Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'Pezzi scritti per Food&Beverage'

25 agosto 2008

Zhang Yimou – Parlare dei diritti umani come fossero parassiti intestinali

Uno dei più grandi scrittori del Novecento, il norvegese Knut Hamsun, autore di ‘Fame’ e de ‘Il risveglio della terra’, sostenne la Germania sia durante la prima guerra mondiale, sia durante la seconda. Appoggiò il partito nazista, fu amico di Goebbels – a cui regalò la medaglia ricevuta durante la cerimonia del Nobel – e dopo la morte di Hitler, scrisse sull’autorevole Aftenposten un necrologio in cui lo definì ‘un guerriero dell’umanità’. Benchè fosse molto popolare e stimato in Norvegia, la sua gente non gli perdonò mai quest’ultima provocazione. Da Oslo a Bergen, i norvegesi scesero in piazza, accatastarono tutti i libri di Hamsun e li bruciarono. Se queste dichiarazioni che ho letto, diffuse in Italia dal TGCOM, sono ciò che pensa veramente Zhang Yimou sono pronto a prendere i miei vecchi vhs e i miei dvd – Lanterne rosse, Sorgo Rosso, Ju-dou - e bruciarli in pubblico. Che fine ha fatto l’altro Zhang Yimou? Regista di film giusti e necessari come ‘La storia di Qiu ju’ ‘Sorgo Rosso’ o come ‘Ju-dou’ pesante denuncia della condizione femminile nella società feudale cinese? Che fine a fatto l’altro Zhang Yimou che visse sulla sua pelle purghe, censure, repressioni? La sua famiglia era stata messa al bando per motivi politici durante la Rivoluzione Culturale operata da Mao Tze Tung e il giovane Zhang era stato mandato a lavorare prima nei campi e in seguito in una filanda. Subì in patria pesanti censure sia per Lanterne Rosse che per Ju-dou. E adesso se ne viene fuori con queste dichiarazioni. Avrei voluto vederlo sputare sui diritti umani quando si spezzava la schiena nei campi…

© Lorenzo Cairoli

( Segnalazione by Dottor Carlo)

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25 gennaio 2007

Prendere Arafat per la gola


Ramallah. Mai vista una città così al buio : lampioni oscurati come se fosse imminente un attacco aereo. Era una città prospera, verde, tranquilla, abitata in prevalenza da cristiani con una scuola quacchera molto rinomata. Oggi tutti i suoi abitanti sono palestinesi. Sui muri, si legge la rabbia di un popolo. Le scritte pro-Intifada appaiono ovunque.

Il ‘Darna’ di Joseph Asfour è il fiore all’occhiello della città, una villa moresca di pietra con un patio seducente disseminato di palme e di fontane zampillanti. La volta è tutta in vetro perché si possa cenare sotto al cielo stellato. Arriviamo però tardi ; i clienti si sono tutti eclissati, le fontane non zampillano più, i camerieri si muovono col passo pesante di chi ha avuto una giornata dura. Luci soffuse, voci e carnagioni stanche. Persino le palme e i papiri del patio sono in balìa di uno spossato sperdimento. Asfour siede su una sedia di vimini. La sua giubba bianca farebbe invidia a un ammiraglio. Hatem gli si avvicina con grande deferenza. E’ il suo maestro ; ogni volta che mi parlava di lui, orgoglio e ammirazione gli lampeggiavano negli occhi. Confabulano un po’, poi cominciano le presentazioni. Asfour resta sempre seduto mentre noi gli stringiamo le mani, assiso sul suo trono come un monarca. Emana una languidezza quasi femminile, un torpore da fiaba araba. Parla con una voce strascicata, lamentosa. Chiede ai camerieri di far zampillare di nuovo le fontane, di accendere altre luci – dimostrando così grande dimestichezza con le esigenze della troupe. Poi si alza e comincia a guidarmi per il suo locale. In un altro momento, lo avrei seguito grato e pieno di interesse, ma la tensione accumulata al check point, la stanchezza che mi rende le palpebre pesanti e che trasforma il mio inglese già claudicante in una manteca incomprensibile persino a me, priva il tour di ogni sincero interesse. Inoltre non ho fatto tutta questa strada per girare l’ennesimo spot a un cuoco mediorientale, per riprendere un altro forno, un’altra cucina, delle fontane che zampillano copiosamente quando la mezzanotte è passata da un pezzo. So bene quanta arte ci sia nella cucina di Asfour, ma stasera la sua arte mi annoia. Voglio sapere altro da questo palestinese di religione cristiana, dandy, colto, gran bevitore di whisky al doppio malto. Voglio sapere di ‘Chefs for peace’ l’associazione creata da Asfour con Moshe Basson, chef ebreo iracheno, e da altri 25 cuochi arabi ed ebrei. Voglio sapere dei cinque anni in cui Asfour è stato il cuoco personale di Arafat. Chi era questo pirata tagliagole di Palestina ? Cosa mangiava ? Com’era veramente, lontano dai riflettori, lontano dalle tante battaglie, nell’intimità del desco, coi suoi cari, coi pochi amici di cui si fidava ? Aneddoti ne ho sentiti tanti, molto spesso gli stessi riveduti e corretti. Vorrei un Arafat segreto, o chiedo troppo ?

(continua…)

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21 dicembre 2006

Le donne cucinano col cuore

Cosa offre la casa in questi giorni ? Oggi donne che cucinano col cuore, domani invece voleremo a Timbuctù e prossimamente un coriandolo di Fabio Baldassarre, poi una storia di amicizia con un barbagianni che mi ha ricordato un Ken Loach agli esordi – visto mai Kes ? un bel pezzo su Genova, i migliori libri del 2006 e un viaggio goloso tra i cenoni dei più grandi cuochi del mondo per scoprire qual’è quello che ci intriga di più. Da gennaio inizieranno i racconti di Francesco da Teheran, la mia Louella Parsons nella terra degli ayatollah, Enzo D’Alò il regista della Gabbianella ci regalerà un bel coriandolo, e così Elisabetta Svaluto la bravissima traduttrice di ‘Corrono voci’ ennesimo capolavoro di Hugo Claus. Ma questo è solo un assaggio di quello che bolle in pentola. Adesso, però, spazio alle donne.

 

 

(continua…)

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