Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'David Link'

19 luglio 2009

David Link – I cult del web – La nuova rubrica domenicale del Cairoli

A furia di navigare ogni giorno in rete, sabato, domenica, feste comprese, a furia di macinare chilometri, lingue e notizie, collezionare storie, persone e personaggi, leggere testate, siti e blog, vedere il mondo combattere la noia, la miseria e la dittatura, ho messo da parte una library di articoli impressionante, che ora mi piacerebbe condividere con voi. Ogni domenica, cominciando da oggi, ‘David Link – I cult della rete’ articoli, post, video e foto da siti e blog di tutto il mondo.

Il djembe (trascritto anche come djembè, djambè, djembé, jenbe, jembe, djimbe e secondo altre varianti) è un tamburo a calice originario dell’Africa Occidentale, in particolare della Guinea Conakry, Mali, Burkina Faso, Senegal e Costa d’Avorio e oggi diffuso in tutto il mondo. Il djembè è composto da un calice in legno ricoperto di pelle di capra o più raramente di mucca e da un sistema di tiraggio della pelle stessa, formato da corde e da cerchi metallici. Ma in Africa c’è chi il suo djembe se lo costruisce anche senza calice di legno, anche senza pelle di capra, anche senza corde o cerchi metallici. Gli basta fare un salto nella discarica più vicina e rimediare qualche sacco della spazzatura. Da venti tonnellate di sacchi della spazzatura, si possono costruire 2000 djembe. Mi torna alla mente una pagina de’ Gli Onori Perduti’ della scrittrice camerunese Calixthe Beyala:

Poi c’è la puzza dell’immondizia depositata sulla piazza del quartiere che aspetta la nettezza urbana municipale, una volta all’anno, la vigilia di Natale. Se ci passate un giorno, verso l’ora di pranzo nel sole abbagliante, vedrete i miei compatrioti che ci frugano dentro. Due dita che estraggono un pomodoro le cui macchie biancastre indicano lo stato di marcescenza. “Chi l’ha buttato via? Ma è buonissimo!”. E’ il capo del quartiere – capo perché è l’unico cuscussiano a possedere una baracca a due piani con vista dall’alto sulla piazza – un grosso negro dalle labbra tumide, accavalla le gambette e, con la testa da scimpanzè mollemente appoggiata sullo schienale della sedia a dondolo, esclama: “Questa terra è straordinaria! Non si butta via niente!”.

Gil Zohar sul ‘Jerusalem Post’ racconta una drammatica storia di emergenza abitativa che ha per protagonista una coppia araba di Gerusalemme. In quindici anni ai coniugi Shawamreh e ai loro sette figli gli israeliani hanno demolito casa quattro volte. Adesso davanti alla loro abitazione incombe minaccioso un quinto bulldozer pronto a fare nuovamente tabula rasa. “Salim and Arabiya Shawamreh and their seven children symbolize the Kafkaesque reality of life for many of the 245,000 Arabs dwelling in Israel’s capital” – scrive Zohar.

E’ morto Walter Cronkite and that’s the way it is. Durante la sua conduzione a CBS Evening News, era spesso citato nei sondaggi degli ascoltatori come ‘l’uomo più creduto d’America’. Per lui coniarono il termine ‘anchor’.

Amnesty International Portogallo: campagna contro le violenze domestiche

Sulla Luna Armstrong e Aldrin mangiarono hot dog, pancetta, pesche in scatola e biscotti, il tutto innaffiato da caffé caldo. ‘Repubblica’ ricorda i primi quarantanni dell’Apollo 11 con ‘cento cose da sapere’. El Pais’ rende invece omaggio a Emilio Herrera a cui la Nasa si ispirò per disegnare i caschi e le tute dei suoi astronauti

Cosa ha portato la gente di questo paesino della Carelia del Nord ad attendere con ansia la deiezione di una mucca?

