Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'Parlando con la gente'

24 febbraio 2010

Anteprima giro del mondo – Amnesia Haiti

Haiti ha esaurito il suo bonus. Il mondo intero ha pianto per i suoi morti, poi è corso a fotografarli nel loro macabro iperrealismo, con una compulsione che non ha precedenti. Poi s’è mobilitato per aiutare i sopravvissuti. C’è stato un momento in cui Potoprens era più affollata di Cannes nei giorni del festival. Partiva Clinton, arrivava in punta di piedi Bertolaso. Decollava il jet privato di Travolta, atterrava la Jolie. E tra un presidente del Senegal che soccorreva gli haitiani con strategie di esodo di massa, un telepredicatore che rivisitava la sismogenesi a colpi di patti col diavolo, un dittatore del Venezuela che attribuiva alla marina militare statunitense la paternità e la responsabilità del terremoto, ottanta cantanti incidevano una nuova versione di ‘We are the world’. Ora però Haiti ha esaurito il bonus e per i media adesso vale meno delle Olimpiadi di Vancouver o delle feroci faide religiose in India. Giornalisticamente parlando è una mozzarella scaduta, come l’Iran di metà luglio: gli analisti hanno già grattato a sufficienza dai cassetti e non sanno più cosa raccontare, i quotidiani on-line non hanno più cadaveri e fosse comuni da sdoganare ai loro lettori, i video su YouTube si somigliano tutti, le notizie da Potoprens arrivano col contagocce, tutte però senza l’appeal che avevano i primi giorni. Persino i linciaggi degli ultimi giorni non bucano lo schermo come i linciaggi di due settimane fa. Del progressivo venir meno dell’attenzione della stampa internazionale e di conseguenza del controllo dell’azione di soccorso e di ricostruzione, scrive oggi ‘L’Osservatore Romano’. Che informa sulle continue scosse di assestamento – una di queste, dopo un’altra analoga di ieri, è stata valutata oggi di magnitudo 4.7 sulla scala Richter dai rilevamenti l’istituto geofisico statunitense, che ne ha localizzato l’epicentro a circa 33 chilometri a ovest dalla capitale Port-au-Prince. E che si inquieta per l’arrivo, in anticipo rispetto all’abituale scadenza di fine marzo o primi di aprile, della stagione delle piogge che renderà infernale la vita di un milione di haitiani che dormono in strada. Ho due amiche sull’isola: Kediane, che abitava a Carrefour ma che adesso s’è trasferita a Petionville perchè il sisma s’è inghiottito casa sua e due sue cugine e Valery, che vive in America ma che, appena ha potuto, è corsa sull’isola per aiutare la madre, gli amici e i parenti. Valery, a proposito delle scosse di assestamento, mi informava ieri

Got to Leogane yesterday afternoon and woke up to a 4.7 aftershock this morning! It was very scary guys, it only lasted 3-4 seconds but It felt like minutes. I will be here for another week so we’ll see.

Con Kediane, invece, ho parlato più di un’ora. Bivacca in mezzo alle strade di Petionville insieme alla sua famiglia. Era già uno scricciolo, adesso è tutta pelle ed ossa. Si lamentava della distribuzione del cibo (“Bon, sincèrement parmi tous les aides que l’on recoive, du coté de chez moi, nous n’avons rien trouvé, sauf l’eau à boire”). Dell’assistenza medica e delle muraglie umane che tutti i santi giorni stringono d’assedio gli ambulatori (“Depuis ce matin, ma mère est souffrante, il y a tellement de gens en ligne qu’elle ne peut pas passer“). Poi, sapendo che sarei passato per Haiti, complice il mio giro del mondo, mi ha chiesto degli aiuti e mi ha inviato una lista che comprendeva tende, savon lessives, farmaci, sedativi, soprattutto sonniferi e antipanico, cibo, acqua, pannolini, deodoranti, garze e disinfettanti. Le ho ricordato che sarei arrivato a Cartagena a fine maggio e che potevo raggiungerla sull’isola a giugno, a metà giugno, nella migliore delle ipotesi. Troppo tardi per lei. “Dac. Lorenzo c’est gentil de ta part. Mais je m’arrangerai car la période cyclonique approche puisque tu ne seras en Haiti qu’en Juin. La pluie me fait très peur”. Queste sono state le ultime parole. Poi non è stato più possibile mettersi in contatto con lei.

