
Ogni anno quando il Vinitaly sbarca a Verona Fiere il post sovrano nei forum enogastronomici è sempre e solo quello ‘Dove mangiare a Verona scansando i posti blasonati: indirizzi tipici, sfiziosi, ma soprattutto a buon mercato’. Le dritte, più o meno, sono le stesse ogni anno: Ciccarelli, Il Carrarmato, Il Pompiere (a buon mercato?), Vecia Fontanina, La Bottega del vino (a buon mercato?), Locanda Cappello, L’Oste scuro, Il Bersagliere, altrimenti, ci sarebbero i ristoranti di Valeggio, la Nashville del tortellino – Borsa e Lepre in testa. Qualcuno, controcorrente, si ricorda che Camilla Baresani trovò gli gnocchi dell’Osteria Veneta meritevoli di processo canonico. Qualcuno azzarda l’Osteria del Bugiardo, che per refuso, ribattezza del Bastardo (ma la colpa è di Mariano Buglioni che ha preso l’andazzo di chiamare i suoi vini come i pistoleri più rognosi dei western di Leone: Ruffiano, Clandestino, Bugiardo, Balordo). Da un po’ di tempo nel lotto dei locali più consigliati spicca anche il ‘Du de Cope’ la pizzeria di Giancarlo Perbellini (in origine tra i soci c’era anche Elia ‘Desco’ Rizzo) in Galleria Pellicciai. Ma come sempre succede quando c’è di mezzo un cuoco pluristellato la platea si spacca in due. E così leggi tutto e il contrario di tutto. Chi osanna le sue pizze (‘le migliori che ho mai mangiato’ scrive un forumista del Gamberorosso che si firma Sem), chi le trova troppo piccole (‘poco più grandi di un posacenere‘, scrive su un altro forum un gourmand deluso). Chi esalta l’eccellente qualità delle materie prime, chi stronca il locale senza mezzi termini: caro, sopravvalutato, una di quelle cose fatte con la mano sinistra, come quando Valentino griffava le piastrelle o Gualtiero Marchesi la ‘nouvelle cuisine’ surgelata. Davanti a tanti pareri contrastanti il Cairoli che fa? Decide di andarci. E ci va due volte. E che scopre?




Che il locale è bello, vivace, colorato. Alle pareti quadri alla Paul Klee, per la serie ‘ampi quadrati, più o meno regolari e a scacchiera e sapienti giochi di incastri e linee’, sedie dai colori squillanti che fanno tanto chevicheria peruviana, mattonelle alle pareti, parquet. Il personale è alla mano e competente, Luca, poi, è il goniometro della sala: di ogni commensale sa misurare l’estro e la curiosità del palato e consigliargli la pizza più indicata.


Le pizze sono un po’ più piccole del solito, è vero, del diametro di una piccola sachertorte, ma il paragone col posacenere è infelice e velenoso. Ricordate ‘Manhattan’ quando Woody Allen accompagna Muriel Hemingway a mangiare una pizza e arriva in tavola un ‘mostro’ che sembra una filiale di Castroni? Pezzettini d’ananas, moncherini di salsiccia, falde di peperoni, code di gamberetti, zenzero, brie, mozzarella, funghi, tonno, abalone, tanto che alla fine Allen chiosa “Mancava il cocco poi c’era tutto’? Bè, l’esatto contrario della filosofia del ‘Du de Cope’ che tiene in carta solo 14 pizze, essenziali, ponderate, cartesiane, pizze dai sapori netti e mediterranei. Le materie prime lavorate sono davvero un’epifania, la carta delle birre artigianali manderebbe in paradiso un frate trappista, a cominciare dall’inarrivabile pilsner della M’anis, aromatica, dorata, rotonda, con una schiuma compatta come un uovo montato a neve. Appena avvicini le labbra al bicchiere senti gli stregoni del gusto accendere braci nel tuo palato e svelarti segreti che fino a un istante prima ignoravi. Tra le pizze, di rara raffinatezza quella col pomodoro confit, semplicemente strepitosa quella alla burrata. Uno scrigno di pasta che racchiude l’Italia che piace a me: julienne di basilico, olive nere, pomodorini, e la regina dei formaggi del sud, la burrata, col suo bianco lucente e la sua gattopardesca opulenza.
Pizzeria Du de Cope
Galleria Pellicciai n.10
37121 Verona
Tel: 045 595562
Chiuso il martedi e mercoledi a pranzo
© Lorenzo Cairoli
Scritto da lorenzo cairoli alle 9:30, in Cibario italiano, I migliori cuochi della nostra vita, Movida Veronese
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