Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'israele&palestina'

27 febbraio 2010

Anteprima giro del mondo – La lezione di Amman

Il sindaco di Amman si chiama Maani. Il suo motto è :”Una città vivibile è una città organizzata con l’anima”. Anima è l’anagramma di Maani

Ci avete fatto caso? Sui nostri giornali non si parla quasi più della Giordania. A meno che la sua Regina non decida di andare al Festival di Sanremo. Ma se invece agli onori della cronaca balza la sua capitale, Amman, per l’esemplare lezione urbanistica che sta regalando al mondo intero, i nostri media tirano dritto, senza perdere un nanosecondo sulla notizia. Succede che ad Amman ci sia un sindaco bravo, capace, ispirato, con l’idea che una città vivibile sia una città organizzata con l’anima. Che invece di mettersi a clonare l’America o l’Europa o a inseguire i deliri architettonici degli emiri del Dubai, chiede a un team di architetti, urbanisti, designer e filosofi di aiutarlo a trasformare Amman in una città realmente a misura d’uomo. Così adesso i marciapedi di Amman si camminano che è un piacere e le panchine sono ovunque. Quando il sindaco Maani fu eletto, trovò sulla sua scrivania un progetto faraonico: 16 spettacolari torri in vetro e acciaio che avrebbero reso il centro della città più sfavillante ma che avrebbero oscurato il panorama delle colline. Ma l’anima del sindaco non l’ha permesso. Dai noi, nell’Italia incivile e bugiarda del malaffare, l’anima progetta panchine antibivacco, quelle che piacciono tanto al sindaco Tosi o all’assessore alle politiche ambientali del comune di Roma, Fabio De Lillo (che la notte anzichè le pecore si sogna panchine con un bracciolo al centro della seduta così che sdraiarsi sia impossibile).

A chi interessasse, io sarò ad Amman a dicembre. E Maani mi piacerebbe proprio intervistarlo.

© Lorenzo Cairoli/La fábrica ‘Qué hago yo aquí’?

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24 febbraio 2010

Gerusalemme araba – Pezzi per ‘La Stampa’

Dopo Lima, il Devon, Medellin ed Helsinki, questa settimana racconto su ‘La Stampa’ la Gerusalemme araba. Moltissimi scrittori hanno provato a descrivere questa città ma le parole a cui mi sono affezionato di più, quelle che svelano Gerusalemme più di cento Lonely Planet messe insieme, sono dell’americano Saul Bellow:
“Sul morto paesaggio, l’aria preme con un peso quasi umano. Altrove uno muore e si disintegra. Qui chi muore si mescola”. Da aprile oltre che su ‘La Stampa’ potrete leggermi ogni mese anche su il ‘Gambero rosso’.

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23 febbraio 2010

Anteprima giro del mondo – Avatar Intifada

Letto qui.

A chi interessasse, io sarò in Palestina a dicembre.

© Lorenzo Cairoli/La fábrica ‘Qué hago yo aquí’?

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The shooting war

La gallery di foto belliche di Foreign Policy è una di una bellezza sconvolgente: una specie di pinacoteca di guerra che gela il sangue e fa roteare gli occhi. Le foto sono dieci. Io ho scelte tre, le prime due del formidabile Moses Saman, uno spagnolo che lavora per il ‘New York Times’ – Baghad e Gaza – la terza di Sven Torfinn, a Bentiu, Sudan. Sono molto interessanti anche le didascalie dei fotografi

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4 febbraio 2010

Berlusconi e il Muro: una cecità che apre gli occhi

Oggi su ‘Il Giornale’ Fiamma Nirenstein scrive che l’amore di Berlusconi per Israele è così forte da fargli rigettare qualsiasi forma di politically correct. Solo per amore di Israele? Berlusconi quando vuole ingraziarsi le simpatie di un leader straniero non guarda in faccia a nessuno, tanto meno al politically correct. E’ stato clamorosamente politically incorrect a giugno, con l’amico Gheddafi, permettendogli non solo il suo tetro Wild West Show romano, le sue amazzoni, la tenda a Villa Pamphili, quello schiaffo di foto appuntata sulla divisa, con Omar al Mukhtar incatenato dagli italiani, ma lasciandolo sproloquiare contro Israele (già, Israele, strano che Shimon Peres oggi se lo sia dimenticato) contro gli Stati Uniti, paragonati ad Al Qaeda, fino a consentirgli di tessere un’apologia delle dittature che avrebbe fatto inumidire il ciglio anche a un imperturbabile figlio di puttana come Pinochet. Berlusconi è stato clamorosamente politically incorrect con Lukashenko che è andato a stanare a Minsk dopo che per 15 anni nessun leader europeo si era mai azzardato a fargli visita. E con specchiata disonestà ha avuto il coraggio di dichiarare che ‘il popolo bielorusso ama Lukashenko, come è dimostrato dalle elezioni’. Elezioni, che tutto il mondo onesto e ancora sano di mente sa perfettamente solari e legali come potrebberlo essere in isole di democrazia quali la Corea del Nord o il Myanmar di Than Shwe.