A chi interessasse, sarò ad Haiti a giugno

© Lorenzo Cairoli/La fábrica ‘Qué hago yo aquí’?

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6 febbraio 2010

Sollevar polveroni

Caro Sig. Cairoli, ho eseguito ricerche accurate e scientifiche sull’etilometro ed ho avuto contatti diretti con il prof. Hlastala, fisiologo polmonaramericano di indubbia fama. Sembra che l’etilometro a fiato (qualsiasi esso sia) non possa funzionare. Stiamo mettendo insieme materiale per passare all’azione. Se le interessa può andare nel gruppo facebookhttp://www.facebook.com/n/?group.php&gid=44135699690&mid=1b7ef71G5fce5775Gfc53e5G6
Siamo già in 3000, ma quello che conta di più e che potrà trovare parecchio materiale scientifico e legale che ho postato.
Cordiali saluti

Enzo Zappalà

Io ho sollevato un bel polverone. Ma anche loro non scherzano.

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22 gennaio 2010

“Quando tornerete a casa, dite al vostro papà e alla vostra mamma che il Presidente è stato qui e vi ha fatto tanti auguri”

In questo video c’è veramente tutto: il peggior giornalismo embedded, le belle sciarpe dei telegiornalisti di Rete4 e la loro disonestà intellettuale, Wanna Marchi e la manipolazione mentale dei bimbi delle primarie, Berlusconi versione mago Zurlì che cita a modo suo il famoso discorso sulla Luna di Papa Roncalli, scorie del Minculpop, del profetismo di Orwell, un servizio d’ordine ‘Pasdaran made in Mediaset’, echi di Pierino e il Lupo, delle televendite di Aiazzone, dell’esasperazione degli abruzzesi burlati dal trionfalismo di un premier che sdogana per ricostruzione, una ricostruzione che non è mai iniziata. Poi però il premier ha la faccia di culo di criticare i soccorsi ad Haiti e di mandare Bertolaso a Port-au-Prince. Forse per suggerire alla popolazione abbronzata di Haiti di vivere il dopo-sisma come un camping di fine settimana. O per regalare a tutti una crociera. Magari a spese di quei filantropi della Royal Caribbean Cruise Lines.

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16 dicembre 2009

I binari della vergogna

Chi legge con costanza questo blog sa bene quanto mi stia a cuore la mortificante via crucis dei pendolari e quante volte abbia denunciato i vagoni sudici e infestati da parassiti, i ritardi scabrosi, le corse soppresse, la fatiscenza dei locomotori, il freddo, i disservizi. Il 22 ottobre di fronte all’arroganza e all’ipocrisia di certe dichiarazioni di Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, sbottai con questo post, nel cui titolo – ‘Se tuo figlio ti chiede ‘cos’è il terzo mondo’, fallo viaggiare con te sulle Ferrovie dello Stato’ – covava tutta la mia rabbia e tutta la mia esasperazione. ‘La Stampa’ è il quotidiano che più di ogni altro mi ha affiancato in questa crociata. Oggi, anche il ‘Corsera’ dà voce al mugugno di questo esercito enorme, di centinaia di migliaia di cittadini che si sentono ignorati, emargina­ti, inascoltati dopo anni di appelli, petizio­ni e promesse che la classe politica, siste­maticamente, disattende. A che serve pavoneggiarsi per l’Alta Velocità, se poi il resto dell’Italia, più dell’80 per cento del paese, è costretto a viaggiare su treni di leggendaria inefficienza, su linee ferroviarie che in Ruanda userebbero giusto per trasportare bestiame?

