Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'Ivan Luini'

19 settembre 2009

Ebbene sì, sono stato anche un concorrente di Mike!

Ho conosciuto Mike e ho lavorato con lui in una – vogliamo definirla ‘turbolenta? – edizione della Notte dei Telegatti, nel 1986, della quale fui co-autore. Ve la faccio breve: pochi minuti dopo l’inizio della registrazione litigò con una delle due vallette, una era la giovanissima e semisconosciuta Carol Alt, l’altra invece era Renée Simonsen, popolarissima modella e fidanzata del bassista e co-fondatore dei Duran Duran, John Taylor. Mentre Mike rientrava in camerino imbufalito, gridò che anche l’ultima delle sue vallette del Bingo avrebbe fatto meglio di quel ’salmone’ della Simonsen. La Simonsen, che capiva perfettamente l’italiano, raccolse le sue cose, chiamò un taxi e corse in aeroporto a prendere il primo volo per Londra. La cosa buffa di quell’edizione dei ‘Telegatti’ è che all’inizio si vede Mike presentare la Alt e la Simonsen, poi questa scompare e non riappare più, come inghiottita da un buco nero. Se vi capitasse di rivedere una registrazione di quel galà, avrete puntuale confermo di quanto scrivo.

Ma non solo sono stato autore di Mike, sono stato anche suo concorrente in un telequiz, ‘Superflash’ per essere precisi. Mi presentai ferratissimo sul cinema dell’orrore a sfidare un medico palermitano, un certo Salvatore Varia, che sulla nazionale di calcio italiana ne sapeva più di Wikipedia.

La prima volta che incontrai Mike stentai a riconoscerlo, o meglio, non c’era nulla nell’uomo che avevo di fronte che riconducesse al presentatore che avevo visto in tivù centinaia di volte, al re del quiz, a Mister Allegria, al Gran Cerimoniere di un Italia perduta e perbene, all’inventore delle gaffes più longeve, memorabili ed esilaranti della storia della televisione. Lo studio in cui mi ricevette era piccolo come un giocattolo; fumava un sigaro cubano e mi studiava coi suoi occhi chiarissimi. I modi erano spicci, il sorriso, un duro sbuffo da banchiere.

Per tutta la puntata mi dondolai nervosamente sulla mia poltrona facendo impazzire il regista Mario Bianchi. Qualche anno dopo, quando entrai in Fininvest come autore, Bianchi mi confidò che mai aveva avuto a che fare con un concorrente tarantolato come il sottoscritto. “Quella sera – mi disse – sembravi marinato nell’anfetamina. Ogni volta che cercavo di inquadrarti schizzavi a destra e a sinistra come la pallina di un flipper”.

Mike, invece, non si ricordava di me, eppure filo da torcere gliene avevo dato. Il domandone finale era su uno dei registi più amati in quegli anni, quel Tobe Hooper che sbancò prima con il film culto ‘Non aprite quella porta’ e in seguito con ‘Poltergeist’ 114 minuti di effetti mirabolanti e costosissimi prodotti da Steven Spielberg. Avevo, mi sembra di ricordare, un minuto e mezzo per otto domande di media difficoltà – mi veniva chiesto, tra le altre cose, chi fossero gli sceneggiatori di ‘Poltergeist’, su cosa era stata edificata la casa dei coniugi Freeling, come si chiamava il film di Hooper ambientato in un parco di divertimenti e con quale nome era passato agli annali della storia del crimine il caso che aveva ispirato il film ‘Non aprite quella porta’.

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Ora: mentre Mike mi leggeva le domande, io mentalmente mettevo in fila le risposte. Non dovevo fare alcun sforzo, non dovevo pescarle da nessun cassetto, erano tutte lì, intorno a me, dovevo solo aprire la bocca e rispondere. Tutto di una facilità irrisoria, a parte l'ultima domanda. Nei quiz di Mike, i concorrenti concordavano i testi su cui prepararsi coi suoi autori. Da quei testi, gli autori sceglievano le domande da formulare. Io mi ero preparato su due testi che conoscevo a memoria, visto che di uno, ero stato il ghost-writer. Per cui che riportassero qualcosa che ignorassi, era praticamente impossibile.

