
La verità? Mi ero rassegnato. La mia lettera alla blogosfera sembrava finita nella sacca di un portalettere distratto e a parte qualche link dei soliti, ma sempre preziosi, tumbrl – sembrava proprio che delle occupazioni romane ai blogger non importasse granché, anzi, non importasse proprio nulla. La stessa assordante indifferenza la riscontravo parlando coi miei colleghi della carta stampata che eludevano le mie email con la scusa che tutto quello che accadeva a Roma (gli sgomberi in grande stile, le proteste dai tetti dei musei Capitolini, le deportazioni degli occupanti – e badate bene, l’uso della parola deportazione, che evoca quel che evoca, di pretestuoso stavolta non ha nulla, di legittimo, semmai, tutto) fossero solo cronaca locale. Ma finalmente qualcosa si è mosso. Con una stampa che da mesi fa a gara nel dipingerci più efferati di un cartello del narcotraffico messicano, più illegali di un infanticidio, più mafiosi di un pizzino, leggere Francesco, Fabio e l’inattesa e gradita sortita di Luca, rinfranca e allontana per un po’ i cattivi pensieri.

Viviamo da settimane come funamboli. Men on wire, senza rete (e qualcuno di noi, senza nemmeno materasso). Vediamo le nostre occupazioni svuotate con operazioni di polizia sudamericana, vediamo confinare i nostri compagni in lager chiamati, con perfida disinvoltura, ‘centri di prima accoglienza’, li vediamo arrestare per ritorsione quando i carabinieri non riescono a eseguire lo sgombero pianificato – 8 marzo, docet. Ieri, siamo andati a visitare i magazzini dell’Ex Fiera di Roma dove sono ammassati gli effetti degli sfollati del ‘Regina Elena’. Uno spettacolo desolante. Immaginate una vallata di mobili, materassi, elettrodomestici, presidiati da un pugno di custodi la cui fallace vigilanza è da denuncia immediata.
Imballaggi sfondati, frigoriferi colonizzati da centinaia di blatte, dvd e libri disseminati per terra, calpestati dagli stessi custodi come fossero mattonelle, quadri dai vetri frantumati, elettrodomestici sfasciati da un trasloco che ha oltraggiato due volte gli sfollati del ‘Regina Elena’ – per non parlare dei computer: tastiere e mouse, che emergono surrealmente dalla spazzatura. Per un attimo provi a pensare: ‘e se in mezzo a tutto questo, ci fosse stata anche casa mia?’. E ti si stringe il cuore e non capisci più se è più forte l’angoscia o la rabbia, la voglia di far cadere le braccia o di alzare le mani contro qualcuno.

Ieri informava Epolis – viva i free-press, se l’altra stampa, quella ufficiale, insabbia e tace troppe verità – continua la detenzione dei cinque compagni dell’8 marzo. Siccome è bene ribadirlo, non è solo cronaca locale, ma fatti che riguardano tutti noi romani e non romani, occupanti e studenti, casalinghe e commercianti, liberi professionisti e liberi cittadini, si stanno raccogliendo centinaia di firme per la scarcerazione di Gabriele Giovannetti, in carcere da due settimane con altri quattro occupanti dell’8 marzo. Tra i firmatari, il candidato al Nobel per la Fisica Giorgio Parisi e il filosofo Gianni Vattimo. E sapete perchè? Perché Gabriele è un ricercatore in fisica, collaboratore dell’INFN, e lavora tra i Laboratori Nazionali del Sud (LNS) di Catania e il Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma “Sapienza”. Una bella persona di valore, cristallina, lontana anni luce da quella famigerata campagna d’odio e menzogna mediatica scatenata dai giornalisti pitbull del ‘Tempo’ e del ‘Messaggero’, che un giorno ha azzardato, come chi vi sta scrivendo, una scelta di vita in controtendenza, vivere in un’occupazione (come Rolando che nel 1999 vinse un David di Donatello e che da pochi giorni vive con la sua compagna nell’occupazione dell’ASL di via Tempesta).

In edicola, da ieri, c’è anche ‘Geo’ che ha cercato di raccontare alcune storie di occupanti e di occupazioni. Un plauso a Veronica Raimo che ha provato a farlo con le parole e a Alessandro Imbriaco con le immagini. Essendo ‘Geo’ un mensile, il reportage era impaginato già da questa estate e mi è venuto un brivido nel leggere le ultime parole del pezzo dedicato a Francesco, alias Pellicano. “Si vocifera uno sgombero del ‘Regina Elena’ a settembre. Ma io sono sempre in prima linea. Nei picchetti, nelle manifestazioni. E non solo per difendere quello che ho conquistato ma per aiutare gli altri”. Per Pellicano ormai è questione di vita o di morte.
La voce era vera, purtroppo. Il ‘regina Elena’ è stato sgomberato. Oggi Pellicano è vivo, ma nel lager di Grotta Celoni. Speriamo che il suo incubo, come quello di altre centinaia di persone, finisca presto.
Ma se la blogosfera continuerà a parlare di tutto questo, a evitare che poteri forti e giornalisti corrotti occultino queste verità e le manipolino, se altre voci, oltre a quelle belle di Fabio, Francesco e Luca si leveranno a difesa delle occupazioni, sarà più difficile per gli altri coprirci di fango.
Gabriele libero. E con lui Sandro, Sandrone, Simone e Francesca.
Update: Sandrone è libero, con obbligo di firma. Gabriele e Francesca, ai domiciliari.
© Lorenzo Cairoli
Scritto da lorenzo cairoli alle 13:58, in Amici che hanno appeso il cappello da me, Cose di cui andare fiero, Finire in strada nella Roma di Alemanno, Parlando con la gente, Polemicario, Roma-nzo, Stupore, Succede anche questo, cose che mi colpiscono, quello che mi diverte leggere in rete
4 Commenti »