Sono quelli che ogni giorno arrivano a Milano dall’Emilia, dal Piemonte, dal Vene­to o dalla Liguria, che sincronizzano la vita con l’orario ferroviario e sono passati dall’ Espresso agli Intercity-Eurocity e adesso non trovano più le fermate intermedie, i collegamenti diretti, i riferimenti sui quali potevano contare. L’Alta velocità ha scardi­nato le frequenze lasciando grandi buchi neri negli orari: adesso ci sono treni che partono troppo presto e altri troppo tardi, non c’è più il Torino-Venezia, chi viaggia da Parma e Reggio Emilia è costretto a chie­dere permessi in azienda, è sparito il colle­gamento diretto Milano-Bolzano, sulla li­nea di Ancona si accumulano colossali ri­tardi, da Genova a Macerata sono aumenta­ti i tempi (un’ora) e i costi (venti euro), chi scendeva a Codogno per raggiungere Cre­mona non trova più l’interregionale delle 15.20 e perde mezz’ora ogni giorno. Per Mantova, rassegnarsi al peggio: è più velo­ce la tratta Milano-Roma

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8 dicembre 2009

Emergenza asili – Fai prima a scoprire chi ha ucciso Ilaria Alpi che non a vedere tua figlia iscritta in un asilo

Con tutto il rispetto per i crocefissi, i minareti, le omelie di Tettamanzi, gli anatemi della ‘Padania’, i lodi bis, i processi abbreviati, le scuse tardive (e sospette) di Feltri a Boffo, in questo paese sgovernato da troppo tempo ci sono cose di cui non si parla mai e che pure contano cento volte più dello sfratto di un qualsiasi crocefisso dall’aula di una scuola. Gli asili nido, per esempio. Dovrebbero dar respiro alle famiglie in difficoltà, ma che respiro danno se trovare un posto in un asilo nido è diventata un’impresa? Fai prima a scoprire chi ha ucciso Ilaria Alpi che non a vedere tua figlia iscritta in un asilo. Dovrebbero venire incontro ai genitori che lavorano – quelle misure di flessibilità di cui avrebbero sacrosanto diritto e di cui i politici si riempiono la bocca ogni volta che ci sono voti da rastrellare – e invece non fanno che amplificare la loro rabbia, perchè alla fine si ritrovano con un bimbo che non sanno a chi affidare, con una situazione familiare sempre più aggrovigliata e una situazione lavorativa sempre più tesa e impraticabile. Alla faccia dei vaucher e delle tagermutter della Carfagna – sempre esperimenti, mai soluzioni – e dei nidi presso le amministrazioni pubbliche voluti da Brunetta – un provvedimento privo di conseguenze nell’immediato, che forse darà dei frutti fra una decina d’anni sempre che funzioni il progetto complessivo su cui ha scommesso questo governo. Nel 2006, dopo trent’anni di latitanza dello Stato, si sperò finalmente che il piano nidi di Rosy Bindi migliorasse le cose. Ma la lentezza attuativa del piano, la mancanza di una vera strategia del Governo e le politiche di bilancio che penalizzano i Comuni, hanno fatto evaporare ottimismi e aspettative. ‘Sugli asili manca una regia’ scriveva ieri, con ragione, Cristiano Gori sul ‘Sole 24 Ore’

Viviamo in un paese in cui il 40% delle famiglie vorrebbe poter usufruire dei nidi ma solo tre Regioni hanno un tasso di copertura superiore al 25% dei bambini. Stiamo semplicemente parlando di assicurare a chi lo desidera la possibilità di ricorrere ai servizi.