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12 luglio 2009

David Link – I cult del web – La nuova rubrica domenicale del Cairoli

A furia di navigare ogni giorno in rete, sabato, domenica, feste comprese, a furia di macinare chilometri, lingue e notizie, collezionare storie, persone e personaggi, leggere testate, siti e blog, vedere il mondo combattere la noia, la miseria e la dittatura, ho messo da parte una library di articoli impressionante, che ora mi piacerebbe condividere con voi. Ogni domenica, cominciando da oggi, ‘David Link – I cult della rete’ articoli, post, video e foto da siti e blog di tutto il mondo.

Il primo articolo somiglia una di quelle commedia della Ealing, primi anni sessanta, quelle dove non mancava mai Terry Thomas e dove si rideva mettendo in burla il campanilismo tra francesi e inglesi. Il pezzo è del ‘Wall Street Journal’ e racconta la crisi del trentesimo anno tra due città gemellate: l’inglese Wallingford e la francese Luxeuil-les-Bains. Nasce tutto nel 1979, per pura fatalità: è sera, degli scouts di Luxeuil-les-Bains, in vacanza in Inghilterra, scendono alla fermata sbagliata del bus. La località è Wallingford, è tardi, gli hotel sono pieni, ma la gente di Wallingford si fa in quattro per ospitarli. Tra gli scouts, c’è il figlio del sindaco di Luxeil, al ritorno decanta al padre la cortesia della gente di Wallingford, da cosa nasce cosa e le due città si ritrovano gemellate. All’inizio, il rapporto sembra idilliaco, poi come in tutte le coppie il menage comincia a incrinarsi, ed ora Wallingford e Luxeuil si prendono a pesci in faccia, un po’ come i Roses, e l’aria che tira è di divorzio.

Il secondo link risale ad aprile. Leggevo spesso il ‘Los Angeles Times’ a caccia delle corrispondenze dall’Asia dell’ottima Barbara Demick e di pezzi sul narcotraffico messicano. Un giorno mi imbatto in questo pezzo di Nicholas Riccardi su cui avrei voluto ricamarci un po’ sopra perché la situazione a Tombstone, Arizona, è diventata grottesca, incasinatissima, e, a modo suo, drammatica. Una storia che incarna in modo esemplare questa America incerottata che Obama ha avuto in dote da Bush, dove il lavoro non è più un diritto ma qualcosa che prima ti devi inventare e poi difendere col coltello tra i denti.

Il terzo link è roba da yogurt, ma stavolta Bernard Kouchner non c’entra nulla. C’entra invece la Danone che spiazza tutti e crea un’interessante sinergia in Bangladesh col premio Nobel Muhammad Yunus.

Poi ci sarebbe questo quarto articolo from Kazakhistan ad altissimo tasso tossicoalcolico – secondo me l’autore è uno che la cocaina la consuma a ettari. Deve averne così tanta sul desk che basta un refolo di vento perchè la prossima migrazione i gabbiani kazaki la facciano a San Patrignano. Trattasi di un progetto per costruire in Kazakhistan la prima ambasciata al mondo per alieni con annesso hotel, teatro e servizio di traduzione simultanea. (Per vulcaniani, ci pensa la Berlitz?)

Per saperne di più sulla crisi iraniana, vi consiglio caldamente questo film di Manon Loizeau – se siete dei fan di ‘Report’ e di Milena Gabanelli, di lei sapete tutto.

Due parole su Facebook. Dove non solo ho scoperto un ‘Cairoli in the world’, ma venti, sottolineo venti, gruppi pro-salama da sugo: da quelli della salama, salama da sugo day, Toglietemi Tutto…ma brìsa al Cùtghìn, la Salàma e la Bundiòla!!! Mi sono iscritto al primo, dove c’era questa foto che per me eguaglia il miliziano di Capa

Strepitosa, invece, la recensione di Seia di ‘Un gioco da bambini ‘di Ballard. Una di quelle recensioni che alla fine ti fanno correre in libreria. E se il libro non c’è, se è fuori catalogo, se è esaurito, ti esaurisci tu e ti viene quasi il magone. Seia, seiadorabile quando scrivi così.

Ricordate il pezzo che scrissi sul dittatore turkmeno Turkmenbashi? Un collezionista di orologi di Catanzaro mostra con orgoglio proprio uno degli orologi del dittatore. Un’occhiata, la merita.

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