Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'Condor e Cappelli'

4 novembre 2009

La vera Champions League Kiev la sta giocando nei suoi ospedali

Qualche mese fa guardavamo con divertito sgomento l’altro mondo terrorizzato dalla pandemia influenzale. Città del Messico spopolata, uffici chiusi, mezzi pubblici deserti, gente con la mascherina a scuola, al mercato, persino ai giardini pubblici. In Egitto centinaia di migliaia di maiali sterminati in massa, rovesciati a centinaia nelle betoniere, innaffiati con calce viva, trafitti al cuore con sbarre di ferro. Asili in quarantena in California, con misure di sicurezza da peste pneumonica. E noi sorridevamo, pensando: ‘i soliti esagerati’. Adesso non lo pensiamo più. Assediamo i pediatri dei nostri figli, intasiamo gli ospedali, leggiamo che il virus ci costerà, euro più euro meno, come il Ponte sullo Stretto di Messina. A Kiev, dove stasera gioca l’Inter di Mourinho, l’emergenza è tale che l’Ucraina ha chiesto l’intervento dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Nato. Stasera verranno distribuite ottantamila mascherine, ultrà compresi, anche se il sindaco di Kiev, Leonid Cernovietski, aveva proposto che l’incontro si giocasse a porte chiuse.

Il primo ministro Tymoshenko ha commissionato ai detenuti delle carceri ucraine due milioni di mascherine e ha acquistato garza per per altre 96 milioni, che la dice lunga su quanto tema questa influenza che si ostina a chiamare californiana, a sottointendere che da parte sua stavolta non c’è alcun concorso di colpa. Non tutti la pensano così. Il blog Ukrainiana lo contesta aspramente: sarà anche californiana questa influenza, scrive, ma se muore così tanta gente la colpa è solo ucraina, perché nei nostri ospedali mancano gli ossigenatori. ‘Ukraine Today’ confida in un inverno rigidissimo che possa fare tabula rasa del virus killer, mentre il ministro della Sanità prega tutti i politici almeno per una volta di astenersi dal dare consigli ai medici.

© Lorenzo Cairoli

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30 ottobre 2009

Test etilico per Condor

Tra pochi minuti su Radio 2 Luca Sofri e Matteo Bordone parlano di etilometri israelitaliani.
Per ascoltare Condor, qui.

E su ‘La Stampa’ invece si scrive di villaggi infestati

Update: Alessandro della Mora di ‘Quattroruote’ conferma tutto quello che ho scritto ieri sullo scandalo etilometri.

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25 marzo 2009

Date il Pulitzer ad Alfred Sirleaf, vi prego

Non capita tutti i giorni che Matteo Bordone a ‘Condor’ ti definisca ‘uno dei massimi rassegnatori di stampa internazionale’. Il neologismo, coniato lì per lì come un risotto espresso, mi ha strappato un sorriso e perchè no, un moto d’orgoglio che sommato a questo attestato di stima di Alessandro suggella una settimana, almeno per me, da incorniciare. Così ho pensato di festeggiarla con una storia speciale. Quasi tutte le storie davvero speciali che ho raccontato su questo blog erano made in Africa: i quindicimila coccodrilli scomparsi nel nulla del lago Kamnarok, i baraccati di Kibera che dispensano al mondo perle di sviluppo sostenibile – discariche trasformate in fattorie biologiche, grandi cucine ecologiche alimentate con l’immondizia degli slums – Roger Milla che sequestra 120 pigmei, il ranger Kimojino che combatte a colpi di blog il bracconaggio nel parco Masai-Mara, gli scultori di Tabaka che che intagliano nella pietra saponaria la saga della famiglia Simpson, Cyril Mazibuko il piccolo e leggendario zulù parapendista. L’Africa è elementare come i suoi bisogni e le sue tragedie, perchè chi è assediato dalla fame e dalle carestie non si ingombra di metafisica, ma ha imparato tecniche di sopravvivenza che hanno dell’incredibile, che non tengono conto delle nozioni di spazio e tempo e tutto ciò di cui ha bisogno lo costruisce con gli scarti vomitati dalla civiltà. In Africa chi rovista nella spazzatura e trova un blocchetto di calcestruzzo o mezzo chilo di ferraglia arrugginita esulta come se avesse ricevuto in dono un iPhone. Con una tanichetta di plastica di olio i bimbi ugandesi ci costruiscono un Suv rudimentale. Coi rottami di una Honda Civic, di una Toyota e di un 747 schiantatosi al suolo, un nigeriano si è costruito un elicottero (vero, non un giocattolo come il Suv dei bimbi!). Di esempi così, ne potrei elencare per settimane. Ottimismo olimpico, sogni a vagoni, sudore a litri. Ecco la ricetta dell’Africa: credere col poco che ha di poter cambiare il mondo. Dopotutto, gli aerei di carta volano.