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6 dicembre 2009

Deep Purple

Non condivido la certezza granitica di Curzio Maltese su ‘Repubblica’ che profetizza che quando sarà finita l’era Berlusconi, si parlerà ancora del 5 dicembre come di un giorno che ha cambiato la storia. E mi fa veramente ridere il derby dei numeri tra organizzatori e Questura: per i primi eravamo più di un milione, gli altri giurano che eravamo solo novantamila (benissimo ha fatto Francesco a riesumare il pezzo di Ceccarelli). A Piazza Esedra, all’una, la folla c’era, ma non era un oceano. Una gran bella piscina olimpionica, semmai. L’oceano è arrivato dopo, man mano che attraversavamo il centro di Roma. Allora, è successo il miracolo. In quella piscina la folla arrivava da tutte le parti, come in un gioco di prestigio, come nella prestigiditazione dirompente delle grandi maree bretoni. E già a metà di via Cavour, la folla annegava tutto. Cavalloni di folla come non ne avevo visti mai. A nessuna manifestazione. E se eravamo davvero novantamila, eravamo i novantamila più straripanti e oceanici degli ultimi 150 anni. C’erano anche le bandiere dei dipietristi e di rifondazione, ma alla fine ha sbancato il viola, e solo il viola. E chi ha sfilato in corteo. Credetemi, sembrava di essere sull’Arca di Noè. Eravamo di tante specie diverse. Mamme eritree ed etiopi, disabili in carrozzella, giovanissimi che ballavano in preda a una bellissima euforia, gente che sbarcava dalla Sicilia, sudata, sbatacchiata da un viaggio infinito, ma felice, gente arrivata da Bologna con una gioia addosso come nemmeno a un concerto di Vasco Rossi, gente arrivata dall’Abruzzo che divideva con te la colazione al sacco, il vino fatto in casa, il pane con la ventricina. E giovani come non ne avevo visti mai. Neppure nei giorni più memorabili dell’Onda. Energia tranquilla – scrive Padellaro, con ragione – perché non c’è stato un solo gesto sbagliato, una vetrina infranta, una bandiera bruciata così che i tanti corvi del malaugurio sono rimasti a becco asciutto. Senza troppe fanfare, e senza divismi – ha scritto Federico Mello – in questo paese, può ancora accadere che la società civile si organizzi da sola, pacificamente, riesca a reinventare la politica dal basso coinvolgendo i cittadini per ribadire l’importanza di concetti come moralità e onestà. Ieri, dopo una lunghissima stagione di rabbia, di impotenza e di ribrezzo, ci abbiamo creduto tutti. Un’Italia bonificata dagli impresentabili, dai puttanieri e dai bugiardi non sembrava più né sogno, né un’utopia, ma il domani che ci attende dietro l’angolo. E questa gioia, niente e nessuno, potrà cancellarla.

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4 dicembre 2009

Immigrati, boom di annunci razzisti, luoghi comuni da sottobosco del Terzo Reich e i serpenti a sonagli che infestano la pineta di Castelfusano