Il film 'Non aprite quella porta' si ispirava in parte alle gesta criminali del serial killer Ed Gein, ma su nessuno dei due testi veniva menzionato il suo nome. Quindi, non era col suo nome che il caso era passato agli annali della storia del crimine. E allora, con quale?
Risposi in un lampo a tutte le domande, sull'ultima mi arenai. Mike cercò di rinfrancarmi:
'Signor Cairoli, mi dica il nome di questo caso. Il caso…il caso… Su coraggio…Con che nome era conosciuto dalla polizia ….il caso…".
Fu così che mi tornò alla mente il titolo originale del film. The Texas Chainsaw Massacre, Mancavano meno di dodici secondi. Tradussi 'chainsaw' come 'sega elettrica' e risposi: "Il caso della sega elettrica del Texas". La sirena suonò proprio in quell'istante e Mike scrollò il capo come una giumenta innervosita.
"Ahi..ahi…ahi…la risposta è sbagliata. E' il caso della sega a motore".
E subito scoppiò una polemica poderosa, col sottoscritto che difendeva le sue ragioni, Mike che cercava di replicare, io che gli parlavo sopra, Mike che cercava di zittirmi stizzito, io che non gli concedevo nemmeno un millimetro di replica e gli abbaiavo contro, i giudici che si consultavano alacremente, il pubblico che rideva di gusto – c’era il grande Ivan tra il pubblico - per non tacere del medico palermitano che volentieri mi avrebbe ficcato un dito nell’occhio. Poi, all’improvviso, Ludovico Peregrini chiama Mike e gli sussurra che la risposta è giusta, che possono accettarla anche così. E di colpo Mike cancella ogni segno di stizza dal suo volto perfettamente abbronzato, alza la mano destra e dice:
“A motore o elettrica, l’importante è che sia il caso della sega!”.

Per settimane, quella sequenza diventò il promo con cui pubblicizzarono ‘Superflash’ e io mi ritrovai a firmare centinaia di autografi a torme di ragazzini, che imitando Mike, si divertivano come pazzi a ripetere: “L’importante è che sia il caso della sega!

Per saperne di più:

Scrivere Miss Italia? Corri meno rischi a partire volontario per l’Afghanistan!

Cairoli a Hollywood

Cairoli a Hollywood 2 – La Vendetta

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17 dicembre 2007

365 giorni in un blog dove è stato bello appendere il cappello

(Fotocomposizione di Tommaso Melideo)

Un anno fa il primo post. Lo scrissi di mattina, alzandomi ogni tanto a guardare le anatre sul Naviglio di Gavardo.

In un anno, un po’ di contabilità. 425 post, 1944 commenti, 7 troll, tutti individuati, i più stronzi che potesse darmi in dote la rete. Tanti amici, tre dei quali non ci sono più, Ivan, Valerio e il marito di Tiziana. Per lei e per Egle, Lauretta e Micaela non sarà un bel Natale. Coraggio.

Lettori da 127 paesi, lettori che ogni volta che posano il cappello qui rimangono almeno 4 minuti (e 23 secondi assicura Google Analytics), uno sponsor fisso, la Bol di Alessandria che saluto e ringrazio con affetto, più tutti gli amici inserzionisti che arrivano via Vinoclic.

52 ‘coriandoli’ scritti da voi: da Beirut, da San Pietroburgo, dall’Oceania, dal Cairo, dal Michigan, da Pollenzo, da Senigallia.

425 post in cui ho litigato coi giornalisti take-away, prima di ‘Diario’, poi del ‘Corriere della Sera’. In cui ho mostrato le falle della Guida del Gamberosso, il fascino delle Langhe e il genio di Ivano Mestriner.

425 post in cui abbiamo parlato del Klu Klux Klan e del museo delle rane, del sarto di Saddam e del cuoco di Arafat, della porno-pizza e dell’alta cocina prehispanica di Fortino Rojas, del palato ‘weird’ di Michael e della dittatura di Maumoon Abdul Gayoom alle Maldive.

425 post in cui abbiamo conosciuto un Volponi segreto e Mario Giacomelli raccontato da Mauro Uliassi, le ‘perle’ del chinglish e l’haute couture con trippa di Pinar Yolacan, la Cia che vieta a Kruscev Disneyland e Naomi Campbell e Renato Curcio che passeggiano per Dogliani.

425 post in cui abbiamo assaggiato il curanto, il salame di patate, i sanguinacci di barbabietola, le lumache di Cherasco, il gelato al foie-gras, le zuppe di Regina, i cotechini del Bettini, il salame di Turgia di Picatto, la cipolla ripiena alla canavesana di Randisi, il pane di Erez Komarovsky, la cucina kasher di Raffi Fadlon, l’ingera di Lem-Lem, la faluda e le cutlets del Nildahara, i tajarin di Gemma, la mulukhiyya di Saida.