Tubman Boulevard è una delle strade più trafficate della city di Monrovia, la capitale della Liberia. Una cicatrice smisurata che attraversa il volto butterato di una delle città più martoriate dell’Africa, su cui si affacciano il JFK Hospital, l’Università, la City Hall e le più importanti ambasciate. Se vi capitasse di percorrerla a un certo punto verreste attratti da una baracca di legno chiaro che come un magnete richiama intorno a sè grappoli di folla. Appesa alla baracca c’è un enorme lavagna e la gente si ferma a leggerla. E’ il ‘Daily Talk’, il quotidiano on the road dell’ingegnoso Alfred Sirleaf, il primo blogger analogico del mondo. E’ un vero e proprio quotidiano che Sirleaf assembla ogni giorno dopo aver letto una mezza dozzina di giornali e aver ricevuto notizie dalla sua rete di corrispondenti che lo tengono informato via cellulare. “La maggior parte dei liberiani non può permettersi di comprare un giornale e se anche avesse i soldi per comprarlo non saprebbe leggerlo. Internet è un lusso per pochi, non parliamo poi dei televisori. Ma questo paese ha un bisogno disperato di informazione: veniamo da due guerre civili, da quattordicianni di violenze e di massacri. Il paese è ancora malato di odio e di corruzione. La gente deve sapere cosa succede ogni giorno in Liberia e io glielo scrivo su queste lavagne, e se non capisce il significato delle parole, parlo a loro col linguaggio dei simboli“. Se la notizia riguarda i soldati dell’Onu, Sirleaf appende sulla lavagna i caschi blu dei soldati delle Nazioni Unite. Se parla del presidente, il simbolo è un coprimozzo cromato. Se il tema è l’energia elettrica, una lampada a cherosene attirerà l’attenzione dei lettori. Per scrivere il ‘Daily Talk’ non impiega mai meno di due ore. I testi devono essere semplici e sintetici, scritti nel broken english che la gente parla in strada- nel giornalismo africano non c’è spazio per le grandi firme, per chi si scrive addosso, per chi si compiace della brillantezza del suo stile; il giornalismo africano è sobrio, pedagogico, sorvegliato, perchè un’espressione incauta può scatenare l’apocalisse.

La calligrafia del ‘Daily Talk’ deve essere chiara, i caratteri grandi e netti da permettere la lettura delle notizie anche agli automobilisti in transito. Sirleaf non è un professionista del giornalismo: ha studiato in una missione americana, poi nel 1990 ha dovuto interrompere gli studi a causa della guerra civile e solo dieci anni dopo ha potuto riprenderli e diplomarsi. Il suo giornale di strada così libero e naif gli ha procurato parecchi guai. Sotto la dittatura di Charles Taylor è finito prima in carcere, poi è stato costretto all’esilio. “E col ‘Daily Talk’ ci riesci a vivere?” – gli hanno chiesto i giornalisti stranieri. “Per adesso no – ha risposto Sirleaf – Se la gente è soddisfatta, ogni tanto ci scappa un regalo. Legumi, riso, pesce secco, carte telefoniche prepagate. Ma forse un giorno, chissà. Magari, troverò uno sponsor”.

© Lorenzo Cairoli

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2 gennaio 2009

Il 2008 in 12 post – (4) Questo pazzo pazzo web

29 luglio 2008

Cartoline da Kinder – Kinder dalla A alla Z (versione random)

HULK
Luca Sofri pensa di somigliare a Brunetta. Sveva non la pensa così. Prima di partire mi ha sussurrato nell’orecchio: “Papà, non trovi che Luca somigli un pochino a Hulk?”

