Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'I coriandoli di Elena'

26 settembre 2007

Pordenonelegge – di Elena Stramezzi

La ragazza che è rimasta in piedi vicino a me all’incontro con il famoso anziano poeta francese, rimpiange di aver messo i tacchi da dieci centimetri questa mattina, e si agita cambiando posizione, fino a quando, dopo una ventina di minuti, abbandona la sala ticchettando sui sandaletti, seguita dagli sguardi discreti degli uomini presenti. La sala, decorata di stucchi settecenteschi, e illuminata da un grande lampadario di cristallo, è strapiena, e in molti siamo rimasti in piedi. Non so niente di poesia, sono qui per curiosità, e forse sono la più ignorante tra i partecipanti a questo incontro, e anche la più distratta tra questo piccolo, attentissimo pubblico di appassionati che segue con il collo teso, in assoluto silenzio, sorridendo beatamente tra sé, o assentendo gravemente, le parole in francese, deformate dal microfono, strappate a forza all’età e alla fatica dal vecchio poeta. Mi perdo nel ricordo infantile della voce cavernosa di un Ungaretti in bianco e nero che leggeva i versi di Omero all’apertura dell’Odissea televisiva , e cerco poi di seguire la traduzione accurata dell’interprete che ce la mette tutta, ma che vanifica ogni pathos leggendo i suoi appunti stenografati con la voce indifferente dei conduttori dei telegiornali, quando sembra che proprio facciano apposta a fare le pause nei punti sbagliati del discorso. Poco male, gli appassionati applaudono felici.
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15 agosto 2007

Automobili – di Elena Stramezzi

L’ultimo coriandolo di Elena è datato 27 giugno. Da allora Elena ha chiuso la fabbrica. Impegni personali, crisi mistico-creative, l’aria ’serena‘ di Treviso che dà alla testa (chiedere a Gentilini che prima di prendersela coi culattoni, suggeriva contro gli extracomunitari:”Vestirli da leprotti e poi fare pim pim pim col fucile“). Il giro del mondo da cui è tornata qualche mese fa le sembra viaggiato da un’altra o in un’altra vita e agosto complica tutto col suo nulla accidioso. Per fortuna la sua mano è sempre calda, il suo narrare puntualmente ironico e graffiante. Stavolta racconta di automobili. Buona lettura.
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27 giugno 2007

Dalla finestra: le vite degli altri 2 – di Elena Stramezzi

Il condominio è grigio? Facciamo diventare quadri le parabole satellitari! L’idea è venuta ad un’artista olandese che passava ore affacciato alla finestra come l’Elena di questo coriandolo. Un coriandolo di quotidiana investigazione, passando la giornata ad osservare cosa ci succede intorno, perchè si deve sempre partire dalle cose più vicine per capire il mondo degli altri. Elena lo aveva già fatto con gli scontrini dei farmaci e con le spese mediche per i 730. Andando in Val Rendena a parlare di aborigeni australiani ai ragazzini di una scuola media. Raccontando la tragicomica odissea di chi è in cerca di un lavoro. Oggi, stando semplicemente alla finestra. Buona lettura.
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8 giugno 2007

730: Le vite degli altri – di Elena Stramezzi

Il Giro del Mondo ha avuto effetti benefici su Elena che da quando è tornata ogni cosa che racconta, la racconta in forma smagliante. Non importa cosa. Le è sufficiente un piccolo lavoro a tempo determinato, dei 730 da ricontrollare e il racconto prende forma; come quando sviti il flacone di un balsamo e subito senti il tuo naso piacevolmente assediato da effluvi resinosi. Questo avvalla le teorie dei neurologi americani che dopo aver monitorato folte campionature di viaggiatori,sono giunti alla conclusione che il cambiare ambiente e avvertire il passaggio delle stagioni nel corso dell’anno stimola i ritmi cerebrali e contribuisce a un senso di benessere, di iniziativa e di motivazione vitale. Ma avvalla anche il pensiero-nomade di Chatwin ‘il viaggio non soltanto allarga la mente; le dà forma’ e dà ragione a Robert Louis Stevenson che nel suo ‘Travels with a Donkey’ sollecitava: ‘ …sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà, e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti’. Un gioiellino di coriandolo. Buona lettura.

