
(Pierangelini, foto da ‘Marchi di Gola’)
Tutto ha origine da questo post; il titolo ‘Odiare Pierangelini’, è certamente infelice, ma odora più di provocazione (scaltra) che di odio vero. Anche un Fazi-Boys come Giordano Tedoldi ha pubblicato un libro intitolato ‘Io odio John Updike’ e nessuno lo ha messo dietro la lavagna. Invece il bravo Paolo Marchi su Marchi di Gola, tuona che ‘Odiare è un sentimento forte, si odia qualcosa o qualcuno che ci ha fatto un torto grande come l’Everest’ e si scaglia contro la siderale intelligenza del post di Tombolini. E a Tombolini, di grazia, che ha fatto lo Sciamano di San Vincenzo? Lo ha ‘nutrito’ una sola volta e molto male, lo ha fatto macerare in un servizio lento, pessimo e scortese, ha cercato di rifilargli una bottiglia per un’altra e una settimana fa, ascoltando una vecchia intervista di Pierangelini, ha fatto sbellicare di risate lui e sua figlia, soprattutto quando gli hanno sentito dire: “…quando vado al mercato mi lascio rapire ad esempio da una patata, la tocco, la sento, ne carpisco l’anima, e io gli do la mia, ecc. ecc…“.
Chi conosce lo Sciamano sa che non è nuovo a queste sparate. Persino Pia Passalacqua, moglie del suo collega Corelli, e una delle persone più argute e interessanti che siano mai transitate su blog o forum di enogastronomia, in un thread del giugno del 2006 sul vecchio Forum del Gambero Rosso, ironizzava così sul Pierangelini esoterico: “Sono rimasta particolarmente colpita dalla rivelazione che il pomodoro poteva sentire l’amore e il rispetto che lo chef prova per lui. E’ per questo che gli viene tutto bene … gli ingredienti lo contraccambiano! Curiosamente, nel film Notting Hill, terminato poco prima, in una scena c’era una “fruttariana” in lacrime per il barbaro assassinio di un mazzo di carote … “. Il tono di Pia era, ovviamente, ironico; Pierangelini di frasi così, dove è sinergico coi pomodori, simbiotico con la maggiorana, osmotico con le aringhe, ne ha coniate a centinaia. E’ il lato new age di Pierangelini, azzarda qualcuno, il lato candido (in senso volteriano) azzarda qualcun altro; esternazioni che fanno il paio con quelle dello Sting maratoneta del sesso tantrico che giura di riuscire a soddisfare la sua gentile signora per otto ore filate concentrandosi solo su una scatolina marrone, e, che se sei in buona ti strappano un sorriso e te lo fanno trovare anche simpatico, ma se ti alzi male, c’è il rischio, che a sentire lo Sciamano in tivù che parla della sua attrazione fatale per il cardo gobbo, ti vien da dire: ‘E ’sto pirla chi è ?’.
Pierangelini ha sempre diviso, ma adesso che Espresso e Gambero Rosso lo incoronano, in sorprendente sintonia, miglior cuoco di tutto lo stivale divide ancor di più. Si moltiplicano i suoi detrattori (mi sembra di rivedere lo stesso film di quando Marchesi cucinava in via Bonvesin de la Riva, lo stesso livore, gli stessi giudizi tranchants, la stessa ostilità) le accuse di essere troppo orso, scortese, antipatico, di non avere un locale all’altezza (verissimo) e un servizio da primo della classe (verissimo di nuovo) e paradossalmente, più dai forum attaccano Pierangelini, più i professionisti della critica fanno quadrato intorno a lui. Bonilli, ad esempio, testimonial di Roscioli e, a tempo perso, Direttore del Gambero Rosso, per magnificarlo è costretto a buttarla sulla termochimica (reagente l’aringa, catalizzatore la bottarga di muggine) e a uscirsene con questa mezza scemenza onomatopeica (perché, come lo usava il sale Samuel Hahnemann?).
Io non odio Pierangelini. Ma non lo considero il migliore del reame. E nemmeno il numero due, tre, quattro o cinque. A tecnica d’esecuzione, Marcattilii e Vissani lo mettono in riga. A pedigree, poi, forte di quello che gli hanno insegnato Bergese, Vergè, i Troisgrois, Madame Point e gli Haeberlin, Valentino straccia lo Sciamano di San Vincenzo a mani basse. Non solo Pinchiorri e il San Domenico vantano un locale e un servizio migliore del suo, ma decine e decine di altri ristoranti, dove al commensale è offerto un trattamento più ‘civile’ e professionale. Su piazza ci sono cuochi molto più innovativi di lui, Scabin, ad esempio, l’emergente Mestriner, secondo esempio, e nell’uno contro uno, se fossi chiamato a scegliere tra Lui e Fabio Baldassarre, risponderei il secondo, senza esitare un istante.
Nonostante ciò, non ‘odio’ Pierangelini; credo sia un ottimo cuoco e uno dei più eccellenti snidatori di materie prime di questo paese.
Il Pierangelini che ‘odio’ è, invece, questo, quello che smette di essere osmotico coi cardi e cannoneggia così
I blog stanno al giornalismo come la pedofilia all’amore.
Oppure.
Oggi tutti sanno tutto o pensano di sapere tutto e si credono dei critici per il solo fatto che mangiano dal primo giorno che sono arrivati al mondo. Una volta, prima dell’invenzione di internet, i disperati che vivevano in solitudine venivano definiti sfigati, ora blogger così come nickname va tradotto con delatore piuttosto che spia
Il Pierangelini che butta il sale della polemica sulle sue esternazioni non in modo onomatopeico, ma gratuito, greve e volgare. Cosa che un primo della classe (vero o presunto) non dovrebbe mai fare.
Scritto da lorenzo cairoli alle 15:29, in Cibario italiano, Guida del Gambero Rosso: pro e contro, I migliori cuochi della nostra vita, Palato nomade, Polemicario, Succede anche questo, cose che mi colpiscono, quello che mi diverte leggere in rete
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