
Domani Neda avrebbe compiuto 27 anni. Per ricordarla e reclamare un Iran finalmente libero, bonificato dai falchi, dai macellai e dalle sue guide supreme (solo in ferocia), le Associazioni Donne Democratiche, Giovani insieme all’Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia organizzano una fiaccolata di fronte all’ambasciata iraniana a Roma in via Nomentana 361. Gradite candele e rose bianche. Io sarò lì. Voi?
P.S. Anche perchè, e scusate se mi ripeto, questo blog e il suo titolare hanno scritto un pezzo importante della storia di Neda. Qui in Italia, almeno:
…In tutto questo, Neda c’entrava poco, anzi, non c’entrava niente. Secondo le testimonianze di un amico, aveva accompagnato il suo insegnante di musica, Hamid Panahi, a vedere la folla in rivolta. Non aveva con sè coccarde, bandierine, ritratti di Moussavi. Non stringeva pietre nel palmo della mano, non si era pitturata la fronte di verde e non gridava che Dio è grande, né che il dittatore deve morire. Stava vicino ad Hamid Panahi, rattrappita nel suo chador, a guardare la folla in tumulto. Il cecchino che le ha sparato, raccontano i testimoni, le era così vicino che avrebbe potuto colpirla anche con una benda sugli occhi. Poteva darle una lezione, farle passare la voglia di scendere in strada quando la Guida Suprema lo vieta. Poteva ferirla a un piede, colpirla a un braccio, di striscio. E invece no. Ha mirato al torace e le ha spappolato il cuore. Lo racconta uno dei suoi soccorritori che il caso ha voluto fosse un medico. Un’agonia di nemmeno due minuti, col sangue copioso che le velava il viso.
Più tardi, nel corso della mia lunga maratona notturna, ho saputo che la martire di viale Kargar si chiamava Neda. Tutti la ricordavano nei loro messaggi. Chi pregava per lei, chi le scriveva poesie, chi malediceva il destino che si era accanito contro di lei, chi le dedicava frasi bellissime e commoventi. La cosa più bella è accaduta intorno alle sei e mezza italiane. Mi ha fatto balzare sulla sedia, procurandomi un’emozione fortissima come non mi succedeva da tempo. In rete tutti chiedevano di ribattezzare viale Kargar, la via del martirio di Neda, in Neda Avenue. Sul posto c’erano già dei ragazzi che scrivevano sui muri ‘Neda Avenue’ a colpi di spray. Verso le sette, ho letto le varie agenzie. L’Ansa ancora ignorava chi fosse la ragazza uccisa nel video e dove fosse accaduto il fatto. Così, ho sentito il dovere di scrivere alla redazione:
‘Cari colleghi, la ragazza uccisa ieri si chiama Neda, l’ha colpita un cecchino al torace mentre era con un amico a guardare le dimostrazioni in viale Kargar La via è stata subito ribattezzata ‘Neda Avenue’.
A seguire, ho linkato il mio post-maratona, in cui erano contenute altre informazioni su Neda – età, studentessa di filosofia, ecc.. ecc… Più tardi, ho ricevuto due scarne righe di ringraziamento per la segnalazione e finalmente Neda ha smesso d’essere la ragazza senza nome. Per l’Ansa, per ‘Repubblica’, per il ‘Corriere’ e per tutti quei quotidiani che hanno linkato come fonte il twitter di Loftan, linkato e trovato ovviamente dal sottoscritto. Si sono ben guardati, però, dal linkare chi li aveva informati. In un altro contesto, mi sarei incazzato. Qui, al contrario, ho sorriso. Invece che scrivere una poesia a Neda o dedicarle un pensiero, le ho restituito quel suo bellissimo nome che i giornalisti dell’Ansa avevano vanamente inseguito in rete. E se adesso è Neda per tutti, il merito è di questo blog. E ne vado fiero.
Scritto da lorenzo cairoli alle 9:30, in Orrore, Orrore a Teheran, Succede anche questo, cose che mi colpiscono
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