Adesso Berlusconi i consensi se li è presi alla Knesset con un discorso che sembrava scritto da un ex-colono di Nevé Dekalim, parlando per cinque volte di ’stato ebraico’, facendo piazza pulita, scrive la Nirenstein, di tutti i luoghi comuni antisemiti che in genere vengono ignorati per convenienza politica, auspicando l’ingresso di Israele nella Comunità Europea. Un discorso che ha scaldato i cuori dei suoi nuovi amici – da quando Berlusconi è in diplomazia, non esistono più gli alleati, solo gli amici – ma che ha gelato i palestinesi. Soprattutto quando a un giornalista che gli chiedeva del Muro, Berlusconi ha risposto ‘di non averlo visto, perché stava prendendo appunti’. Chi è stato da quelle parti almeno una volta nella vita sa che è impossibile non vedere il Muro. Si staglia infinito, come un mostruoso cetaceo di cemento. Dicono che è alto otto metri ma quando gli passi accanto è difficile crederlo perché gli occhi salgono, salgono, e alla testa del cetaceo non arrivano mai. Un giorno Borges scrisse: “Pensai che un uomo può essere nemico di altri uomini, di altri momenti di altri uomini, ma non di un paese: non di lucciole, di parole, di giardini, di corsi d’acqua, di tramonti”. Questo Muro ha dichiarato guerra a un paese. Ha diviso le parole in Israele e le lucciole in Cisgiordania, i corsi d’acqua ad est, i giardini ad ovest. In questa follia i tramonti non sanno più come e dove tramontare. Grazie a questo Muro adesso ci sono corsi d’acqua che nessuno guada più, terreni in cui i raccolti seccano come le foglie in autunno, piante di ulivi i cui frutti marciscono a terra, campi di calcio silenti e spettrali dove solo il vento gonfia le reti, e scuole in cui non ci sono più bimbi a cui insegnare. Sulle lavagne polverose i gessi hanno smesso di scricchiolare da un pezzo e in quei banchi in cui si coagulava la gioia dei bimbi, adesso pascolano grosse lucertole, topi e ragni che si lasciano cadere dai soffitti, perplessi. I bambini israeliani cantano: “tutto il mondo è contro di noi”. Dopo che Sharon ha innalzato questo Muro, anche i palestinesi hanno cominciato a cantare: “tutto il mondo è contro di noi”. Solo a Berlusconi è riuscita l’impresa di non vederlo. Una cecità che ci dovrebbe far aprire agli occhi
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3 febbraio 2010

Andare alla Knesset in punta di piedi

48 ore dopo l’ammissione dell’esercito israeliano d’aver esploso centinaia di munizioni al fosforo bianco su Gaza e sui civili palestinesi, Silvio Berlusconi parla alla Knesset e definisce ‘giusta la reazione degli israeliani a Gaza’. Dopo Bertolaso ad Haiti, continua la saga degli italiani che vanno nel mondo ‘in punta di piedi’.

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28 gennaio 2010

La memoria e la propaganda

Vi consiglio caldamente di leggere come Gideon Levy ha celebrato su ‘Hareetz’ il suo giorno della Memoria. E come il suo intervento sia stato esecrato da una moltitudine di lettori scandalizzati. Israele non è mai stato come in questi ultimi anni così militante, nazionalista, razzista. Chi sostiene il dialogo, chi è per la pace, chi si batte per la riconciliazione, corre rischi concreti o viene isolato. L’odio in Israele è tornato ad essere qualcosa di atmosferico. Ricordate cosa scriveva Amos Oz in ‘Contro il fanatismo’? “Conosco alcuni miei colleghi capaci di spararmi alla testa solo perché ho auspicato una strategia lievemente diversa per il processo di pace coi palestinesi “. Nel giorno della Memoria, la colomba Levy non fa sconti a nessuno: esordisce constatando come questa celebrazione della ‘Memoria’ non sia altro che manna per la propaganda dello Stato Israeliano. Attacca chi equipara l’Iran integralista alla Germania nazista, o Ahmadinejad a Hitler, perchè tutto questo è propaganda a buon mercato, ma soprattutto ‘degradazione dell’olocausto’. Punta l’indice contro il primo ministro che prima demonizza il male, ma poi avvalla il criminoso blocco di Gaza, ormai al quarto anno, condannando un milione e mezzo di persone all’inumamità del loro quotidiano. Attacca Benjamin Netanyahu che permette ai coloni di compiere pogrom sulla pelle di palestinesi innocenti e che appoggia il ministro degli interni Eli Yishai nella sua crociata anti-migranti, liquidati come: ’spreaders of diseases such as hepatitis, tuberculosis, AIDS and God knows what else’.