425 post in cui abbiamo letto Manganelli alle Far Oer, le Voci di Prokosch, l’Olanda di Flaiano e quella di Diderot, i carteggi di Fellini e Simenon, il Paraguay di Gimlette, l’Italia viaggiata da Piovene e lo scafandro di Bauby.

425 post in cui abbiamo visto il flop di Cimino, l’empatia tra Rota e Fellini, i killers della luna di miele, il film rumeno che ha trionfato all’ultimo festival di Cannes, l’omelette di Rossellini, il Signor Morte di Morris (il miglior film che ho visto in quest’anno solare), il monologo ‘i siciliani sono negri’, il Kinski raccontato da Herzog, Reptilicus, il Godzilla danese e Incubus, l’horror in esperanto con William Shatner.

Per essere il primo anno niente male, no?

Che buffa coincidenza!

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15 settembre 2007

Sentirti dappertutto

Oggi è un bel giorno, e non è un bel giorno. Oggi un amico sorriderà, un altro invece mancherà all’appello. Alle 18.30 Nando inaugura la sua mostra al Castello, Ivan, invece, è un anno esatto che non c’è più. Lascio Como pensando a molte cose, in testa a tutte ci sei tu Ivan. Mi piace pensare che sei ancora con noi, ancora tutto indaffarato in America, o meglio, in un’altra America, più lontana di quella in cui hai vissuto, un America senza computer e senza telefoni, senza strade, porti e aeroporti. Non possiamo più scriverci, non posso più sentire la tua voce e la tua risata ma ti ’sento’ dappertutto. Ti ho sentito nell’orgoglio dei tuoi nipoti, nel dolore di tua sorella nello smarrimento dei tuoi amici. Ogni volta che passo davanti a un negozio che vende i prodotti della Kartell, sorrido, mi viene sempre in mente la storia che mi raccontavi a Sag Harbour, sai, quella delle 300 sedie che ti comprò Brad Pitt e il tentativo del suo agente, l’indomani, di rivendertele a metà prezzo perchè dopo il party non sapeva dove metterle? Ti ’sento’ ogni volta che si festeggia Halloween, quando leggo che Philippe Starck ha progettato un nuovo ristorante, quando vedo Manhattan in tivù, quando sfoglio il mio ricettario di Nobu o quando mi parlano di Varese.
Sentirò il tuo soffio anche alla mostra, ne sono certo. Le figurette di Nando ti sarebbero piaciute tanto.
Renzo

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31 maggio 2007

Amici. Ci si vede troppo, ci si vede meno, non ci si vede più

Altre schegge di piacevolissimo passato tornano alla luce.

Questa volta non emergono da una camera oscura ma dai cassetti di Fausto, alias Sherpa, il quarto membro del raid bavarese Luini&Cairoli&Valvo&Bertazzoni in occasione dell’Oktoberfest 1978. Qui si può ammirare un Cairoli versione Compagni di sbronze, un po’ di folklore locale di età indefinibile e uno Sherpa sorridente ( vaga somiglianza con un giovanissimo Kurt Russel quando recitava nei film della Disney) .

(continua…)

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17 maggio 2007

Oktoberfest 1978

Questo è il Cairoli versione Renzo. Monaco di Baviera 1978, Oktoberfest; quasi certamente il padiglione della Hofbrahaus. La foto l’ha trovata ieri Laura cercando nella camera oscura di Ivan – la fotografia, un’altra grande passione di Aivan. Impossibile che mi sbagli perchè a Monaco c’eravamo andati anche l’anno prima a vedere la finale di Coppa Campioni di basket. Mobilgirgi Varese contro Maccabi Tel Aviv. Avevamo fatto fuori il Real Madrid in semifinale, eravamo strafavoriti. Perdere? Impossibile.

(continua…)

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15 maggio 2007

Eh sì, quel ragazzo col Rolex era veramente un grande!

Ivan, due ore fa ho conosciuto tua nipote Bea. Sai cosa ha detto di te? ‘Eh sì, quel ragazzo col Rolex era veramente un grande!’

Ma tu lo sapevi che è così brava a scrivere ? che ha un cuore così grande ?