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24 maggio 2007

Pornografico come 100 euro al mese – di Elena Stramezzi

Elena la nomade questa volta ha deciso di raccontarci uno dei suoi viaggi più impervi: cercare un cazzo di lavoro in questo Far West di paese. Leggendo il suo pezzo ho provato un misto di rabbia e solidarietà perchè anch’io fino a poco tempo fa ho vissuto vie crucis analoghe, ho portato curricula a persone che non appena lo sfogliavano strabuzzavano gli occhi e mi dicevano: " Scusi, ma con un curriculum così non crede che dovrebbe essere lei a trovare un lavoro al sottoscritto ?’. Ho provato un misto di rabbia e solidarietà perchè in questi anni ho realizzato che avere più di trentanni in questo paese, e non essere automunito, e non essere fresatore, perito meccanico, verniciatore a polvere, operaio cablatore, saldatore a filo, estetista, neolaureato specializzato in termodinamica, tecnico fotocopiatore, mulettista, infermiere o pizzaiolo, significa non contare praticamente un tubo. " Perchè vede – mi disse un tale – lei dopotutto sa solo scrivere’. Infatti e con l’aria che tira se chiedessi alla Disney di farmi lavorare nei suoi stabilimenti di Haiti a confezionare gadgets a 50 centesimi all’ora, capace che mi sbatterebbero la porta in faccia perchè non sono abbastanza nero. I giornali pagano male e in ritardo. Anche con quattro o cinque mesi di ritardo. Chi lavora nel cinema o è ricco di suo, o ha un secondo lavoro. Poi c’è ancora qualcuno che mi chiede come mai sono finito a Gavardo, a fare il Melville della Val Sabbia. Mah. Leggiamo Elena che è meglio.

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19 maggio 2007

Gli aborigeni della Val Rendena – di Elena Stramezzi

Quello che mi affratella a Elena è la capacità di cavar fuori storie da tutto. Un libro di un blogger giapponese, due righe su un tabloid inglese in cui si parla del sarto di Saddam, un cimitero a Auckland, un museo di rane imbalsamate su un lago svizzero. Poi la nostra testa inizia a lavorare. Filo, ago e voilà, ecco che nascono coriandoli come questo. Lei però mi scrive, preoccupata. " Forse è un po’ lungo ". E allora? Mi piacciono le lunghe passeggiate Elena, soprattutto quando le fanno le persone che mi annoiano… e che non leggono. 

La Val Rendena Piovene la conosceva bene. Scriveva nel suo Viaggio che lì si vedevano chiesette con le pareti esterne ricoperte di affreschi popolari che facevano pensare al Messico. La conosco bene anch’io come tutto il Trentino e gran parte dell’Alto Adige. A Trento i miei genitori risolsero definitivamente i loro problemi alimentari inventandosi un prodigioso negozio di moda giovane, il Pepe e Sale, che ha vestito generazioni di trentini e che in città è ancora oggi considerato un piccolo grande mito. Buona lettura.

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13 maggio 2007

Italia + Giappone : 2 – di Elena Stramezzi

Ho chiesto a Elena: anzichè scriverci usiamo messanger. Elena vive ancora col fuso orario di Komodo. Quando compare tutta frufrù (verso le 2 di notte) io ho un’energia che non potrei avere un amplesso nemmeno con una vongola. Secondo me fa la metronotte, anche perchè ho scoperto che tra i nostri lettori pullula uno zoccolo duro di guardie giurate. Mi è arrivato stamattina il suo ultimo coriandolo. Chapeau. Curioso e intrigante come piace a me. La Stramezzi in questo tipo di racconti ha un’altra marcia. Buona lettura.

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30 aprile 2007

La Spoon River di Auckland – di Elena Stramezzi

Ho rinviato Milano a mercoledì, considerando anche che domani è il primo maggio; ieri sera sono rimasto incastrato nel News from home di Amos Gitai, piacevolmente incastrato, dovevo dormire, avevo regolato la sveglia alle 6 e un quarto, ma vedendo Gitai mi è successo quello che in genere capita quando sei in buona compagnia, in mezzo a gente allegra, in mezzo a vini sinceri, e non ce l’ho fatta a spegnere. Poi si parlava di Israele e di Gerusalemme, potevo spegnere Gerusalemme? poi mi è venuta voglia di scrivere, di limare i due pezzi che devo consegnare all’Arena giovedì ( a proposito, in uno dei due si parlerà del nostro amico blogger Michael Weird Meat), poi erano le tre, e un attimo dopo, il tempo di versarmi un bicchiere di latte, erano già le 5. Ora ho bevuto una piantagione di caffè, letto 34 e-mail – accidenti se scrivete – non so ancora cos’è accaduto nel mondo, non ho sfogliato un giornale, solo un paio di articoli che mi sono stati segnalati. In compenso, Claudio mi invita a rimpatriare a Goro mangiando moleche e con Stefano abbiamo deciso di festeggiare il suo ritorno dall’Egitto con la frattaglialonga dello strepitoso Mestriner. Il coriandolo di Elena che sto per proporvi è un gioiellino, coriandolo da collezione, azzarderei. Leggetelo con tutta la calma di cui siete capaci. Centellinate ogni parola. Vi porta a Auckland, Nuova Zelanda, per raccontare la storia del cimitero di Symonds Street. Quando ero bimbo il maestro Percontra mi spiegava che la Nuova Zelanda era esattamente ai nostri antipodi ( ‘Signor maestro cos’è un antidoto? ‘ ‘ Ti ha morso una vipera?’ ‘No’ ‘Allora che te ne fai dell’antidoto ?A-n-t-i-p-o-d-i. Se facciamo come le talpe e scaviamo la terra alla fine sbucheremo in Nuova Zelanda"). Ancora oggi mi piace credere che sia così. Che avesse ragione il maestro Percontra. Buona lettura.

