Pordenonelegge – di Elena Stramezzi

La ragazza che è rimasta in piedi vicino a me all’incontro con il famoso anziano poeta francese, rimpiange di aver messo i tacchi da dieci centimetri questa mattina, e si agita cambiando posizione, fino a quando, dopo una ventina di minuti, abbandona la sala ticchettando sui sandaletti, seguita dagli sguardi discreti degli uomini presenti. La sala, decorata di stucchi settecenteschi, e illuminata da un grande lampadario di cristallo, è strapiena, e in molti siamo rimasti in piedi. Non so niente di poesia, sono qui per curiosità, e forse sono la più ignorante tra i partecipanti a questo incontro, e anche la più distratta tra questo piccolo, attentissimo pubblico di appassionati che segue con il collo teso, in assoluto silenzio, sorridendo beatamente tra sé, o assentendo gravemente, le parole in francese, deformate dal microfono, strappate a forza all’età e alla fatica dal vecchio poeta. Mi perdo nel ricordo infantile della voce cavernosa di un Ungaretti in bianco e nero che leggeva i versi di Omero all’apertura dell’Odissea televisiva , e cerco poi di seguire la traduzione accurata dell’interprete che ce la mette tutta, ma che vanifica ogni pathos leggendo i suoi appunti stenografati con la voce indifferente dei conduttori dei telegiornali, quando sembra che proprio facciano apposta a fare le pause nei punti sbagliati del discorso. Poco male, gli appassionati applaudono felici.
(continua…)