IPOD
Grazie a Kinder e a Sveva ora so che l’iPod è un lettore di musica digitale basato su hard disk e memoria flash. Fino a ieri pensavo fosse una Ong. O un indice economico tipo P.I.L. Ne abbiamo trovati due nelle nostre buste di benvenuto. Gli occhi di Sveva appena ha visto il suo iPod si sono illuminati come torce. Credo che dall’8 settembre non si perderà una sola puntata di Condor.

RAMENARO
Matteo è stata una rivelazione. Primo, ho scoperto che è varesino come il sottoscritto. Liceo classico al ‘Cairoli’. Poi, dal vivo è molto, molto, molto, molto più divertente che in radio. Infine, è un’esilarante fucina di aneddoti. Sui leghisti in trasferta a Roma, su Silvan ospite d’onore alla festa di ‘Rolling Stones’, sui party di Capalbio. Ma il Bordone all’ennesima potenza è quello che ti racconta i ristoranti monotematici del Giappone. “Vuoi il ramen? Vai dal ramenaro. Fa solo zuppe. Vuoi i soba? Vai dal sobaro. Ti tira le tagliatelle sotto al naso. Vuoi il tempura? Vai dal tempuraro. Frigge da Dio”. E così via… (e se vuoi mangiare il toro? la parte più grassa e saporita del tonno che fai? vai dal torero o dal toraro? Sai che mi sono dimenticato di chiederglielo?)

SANGIOVESE
Sulle colline forlivesi c’è un grande vigneron, Stefano Berti, che ho scoperto grazie a Massimo Mantellini. Il suo Sangiovese Superiore Calisto del 2005 è un vino ariostesco: barocco, vellutato, rutilante. Uno schiaffo esemplare a chi considera ancora il Sangiovese un vino da battaglia.

CORNA
Si chiama ‘Alpenfaunamuseum’ il museo regionale della fauna alpina di Gressoney-Saint- Jean, ma per tutti in paese è il museo ‘delle corna’. 2030 trofei: le corna di 954 caprioli europei, di 770 camosci alpini, di 124 cervi europei, di 70 stambecchi, senza contare le corna di 11 alci, 4 wapiti, 26 antilopi africane, 35 caprioli siberiani e 20 cervi della Virginia.

FLORIS
Floris con la nuova redazione di ‘Ballarò’. Conoscevo il Floris conduttore, adesso ho conosciuto anche il Floris padre (che straccia il Floris conduttore). L’ho sentito raccontare al figlio storie di animali preistorici che nemmeno Cecchi Paone alla ‘Macchina del Tempo’….

LIPPERATURA
Alessandro Bonino ha scritto con Stefano Andreoli ‘Sempre cara mi fu questa ernia al colon’. Lo ha pubblicato Mondadori, lo ha prefatto Stefano Bartezzaghi, lo hanno già comprato 10.000mila audaci. Ecco Alessandro che firma una copia del suo best-peter-sellers.

T-SHIRT
Non conoscevo Mariangela e Alfredo: sono stati una delle più belle cose che ci sono capitate a Kinder. Hanno fatto da zii a Sveva quando il suo babbo andava per sanguinacci e mocette. L’hanno persino portata in ‘discoteca’. Alfredo ha sfoggiato una collezione di estrosissime t-shirts. Ogni giorno ne cambiava sempre un paio, con scritte del tipo: ‘Se fai sesso con gli elefanti non stare mai sotto’ ‘Salviamo il Darfur da Mia Farrow’ ‘Perchè i leghisti vogliono prendere le impronte anche ai cd-rom?”.