Molti di voi avranno sicuramente letto il rapporto del ‘Transatlantic Trends: Immigration’ che evidenzia lo stato confusionale degli italiani in materia di immigrati, legali e illegali. Gli italiani, infatti, pensano che i cittadini stranieri in Italia siano il 23% della popolazione complessiva (invece sono circa il 6%). Non solo. Il 49% considera l’immigrazione più un problema che una risorsa (4 punti percentuali in più rispetto all’anno scorso) e il 77% addossa agli irregolari la colpa dell’aumento della criminalità. E non finisce qui: il 66% degli italiani pensa che nel nostro Paese ci siano più immigrati irregolari, che regolari (mentre è esattamente vero il contrario). Tutto questo mentre a Milano si registra un allarmante boom di annunci razzisti. Inserzioni che fino a qualche mese fa nessuno si sarebbe sognato di far pubblicare ora intasano i portali che offrono lavoro in rete, spiega Maurizio Crippa, responsabile dell’orientamento al lavoro della Cgil milanese. A vietare gli annunci discriminatori ci sarebbe il decreto legislativo 215 del 2003, che introduce “la parità di trattamento, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica”. Se il cittadino che fa l’annuncio non rischia nulla dal punto di vista legale, la norma obbliga invece chi pubblica le inserzioni a pagare risarcimenti. Il primo processo è in corso a Roma: su segnalazione dell’Unar, l’unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo ha avviato una causa civile nei confronti del giornale di annunci Portaportese, che aveva pubblicato segnalazioni come “non si affitta a persone di colore” e “solo studentesse italiane”. La sentenza, attesa entro un anno, è destinata a fare scuola. “Abbiamo chiesto di condannare il direttore del giornale a un risarcimento, e i soldi saranno poi spesi in campagne contro la discriminazione — dice l’avvocato Antongiulio Lana, che segue la pratica — ma l’importante è che la sentenza metta un freno a una pratica discriminatoria che è sempre più evidente”. Vada come vada, l’aria che tira però è pesante. Il razzismo trova terreno fertilissimo nei nostri figli che già alle elementari snocciolano con fierezza le tesi deliranti e ignoranti ascoltate dai loro genitori e la loro fallace sondaggistica e i loro luoghi comuni da sottobosco del Terzo Reich. Così capita, come ha raccontato l’altro ieri Franco Vanni su ‘Repubblica’, che in una scuola media di Quarto Oggiaro, un’alunna tredicenne interrompa la lezione e faccia il verso a Mussolini, proclamando: ‘L’Italia agli italiani’. O che una classe intera emargini cinque cinesi perchè non pagano le tasse, sono diversi e puzzano. Sull’igiene personale dei nostri figli e dei figli degli altri mi verrebbe la tentazione di scrivere un post a parte. A Imola, quando andavo a prendere mia figlia a scuola sentivo il celestiale profumo di certi suoi compagni autoctoni specie di bimbo di nove anni, una specie di Dillinger in erba di Romagna, che menava le compagne, nevrotizzava le maestre e impestava l’aria peggio della dissenteria di una mora romagnola. Puzze a parte, ribadisco che l’aria che tira oggi in Italia è pesante come non lo è stata mai.

Un esempio fresco, fresco e bagnato, bagnato, visto che a Roma in questi giorni si scatenano senza preavviso precipitazioni a carattere monsonico. Poco fa sul 16 sento parlare del terzo serpente a sonagli avvistato nella pineta di Castelfusano, litorale romano, Ostia, per capirci meglio. Se non sapevate nulla di questa storia inquietante, è dal 29 settembre che in questa pineta si avvistano serpenti a sonagli, Crotalux Atrox preciserebbero gli erpetologi, sette chili di agghiaccio lunghi anche un metro e ottanta il cui morso è micidiale. Il primo esemplare è stato catturato dalla Forestale il 29 settembre dietro segnalazione di uno jogger in preda al panico, il 19 ottobre viene catturato un secondo esemplare, adesso arriva una terza segnalazione. Cosa avrei pagato per avere un registratore con me e condividere con voi quei commenti farneticanti che ero costretto ad ascoltare. La colpa? Ovviamente degli stranieri. E trattandosi di serpenti, la colpa cadeva sugli africani. Nigeriani in testa. “Chissà che altre schifezze si portano da casa loro a nostra insaputa” – malignava una sessantenne con un impermeabile beige che faceva pendant coi suoi denti macchiati di caffeina. E un’altra: “Ci fanno i riti, coi serpenti. E anche con gli aghi e con le bamboline. Vodò, mi pare si chiami”. Ho provato a spiegare a quelle Erinni che in Africa non esistono serpenti a sonagli e che sarebbe un po’ come dire che Andorra è la terra dei canguri o che le tigri vivono solo in Canton Ticino. Ma loro non mi ascoltavano e mi lanciavano torve occhiate oblique. Il solito comunista infiltrato, avranno pensato, o peggio, il solito disfattista che se la fa coi neri. E’ solo un esempio, fresco, fresco, e bagnato, bagnato, ma che fa capire tante cose sull’ignoranza, il pregiudizio e l’aria pesante che si respira in questo paese che crede che gli stranieri siano quattro volte di più di quello che invece sono e che dimostra di essere sull’argomento disinformato in maniera mostruosa.
Intanto però sarebbe il caso che la Forestale e i quotidiani romani la smettessero di confinare questa storia dei serpenti a sonagli a Castelfusano nei trafiletti della cronaca romana e gli dessero lo spazio e la visibilità che merita. Da settembre la pineta di Castelfusano è diventata una filiale del deserto del Mojave. E lì, trama un folle che crea orrori e trappole di morte da horror film e che non ha nessuna intenzione di desistere. Fermiamolo, prima che davvero ci scappi il morto.

