparazzavano stava cenando a lume di candela con Patti Smith o Jessica Lange. Uno speciale, insomma. Bè, lo speciale, informa lunedi il ‘Times’, è stato arrestato per eccesso di velocità e guida in stato di ebbrezza. Il giorno dopo però rettifica: “His arrest on charges of speeding and driving under the influence of alcohol occurred a year ago, not early Saturday morning. The Times regrets the error”. Stanno messi maluccio anche quelli del ‘Times’, no?
Ora: se in rete c’è uno che ha un occhio eccezionale nell’individuare plagi, errori, macroscopici errori di traduzione, correzioni, scambi d’identità, falsi, bufale, smentite, questi è Craig Silverman, titolare di ‘Regret the error’, blog de chevet per molti di noi nonché implacabile osservatorio delle nequizie della stampa di lingua inglese. Come ogni anno Craig ha assegnato i suoi Oscar. A leggere il palmarès, vi assicuro c’è da morire dal ridere.

Cominciamo con l’Oscar per il miglior errore di calcolo.
Lo vince a mani basse la redazione del settimanale californiano ‘Pleasanton’ che scrive in copertina: ‘9 anni dopo l’11 settembre’. Peccato però che l‘attentato alle Torri gemelle sia del 2001. Un solo uomo su tutta la Terra poteva sbagliare una sottrazione così elementare: Renzo Bossi, alias la Trota, il figlio pirla di Umberto B., quello convinto che il cubismo sia la polizia segreta di Fidel Castro. Eppure…

Miglior titolo dell’anno.
Questo è veramente un infortunio geniale capitato ai colleghi del ‘Daily Mirror’. In breve: Ant e Dec sono due presentatori inglesi molto popolari – Ant sta per Anthony McPartlin, Dec per Declan Donnelly. Sono quelli, giusto per darvi un’informazione in più, che tennero a battesimo Susan Boyle al ‘Britain’s Got Talent’ – ricordate la favola di Susan? il video su Youtube visto anche dai cannibali delle Andamane? Bè, quel giorno in redazione non trovavano il titolo giusto. Succedeva questo: i due lavorano insieme, fanno le vacanze insieme, fanno yoga insieme, vanno allo stadio insieme, insomma, praticamente sono gemelli siamesi, con una differenza: Ant è sposato con Lisa dal 2006, Declan no, Declan è divorziato, ma forse adesso ha trovato la donna della sua vita e la sposa, così adesso diventano gemelli per davvero. I colleghi del Daily – come il ‘Guardian’ spiega benissimo – buttano giù un po’ di titoli, poi finalmente scelgono ‘Can Dec finally match Ant?’. Ma nel tiraemolla frenetico quel ‘finally’ (finalmente) non si sa come diventa ‘anally’ (analmente). E Craig Silverman li punisce.
Il ‘Washington Post’ mica il Corrierino di Silver City deve trovare una foto per questa notizia da brivido:
‘36 Chicago area students killed sets record’. Nell’ultimo anno scolastico, 36 studenti sono stati assassinati. Chicago è la città col più alto tasso di omicidi di giovani di tutta la nazione. Più violenta di New York, più spietata di Los Angeles. E i geni del ‘W.P’ quale foto pescano dal loro sterminato archivio?

Una foto delle figlie degli Obamas mentre vanno a scuola!!!
Che a Michelle Obama, come minimo, sarà andato il caffè per traverso. Lo avrà eruttato come un geyser islandese su tutte le pareti del suo studio alla Casa Bianca, per poi chiamare Barack e fargli un mazzo così su quei deficienti del ‘Post’, mille volte peggio di quella demente di Tania Lundeen, la portavoce della ditta che le bambolizzò le figlie – ricordate ‘Sweet Sasha’ e ‘Marvelous Malia’? le bambole fotocopia delle sue figlie? Con Michelle furibonda e la Lundeen che negava tutto, come Clinton davanti al Gran Giurì. “They are beautiful names, not because of any resemblance to President Obama’s daughters – ripeteva – There’s nothing on the dolls that refers to the Obama girls”
No, dico, il ‘Washington Post’! Quello che con tutti i Pulitzer che ha vinto potrebbe usarli in una tombola al posto dei fagioli. Quello del Watergate. Quello di Woodward e Bernstein. Quello. Quello???
Aggiornamento:
Da radiare ci sono anch’io. Perchè nonostante sia scritto chiarissimo ‘Washington Times’ io l’ho letto ‘Washington Post’, e Giovanni ha fatto benissimo a bacchettarmi.
E benchè la differenza tra i due giornali sia enorme – il Wt sta al WP come la Padania sta al Guardian – resta comunque scandaloso l’uso di quella foto delle figlie degli Obamas.
A parziale scusante: erano le 22.50, volevo salvare in bozza il post, rileggerlo l’indomani con 2 caffè in pancia e aggiungerci altre cappellate, tra cui un esilarante errore di traduzione della Reuters. Ma invece del tasto ‘bozza’, ho premuto ‘pubblica’. E ho lasciato tutto così. Non è stata una grande idea.
Scritto da lorenzo cairoli alle 22:50, in Blog leggendari, Lo scemo del villaggio, Succede anche questo, cose che mi colpiscono, quello che mi diverte leggere in rete
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