EDGAR
Il nostro mitico cameriere dell’Alpenrose Hotel. Sveva dice che somiglia a Edgar, il maggiordomo degli Aristogatti. Ci ha fatto ingrassare come oche, appena uno si distraeva gli asfaltava il piatto di fonduta o di carbonade. Secondo me è pagato a chili. Gli danno una percentuale ogni volta che un cliente finisce sovrappeso

ULTIMA RATIO
Da sinistra: il Professor Sofi, Diego, Michela, Luca Sofri (versione Hulk), Mariangela, Alfredo e il Cairoli

WII
Torneo di tennis con la wii. Sveva contro Francesca Mantellini. “Battila ti prego – l’ho implorata – Così magari scalo qualche posizione su Blog Babel”…

(Domani la seconda parte)

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26 luglio 2008

Cartoline da Kinder – Violini di capra, ravioli ripieni di salame di turgia e il mitico ganascino di Gaudenzio Portè

Domani, purtroppo, finisce la quattro giorni di Kinder. Tutto molto bello, tutto molto ben organizzato. Gressoney è stata una rivelazione, soprattutto a tavola. Di Kinder, di questi quattro giorni, e delle persone incontrate, racconterò martedi. Di quello che ho mangiato in questi giorni qualche anticipazione. Giovedì alle 19 aperitivo con buffet fuori dall’Alpenfaunamuseum. Un tripudio di affettati insaccati dall’ottimo Alberto Busca, norcino e chef autodidatta. “Non ho fatto nessuna scuola - mi confida – nemmeno l’Alberghiero. Giusto il Liceo Classico così se devo cucinare un coniglio so come si chiama in latino“. Oggi sono andato a trovarlo nella sua Bierfall e Alberto mi ha mostrato tutti i suoi gioielli, primo fra tutti questo sontuoso violino di capra…

I sanguinacci in Val d’Aosta vengono fatti con patate, carne suina e barbabietole rosse, che conferiscono ai boudins l’inconfondibile color fucsia. Il bluetworscht di Alberto è uno dei rari sanguinacci che ho mangiato in Val D’Aosta con sangue di maiale in luogo delle barbabietole.

Il lardo qui si chiama speck, e quello insaccato da Alberto è semplicemente eccezionale come pure la pancetta di schiena affumicata. Non la arrotola, la tiene piatta, la stende e la lascia venti giorni sotto sale. Poi la appende per due giorni in modo che la pancetta rilasci tutta l’acqua. Infine fa delle fascine di ginepro, alloro e rosmarino – se è inverno le passa nella neve – e poi nella brace. La pancetta viene fatta affumicare per 4 ore, si lascia riposare e si finisce con altre due ore di affumicatura.

Mocetta di mucca. Tra le specialità norcine di Alberto segnalo una strepitosa mocetta di capra, salami di maiale, salami di mucca, salami misti, mariola e tra gli affumicati, petto d’anitra e un superlativo salmone svedese servito insieme a burro d’alpeggio. Alla Bierfall, inoltre, ottime birre crude, un menù che varia ogni giorno, un opulento stinco di maiale alla birra scura e un delizioso coniglio allo spiedo.

Bierfall
Piazza Umberto Primo,7
11025 Gressoney

Tel.: 333 6927413

Poco oltre il locale di Alberto c’è il ristorante Nordkapp di Luca e Priya Malberti. Nel curricula di Luca, un mese da Gordon Ramsey e Pierino Penati. Molte incertezze nel servizio, tavoli troppo vicini, vini al bicchiere che arrivano in tavola anonimamente (devo sempre chiedere che vino è; al secondo bicchiere, mi cambiano vino senza consultarmi e solo dopo mia richiesta apprendo dalla cameriera che è ‘un Amarone’, ma non sa specificarmi nè l’azienda, nè l’annata. In compenso lo chef ha talento e almeno tre piatti sono rimarchevoli. Su tutti, i ravioli ripieni di salame di turgia su schiuma di patate…

…. il tenerissimo ganascino di Gaudenzio Portè, macellaio di Pont Sain Martin, a cui si deve anche l’egregio salame di turgia di cui parlavo sopra, quasi ai livelli di quello di Sergio Picatto, il Cervantes dell’arte norcina di San Francesco al Campo. Il salame di Turgia nacque nel Canavese occidentale, tra Ciriè e le Valli di Lanzo; nacque per riciclare le carni delle vacche a fine carriera, troppo asciutte per essere lessate o brasate. Non avendo ancora inventato le bresaole, i norcini di allora decisero di insaccarle in un salame insieme a lardo, pancetta e droghe…

…pregevole faraona disossata con lardo, senape dolce e crema di melanzane.