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23 ottobre 2009

Tendiamo una mano agli angeli del volontariato

Domani e domenica la ‘Comunità Papa Giovanni XXIII’ fondata da Don Oreste Benzi sarà presente coi suoi banchetti in molte piazze italiane. Con un piccolo contributo riceverai una confezione speciale di pasta. I fondi raccolti contribuiranno a sostenere i progetti nutrizionali in Italia e nel mondo.

A Roma, e lo scrivo per esperienza diretta, i volontari della Comunità sono degli angeli. Basta vedere quel che fanno per i senza fissa dimora a Stazione Tuscolana tutti i lunedì e i venerdì sera. Di tutti i volontari, sono quelli che il popolo dei cartoni ama di più per la loro gentilezza, per la loro pazienza, per la passione che mettono sempre nel cibo che preparano. La pasta è sempre sapida e abbondante, le macedonie sempre e rigorosamente di frutta fresca, i panini, i migliori di tutto il volontariato romano, ingagliarditi da salsiccia e broccoli.

A Roma, saranno presenti a Capannelle presso la Parrocchia di S. Barbara in Via Settignano 5. Qui, tutte le altre piazze italiane.

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22 ottobre 2009

Se tuo figlio ti chiede ‘cos’è il terzo mondo’, fallo viaggiare con te sulle Ferrovie dello Stato

Mario Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, a chi gli contesta il pessimo livello di servizio della sua azienda, ribatte: “Treni migliori? Pagate di più!”. E cita un esempio. “In Italia, in tutto, le Fs incassano 12,2 centesimi per passeggero per chilometro. In Francia e in Germania, dove lo Stato o i Länder acquistano i treni, si arriva a 25 centesimi. Noi abbiamo la metà. Con così poco possiamo garantire il servizio, certo non il rinnovo del materiale rotabile, che viene sfruttato finche cammina, anche se è obsoleto”. La verità è che sono decenni che le nostre Ferrovie non garantiscono più servizi. Disservizi, semmai. E non solo ai pendolari. Anche a chi spende più di quanto dovrebbe. La tragedia di Viareggio, scrivevo a luglio, ha ribadito quanto sia fatiscente il parco di locomotive e carrozze delle nostre Ferrovie che persino i macchinisti bengalesi troverebbero antidiluviane. Nell’aprile del 2008 ho definito i treni italiani formidabili vettori di parassiti e le nostre carrozze, un paradiso per un microbiologo che aspirasse al Nobel, con una proliferazione di pulci, zecche, cimici, legionella, ratti e pidocchi, come raramente capita di incontrare in natura. Treni, dunque, ad alta voracità, con pulci e legionella che seminano il panico tra i pendolari lucani, zecche, cimici e ratti che viaggiano a sbafo sul Caserta-Roma, pulci a gogò sulle carrozze salentine, pavesi e calabresi, pidocchi più aggressivi dei pirati somali spauracchio dei pendolari trentini. Prima ancora denunciai la leggendaria inefficienza di certe linee, come la Sibari-Crotone, una linea ferroviaria che in Ruanda userebbero giusto per trasportare bestiame, che corre, si fa per dire, lungo il mar Ionio a binario unico e non elettrificata. Quest’estate ho raccontato la ferrovia dei ’senza casta’, la Avezzano-Roma: bagni perennemente fuori uso – si fa prima a scoprire chi ha ucciso Ilaria Alpi che non a urinare su queste trappole ferroviarie – locomotori che sembrano costruiti col cristallo e che quotidianamente vanno in mille pezzi, ritardi che variano dai 40 ai 200 minuti, sempre che i treni poi non te li sopprimano, sedili dall’ergonomia studiata per torturare dissidenti nordcoreani, freddo, fermate improvvise, treni che si fermano in aperta campagna per far orinare i passeggeri esasperati.