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23 aprile 2007

Biancoenero – di Elena Stramezzi

Letta la posta, riordinati gli appunti, bevuto tanto caffè da farci due acquedotti in Burkina Faso, inizio la settimana con molte novità; per esempio, due categorie nuove di zecca in cui infilare i coriandoli di Elena e quelli di Stefano. Lo meritano. Stamattina rispondendo a una lettera di Elena ( lettera? sembrava un terzo grado! ) le ripetevo che l’Elena che amo di più è quella che in Australia litiga con l’ottico cinese che le ha crepato le lenti, che rimbalza da un ufficio all’altro di Sidney per farsi fare la tessera sanitaria, che telefona ‘3838232640 volte al numero verde della ditta del cretino cinese per urlargli che hanno un deficiente di impiegato che non sa il suo mestiere e che cazzo!! voglio un rimborso perche’ gli occhiali erano nuovi e pagati un occhio (anzi due)!’ perchè a raccontare il meraviglioso sang de boeuf del deserto nordafricano siamo capaci in molti – diceva Renard ‘dammi qualche foto e una lente e io ti racconto tutti i viaggi che vuoi’ – ma il quotidiano del viaggiatore è altra cosa e lei che lo ha vissuto sa raccontarlo da Dio. Di Stefano parleremo domani. Adesso dovrebbe essere sul Nilo a masticare persici e papiri. Nel pomeriggio vi farò conoscere uno dei blogger più estremi e spiazzanti di tutta la rete, un californiano che…no, non vi rovino la sorpresa, in fondo c’è da aspettare solo qualche ora. Nel frattempo ecco il nuovo coriandolo di Elena. Me lo ha mandato sabato per il mio compleanno. Buona lettura.

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11 aprile 2007

Gentile Lisa Ginzburg – di Elena Stramezzi

Caro Lorenzo,

nel mio perdurante smarrimento post ritorno, girando svagata per internet, con una mano sul mouse e una nel sacchetto di patatine, fiutando qua e là negli angoli del web qualcosa che parlasse di viaggi e mi facesse quindi sentire più a casa di quanto fossi benché seduta sulla mia sedia nuova da digitazione informatica davanti al mio computer sul mio tavolo nel soggiorno di casa mia, qualche sera fa sono inciampata in questo articolo di Lisa Ginzburg  nel sito dei viaggi di Repubblica che introduce ad un "raccontateci la vostra esperienza" sull’argomento "Giro del mondo al femminile" rivolto alle lettrici viaggiatrici. Sarà che sono nata dopo due fratelli maschi e da sempre ho l’occhio allenato per le minime differenze di trattamento maschio/femmina, anche quelle che tentano di essere politicamente corrette, sarà che mia madre da piccola tentava sempre di vestirmi di rosa, il risultato è che ho una particolare idiosincrasia per gli sfondi rosa.Tutto quello che viene definito "al femminile" mi suona sempre come un tentativo di mettere un recinto, infiocchettato e imbellettato ma sempre fatto di filo spinato, intorno ad un’esperienza, intorno ad un’idea, intorno ad un modo di essere. So che si potrebbe discutere per ore di questo tema, e solo al pensiero degli argomenti triti e ritriti che si potrebbero tirare fuori dal manuale dei luoghi comuni, mi viene voglia di scappare, ma in questo caso ho voluto scrivere una lettera a Lisa Ginzburg che pure sull’argomento donne e viaggi dice cose intelligenti, ma che, a mio parere, nella seconda parte del suo articolo, si perde invece in una sequela di pregiudizi.

Nel sito di Repubblica non c’era modo di replicare. Chiedo quindi ospitalità a te, e chissà se Lisa Ginzburg avrà modo di leggere e, se ne avrà voglia, di rispondere.

Grazie

Elena

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