© Lorenzo Cairoli

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6 giugno 2008

Condor torna nell’hangar

Oggi rientra nell’hangar ‘Condor‘ la trasmissione radiofonica di Luca Sofri e Matteo Bordone, con la quale spesso ho avuto il piacere e il privilegio di collaborare. Ma Condor riprenderà a volare a fine luglio, atterrando dal 23 al 27 a Gressoney, in Val d’Aosta, nella colonia estiva di Kinder. Chi fosse interessato a partecipare iscrizioni aperte ancora fino al 4 luglio. Il programma è eclettico e spumeggiante, uno struggente pranzo d’addio, Paolo Virzì che racconta la genesi ‘dalla regia alla seggiovia’, tornei di calcetto, proiezioni rituali e tautologiche, sbronze di Genepy, ore piccole in discoteca, pic nic in vetta, ospiti come Morgan, Giovanni Floris, Giorgio Vasta della Scuola Holden, bloggers come i già citati Sofri, Bordone, Gianluca Neri, Massimo Mantellini…e anche il Cairoli. Ci sarà da divertirsi.
Io per adesso mi sono iscritto al seminario ‘dall’accetta alla mocetta’, farò le ore piccole in seggiovia e mi iscriverò al torneo di Shangai, dove al posto dei 31 bastoncini colorati si giocherà con 31 sanguinacci della premiata macelleria di St.Pierre.

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1 maggio 2008

RaiRadio2 – Anche ‘Dispenser’ appende un cappello sulle frattaglie del Cairoli

Non solo ‘Condor’ appende il cappello su questo blog. Anche un’altra trasmissione di RaiRadio2 ‘Dispenser’ ha parlato (l’8 aprile) del sottoscritto e del libro di Roberta Schira ‘Il libro delle frattaglie’. Purtroppo, avendolo saputo solo ieri non sono riuscito a recuperare e ad ascoltare la puntata, in compenso ho trovato questo resoconto della GeeGee che ringrazio per le belle parole spese sul Cairoli narratore di frattaglie. Condor invece ha parlato del Cruyff (quasi) rapito (il 18 aprile) e del genocidio armeno (il 24). Nel corso della puntata del 18, Luca Sofri sottolineava:

Lunedi scorso in un intervista a una radio catalana Cruyff ha raccontato la notizia che poi ha fatto il giro del mondo anche se qui in Italia il primo che l’ha segnalata è stato il nostro amico Lorenzo Cairoli sul suo blog ‘Un posto dove appendere il cappello’…

I complimenti fanno sempre piacere e fanno piacere a tutti, ma fanno piacere tre volte di più se arrivano da colleghi come Luca e Matteo Bordone che da mesi leggono questo blog apprezzando gli sforzi di chi lo scrive. Si è vero, il primo a segnalarla sono stato io, come è successo per Asli Bayram, Anna Frank tedesca e musulmana, o per la stolen generation di Evonne Goolagong, o per il caso Danny Baz e così via. Il segreto? Leggere cinque lingue, leggere almeno 30 quotidiani on-line tutti i giorni e non solo ‘The Guardian’ o ‘The Washington Post’ ma andare a curiosare anche sul ‘The Jakarta Post’ o sul ‘Madagascar Tribune’, cercando sempre storie interessanti da condividere, analizzando ogni notizia, curandola, limandola, bulinandola, smaltandola, levigandola, lustrandola, rifinendola. Un lavoro serio e capillare, da buon artigiano dell’informazione. E pian piano, come vedete, questo lavoro inizia a pagare. Buon primo maggio a tutti.

© Lorenzo Cairoli

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29 marzo 2008

Condor vola su Truckspills

Solo ieri sono riuscito ad ascoltare su RaiRadio2 la puntata di Condor di Pasquetta. Matteo, Luca, grazie di cuore. Nemmeno un ufficio stampa mi avrebbe pompato così.
Per chi vuole ascoltarla: qui o qui

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11 marzo 2008

‘Condor’ beve dalla teiera di Sky Kingdom

Continua la sinergia con ‘Condor’ il bel programma di Luca Sofri e Matteo Bordone su RaiRadio2.
Ieri, si è parlato della setta di Ayah Pin e di Malaysia.
Per chi volesse ascoltare la puntata, andate qui: è quella del 10 marzo.

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