Agnolotti&sinagoghe 3) – La Gemma delle Langhe cucina a Roddino

Il segreto meglio custodito di tutta l’Alta Langa è la ricetta della carne cruda di Gemma Boeri che a Roddino gestisce un’Osteria. O meglio, lo era fino a qualche minuto fa.

Il segreto meglio custodito di tutta l’Alta Langa è la ricetta della carne cruda di Gemma Boeri che a Roddino gestisce un’Osteria. O meglio, lo era fino a qualche minuto fa.

I piemontesi hanno un talento speciale per i soprannomi soprattutto se originati da cibi, usanze gastronomiche, tradizioni alimentari. Da secoli gli abitanti di Marmorito passano per essere dei mangia-babi (dei mangia rospi), quelli di Pancalieri dei mangia-cai (mangia cavoli), quelli di Livorno Ferraris dei ranè (dei pescatori di rane) e garantisco che potrei continuare così per molte pagine. Per la gente di Brandizzo fu coniato il soprannome di lapa-cosse (mangiatori di zucche) visto che erano così ghiotti da infilarle in ogni piatto. A Givoletto, l’adorazione dei locali per le cipolle ripiene filiò loro il soprannome di Ssiole-pin-e. I piemontesi di Cherasco e di Borgo San Dalmazzo sono invece lumacai per eccellenza.
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Agnolotti&sinagoghe è un’idea nata in collaborazione con la Bol di Maura Bolognini. Senza l’aiuto di Maura e della sua azienda questo splendido viaggio in Langa e in Piemonte e i pezzi che leggerete nelle prossime settimane non avrebbero mai visto luce.
In Langa ho fatto base a Dogliani dai cugini di Sandra che abitano in una conca coltivata a vigna; forse un giorno, Angela e suo marito apriranno un bed and breakfast, per adesso, affittano occasionalmente due stanze a un prezzo irrisorio. Mi hanno sconsigliato la matrimoniale perché avrei avuto problemi con le faraone dei vicini, a sentir loro, discrete e silenziose come gli Iron Maiden dal vivo.
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Ne ‘Il lapis del falegname’ lo scrittore gallego Manuel Rivas racconta la guerra civile spagnola e tra i personaggi che mette in scena c’è un pittore che disegna i volti dei suoi compagni di prigione come se fossero gli angeli e i profeti raffigurati nella Cattedrale di Santiago di Compostela. All’agente che dovrà sorvegliarlo, il sergente Landesa dice: “Non è un pittore da strapazzo. Questo dipinge idee“. E’ una frase bellissima, ma a Rivas le frasi bellissime escono dalle penna con una facilità irridente, con la stessa facilità con cui un timido arrossisce. E’ una macchina di frasi bellissime, Manuel Rivas. Però il pittore che dipinge idee le batte tutte.
A giugno sono stato alla Fiera di Verona, a Pulire 2007 e nel mio caprioleggiare da uno stand all’altro sono finito in quello della Bol e lì mi è tornata alla mente quella frase di Rivas. Esponevano dei carrelli multiuso, di quelli che vedi la mattina negli hotel quando lasci libera la camera, ma su quei carrelli, di norma anonimi come le cameriere che li sospingono, qualcuno aveva dipinto delle idee. Per la precisione due ragazze diplomate all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, volate, poi, in America a farsi le ossa. C’erano idee, su quei carrelli e colori, un’esplosione di colori. E fantasia audace, esuberanza, allegria. Per un attimo è come se le avessi viste all’opera le due ragazze, due medium impegnate a increspare la noiosa superficie di acque calcinose.
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