How beautiful it would have been if on this international day of remembrance Israel had taken the time to examine itself, look inward and ask, for example, how it is that anti-Semitism has reared its head in the world precisely in the past year, the year after we dropped white-phosphorous bombs on Gaza. How beautiful it would have been if on this International Holocaust Remembrance Day, Netanyahu had declared a new policy for integrating refugees instead of expulsion, or lifted the Gaza blockade.

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6 gennaio 2010

Beirut – Tutte le fiamme dell’inferno dietro a un suicidio apparentemente banale

Lunedi a Beirut una donna filippina di 28 anni si è tolta la vita tagliandosi prima i polsi e poi gettandosi dal settimo piano di un palazzo. Era arrivata in Libano da soli due mesi e lavorava come domestica. Questa la notizia. Andando a fondo però si scopre una realtà inquietante. Ci sono circa 200mila lavoratori domestici migranti in Libano, in prevalenza donne, impiegate come governanti o bambinaie. La loro situazione è spaventosa. Nel 2008 Human Rights Watch rilevò che in Libano moriva almeno un lavoratore migrante ogni settimana: c’erano casi di suicidi accertati, ma anche di suicidi molto sospetti, di strani incidenti sul lavoro: parecchi, ad esempio, cadevano dai balconi per sfuggire ai datori di lavoro. La maggior parte di questi migranti proviene dall’Etiopia, dalle Filippine e da Sri Lanka, ed è trattata come merce da chi l’assume. In pratica una volta che mettono piede in una casa, da questa non escono più. Perdono ogni diritto, si vedono sequestrare i documenti, negare il tempo libero, trattenere ingiustamente il loro stipendio, sono oggetto di ricatti, di violenze psicologiche, di abusi sessuali. Uno scandalo che la stampa libanese ha sempre taciuto, con la sola eccezione del quotidiano ‘Al-Akhbar’.

Le fotografie che vedete le ha scattate Matthew Cassel, un free lance di Chicago di base a Beirut che abita proprio nel quartiere di Sanayeh, dove è avvenuto il suicidio. Quando ha visto la polizia e i crocchi di folla, ha capito subito cosa era successo. In fondo, constata un po’ cinicamente, ’suicide by domestic workers in this country is not a rare occurrence’. Racconta che durante i bombardamenti israeliani del 2006 i residenti evacuarono la città cercando riparo in montagna. Lasciarono però i domestici stranieri a guardia delle loro case. Che di fatto ci rimasero da prigionieri, mentre intorno a loro l’aviazione israeliana scatenava l’inferno. “La cosa incredibile, ricorda Cassel, è che ci fu un’associazione animalista che sfidò le bombe per salvare i cani e i gatti segregati in quegli appartamenti”. Non ci fu nessuno, invece, che si prese la briga di liberare i migranti.

Per saperne di più:
I nuovi schiavi

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6 dicembre 2009

Scandalo etilometri – Aggiornamenti

Lo scandalo etilometri che il sottoscritto ha scoperto e rilanciato grazie a una notizia letta casualmente sul quotidiano israeliano ‘Hareetz’ è stato ripreso da ‘La Stampa’, da ‘Condor’ (Radio2) e da un numero incredibile di blog, siti e forum, per approdare, infine, su Facebook. Il mio articolo si è presto trasformato in una sorta d’ariete con il quale tutte le vittime dell’ingannevole affidabilità degli etilometri della Dräger intendono rivalersi su chi a suo tempo li ha ingiustamente sanzionati. Tre giorni fa, Biagio Incardona, che è un idrografo, laureato in scienze politiche con master in geomatica marina, mi ha inviato una relazione dettagliatissima e assai interessante che qui propongo in una versione più succinta


L’art. 186 del codice della strada dice che se hai una concentrazione di alcol nel sangue superiore a 0,5 g/l sei in stato di ebrezza e non puoi guidare.
Gli strumenti che le forze dell’ordine usano per l’applicazione di questo articolo (vedi art. 379) misurano la concentrazione di etanolo presente nell’aria espirata in mg/l e la moltiplicano per 2100 onde per ottenere la corrispondente concentrazione di alcol nel sangue in g/l (come richiesto dalla legge).