Oggi, il presidente della regione Sicila, Raffaele Lombardo, esterna che i’ treni siciliani sono degni del Congo’. Ma che in Congo sia peggio, io non ci metterei la mano sul fuoco.

© Lorenzo Cairoli

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5 ottobre 2009

La sete di Bukowski

Tempo fa, in un forum si parlò della sete di Bukowski, del suo ciclopico alcolismo e del suo essere inquietante. Io intervenni.

Più che Bukowski, inquietante era la sua agiografia e il mito in cui si era invischiato; Bukowski era schiavo di Bukowski come Connery di Bond, e soprattutto l’ultimo Bukowski col Bukowski di ‘Compagni di sbronze’ non era neppure lontano parente. La sua carriera di biblico bevitore si era interrotta a quarant’anni dopo una delicatissima operazione al fegato; beveva ancora ma con una moderazione che il suo Chinaski non conobbe mai, neppure negli ultimi libri.
Permise quasi sempre alle processioni di studenti che lo avevano letto e mandato a memoria di irrompere in casa sua a qualunque ora del giorno, a patto che entrando consegnassero a Linda tutta la bumba che gli avevano portato in dono e tutti quei cartoni di birra, tutte quelle tintinnanti bottiglie di vino rosso, tutti quei whisky al doppio malto. Linda li allineava sulle mensole, come si fa al Divino Amore coi cuori votivi.
Ma il vecchio Hank di tutto quell’alcol non sapeva più che farsene. Il frigo era pieno di succhi di mirtillo per gli astemi, ma anche per lui quando voleva far credere di bere in compagnia ma non se la sentiva.
Fernanda Pivano, che lo conobbe bene, racconta che era sempre di una disponibilità squisita: in un’intervista di tre ore non un momento di stanchezza, il fastidio ben simulato dalla maschera sorridente, la voce mai alzata. Quando Linda preparò la cena, Bukowski apparecchiò la tavola. E al momento dei saluti, il suo commiato fu gentilissimo.
Hank le baciò la mano come un gentiluomo vittoriano, le offrì una rosa staccandola dalla siepe che costeggiava la porta di casa e mentre la macchina si metteva in moto agitò la mano sorridendo e gli gridò “ Scrivi qualcosa di carino”.
Anni dopo – scrive la Pivano – un giornalista, chiamiamolo così, di ‘Playmen’, era andato da Roma fino alla, diciamo villa prefabbricata supercaliforniana, e aveva chiesto a Bukowski se era vero che offriva una rosa e faceva il baciamano a una signora italiana. Il caro dolcissimo Hank si era insaccato la testa tra le spalle e gli aveva detto con la voce di quando non era contento
” E’ venuta una gentile signora che ha fatto tanto per noi americani. Cosa volevate che le facessi ? Che la stuprassi ? “

Per saperne di più:
Ben Gazzara – ‘Bukowski? Il suo viso mi ricordava le foto che gli astronauti scattano alla superficie lunare”

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