Ieri sera ho parlato con tua sorella Laura, poche ore prima con tua cugina Barbara, nel blog si è fatta viva Susanna, persino il buon Marco Valvo a casa del quale ci siamo conosciuti, mi ha scritto una lettera molto dolce qualche giorno fa. Laura mi ha fatto vedere le tue foto. Ho rivisto Mattia molto più grande di quand’era a Sag Harbour. Ti somiglia tanto, sai ?….vi ho visti in quello splendido viaggio in Patagonia. Eravate una famiglia straordinaria.

Dalla tua morte non ho sentito più nessuno e adesso nel giro di 48 ore Barbara, Bea, Marco, Laura, Susanna. Ha scritto Bea :

"Circa un mese dopo la scomparsa di Mio Zio, Micaela e Mattia sono venuti qua a Varese e ci siamo incontrati a Bobbiate, nella casa dove Mio Zio è cresciuto, posto che Lei dovrebbe conoscere bene. Ci incontriamo lì per fare una specie di "Memorial". Entro nel salone e vedo queste foto di Mio Zio. Mi colpisce sopratutto una foto. Lui col suo Kimono arancione che mia zia gli aveva regalato in uno dei pochi Natali che hanno passato qua in Italia. Mia zia ha con se un libro con delle foto e ha una penna. Quel libro servirà per lasciare delle parole che lui da Lassù leggerà. Poco dopo mia zia richiama l’attenzione mia e dei miei due fratelli, Aldo, 21 anni e Michele, 18. Ci sediamo e io già col magone in gola scoppio a piangere. Vedo che lei estrae 3 orologi. Un Rolex, un Omega e uno di Philippe Starck. Consegna quell’Omega a mio fratello Aldo, quel Rolex che, chissà, poteva essere quello che dice Lei e consegna a me quello di Starck dicendomi: "Ehi patatina, scusa ma a te posso dare solo questo perchè è quello un po’ meno da maschio" e io singhiozzando le dico "E’ il valore. Va bene." E la abbraccio. Ora quel Rolex ha una scritta dietro. Airvan e quella data che mi viene addirittura difficile scrivere. Sì, mio fratello ha voluta far incidere quell’orologio col "nome di battaglia", come lo chiamava lui, di Mio Zio".

Bravissima Bea. Lui sarà fiero di te.

(continua…)

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30 gennaio 2007

Questa sera leggi le mie parole – a special celebration of the life of Ivan Luini

Il 15 settembre 2006, un Cirrus SR20, un aereo a quattro posti, si schianta ai confini del Wyoming. Il luogo della tragedia, che ricorderò per tutta la vita, si chiama Moffat County, Colorado. A bordo ci sono due italiani. Moriranno entrambi. Al momento dell’incidente si ignora chi dei due fosse alla guida. Si sa, invece, che c’era una forte turbolenza. I loro nomi erano Sergio Savarese e Ivan Luini….

Il 4 ottobre sono in biblioteca. Ho appena risposto a un topic del GR intitolato ‘come è strano il destino di un uomo’ e mi lamentavo di questa vita a cui da un po’ di tempo sono condannato, di attese spesso vane, di false resurrezioni, di giorni subiti. Pensavo che sono nove mesi che non vedo mia figlia, quasi dieci, e poi ad un tratto mi chiama sua madre, mi dice, lei che sento un paio di volte l’anno che si è tagliata i capelli, e che adesso sono a caschetto, corti come quelli della Pivetti, mi dice cose che non mi diceva da anni, e soprattutto assurde, perchè ha qualcosa da dirmi, ma non sa da che parte cominciare. Mi chiede, a bruciapelo, se leggo i giornali. Sì e no, le rispondo. Dipende dall’umore. E ci sono giorni che sono così fuori dal mondo, che del mondo non voglio sapere nulla.
"Scusa ma perchè?". "Perchè è successa una brutta cosa a una persona a cui volevi bene". E’ morto Ivan, il mio migliore amico. Spengo il cellulare, mi lascio cadere su una sedia. La biblioteca è vuota. Scoppio a piangere.

Stasera a New York, al Cooper-Hewitt National Design Museum, Ivan verrà ricordato dalla moglie e da tutti i suoi amici. Io non ci sarò. Spero che Micaela e suo figlio Mattia leggano queste righe. Anch’io, a modo io, vorrei partecipare a questa serata, mettendo mano ai miei ricordi…

(continua…)

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