Questo tipo di test non è per niente affidabile perché:

Lo strumento suppone che l’aria espirata abbia una temperatura di 34°c e una pressione di 1013 hPa – e ciò non è assolutamente vero sempre!
Il fattore di conversione 2100 non è assolutamente costante perché varia da persona a persona e nella stessa persona, da momento a momento ed è inoltre influenzato da:
pressione, temperatura ed umidità
radiofrequenze
apparati dentali
assunzione di medicinali
stati febbrili

Tutta la comunità scientifica sa che il fattore di conversione tra la concentrazione dell’etanolo nell’aria espirata e la concentrazione di alcol nel sangue ha un campo di variabilità che va da circa 1200 a 3300, ma i governi per semplificare la cosa hanno deciso di usare il fattore medio 2100.

Risultato:
se hai bevuto due bicchieri di vino e la macchina misura 0.0004 mg/l di etanolo nell’aria espirata, il display segnerà 0,8 (0.0004 * 2100) e sei fritto! Ma il tuo tasso alcolico reale nel sangue potrebbe essere da 0.45 g/l a 1.25 g/l

La stessa cosa vale anche se risulti negativo al test ed invece potresti avere un tasso alcolico nel sangue sopra i limiti e quindi essere potenzialmente pericoloso!!!

BISOGNA ASSOLUTAMENTE FARE IN MODO CHE TUTTI LO SAPPIANO

Guarda questi siti….

http://www.trasporti.gov.it/page/NuovoSito/site.php?p=normativa&o=vd&id=678&id_dett=2158&id_cat=34

http://www.aci.it/index.php?id=773

http://www.sicurauto.it/redazione.php?subaction=showfull&id=1257097782&archive=&start_from=&ucat=6&)

http://www.draeger.it/ST/internet/pdf/Master/En/pt/alc7110_standard_manual.pdf

http://www.dwi.com/blood-alcohol-content

http://en.allexperts.com/e/b/bl/blood_alcohol_content.htm

http://www.duilawyers.net/bloodalcoholcontent.html

http://www.rupissed.com/breathalyser.html

http://www.forensic-evidence.com/site/Biol_Evid/Breath_Tests.html

http://www.experiencefestival.com/a/Blood_alcohol_content/id/1934477

http://www.forcon.ca/learning/breath.html

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29 ottobre 2009

Lo scandalo etilometri in Israele può avere ripercussioni anche sull’Italia?

La notizia arriva da Israele, letta tre ore fa sul quotidiano ‘Hareetz’, ma riguarda anche noi, e tanto. Nella polizia israeliana sta scoppiando un imbarazzante caso ‘Dräger’. La Dräger è una storica azienda tedesca che da più di un secolo brevetta invenzioni che contribuiscono a proteggere e a salvare vite umane. In più di un secolo, ha prodotto maschere antigas, autorespiratori ad aria compressa, tute di protezione chimica, autorespiratori subacquei a miscelazione meccanica, sensori fissi e mobili per la rilevazione di gas e vapori esplosivi, test immunologici per individuare agenti biologici e tossine, rilevatori di droga e di alcol (i famosi etilometri della polizia stradale) – curioso, se si pensa che il primo brevetto della Dräger fu un riduttore di pressione ad anidride carbonica da applicare ai macchinari della birra. Gli etilometri della Dräger erano il fiore all’occhiello della polizia israeliana, almeno fino a poche ore fa. Ma ora si è scoperto che la loro millantata infallibilità è una bufala pazzesca. Sono incredibilmente vulnerabili all’umidità, al calore, alle varianti atmosferiche e riconoscono come sostanze alcoliche sostanze che alcoliche non sono come l’acetone e l’acido acetico. Ma lo scandalo vero è che hanno rilevato alto tasso alcolemico in soggetti colpevoli d’aver bevuto solo un succo d’uva o una bevanda energetica. L’avvocato Eran Ben-Ami annuncia una possibile class action in favore delle migliaia di automobilisti israeliani che in questi anni sono stati sanzionati ingiustamente per aver guidato in stato d’ebbrezza – reato che in Israele è punito col ritiro della patente per due anni. Per la cronaca, l’etilometro utilizzato dalla polizia stradale italiana, omologato dal ministero dei Trasporti secondo le prescrizioni fissate nell’art. 379 del regolamento di esecuzione del codice della strada e nel richiamato disciplinare tecnico approvato con decreto del ministro dei Trasporti, di concerto con il ministro della Salute del 22 maggio 1990, è proprio il Dräger 7110 MKIII. Sindaco Tosi, be careful.

© Lorenzo Cairoli

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