
‘Distratto’ dalla crisi iraniana, nelle ultime settimane ho scritto poco, pochissimo, quasi per niente del narcotraffico messicano. Oggi, sfogliando Milenio ho letto dell’assassinio di Raquenel Villanueva uno dei personaggi più controversi ed emblematici di questo Messico sotto assedio, in cui non c’è mai un giorno di pace, un giorno senza morti, senza decapitazioni collettive, senza pezzi di cadaveri sparsi per le strade. Mai un giorno senza leggere di carceri in rivolta, di sequestri, di commercianti taglieggiati. Mai un giorno senza scoprire beffarde narcomantas, tunnel sotterranei, funzionari e poliziotti corrotti. La morte di Raquenel, per chi conosceva le sue ‘gesta’, ha dell’incredibile. Ogni volta che qualcuno cercava di farla fuori, usciva incolume da tutti gli attentati, irridendo la morte. Pensarla, ora, sul marmo freddo di una morgue è come pensare che sia morto il mais o che siano entrate in coma le tortillas.
La storia di Raquenel Villanueva è una delle più incredibili in cui mi sia mai imbattuto, una storia alla Recep Cesur per capirci, che sedurrebbe la fantasia di qualsiasi sceneggiatore. Raquenel è un avvocato, e fin qui nulla di strano, quello che invece fa la differenza sono i suoi clienti: narcotrafficanti, killer del cartello di Sinaloa, fiancheggiatori dei famigerati Las Zetas, contabili mafiosi, politici corrotti, padrini, tagliateste. L’hanno soprannominata ‘La Mujer de Acero’, la donna d’acciaio, per la tenacia del suo carattere, per il coraggio sovraumano, per la tempra da highlander che le ha permesso di sopravvivere a un numero impressionante di attentati. Una volta un sicario ha fatto irruzione nel suo studio e le ha sparato contro otto proiettili, un’altra volta l’hanno colpita mentre scendeva dalle scale del tribunale di Monterrey, un’altra ancora mentre accompagnava un cliente nel suo hotel di Città del Messico. Le hanno sparato in testa, perforato un polmone, trapassato lo stomaco, trafitto i glutei, è stata a un passo dall’estrema unzione, ma non è morta. Il suo studio legale di Monterrey è saltato in aria più volte – lo chiamavano ‘la santabarbara’ – ma lei non si è mai intimidita. Solo di recente dietro pressione dei familiari ha preso delle precauzioni. Adesso ha guardie del corpo che vegliano su di lei giorno e notte, vetri blindati in casa, in studio, su tutte le macchine. I suoi familiari le hanno chiesto di indossare un giubbotto antiproiettile, Raquenel si è rifiutata. “E’ antiestetico e mi fa sudare” – ha contestato al padre. Nel suo ufficio ci sono più immagini sacre e candele votive che non testi di diritto. “Regali dei miei clienti – ha confidato a una giornalista del New York Times – Sono tutti molto religiosi, non vogliono che mi accada niente”. E’ stata anche in carcere, ma alla fine ha vinto lei. Come sempre. In Messico è una leggenda. In suo onore sono state composte molte ballate, narco-corridos le chiamano. Somigliano a delle polke paciose, e invece i testi sono pura dinamite. La più famosa l’ha scritta Beto Quintanilla che canta per la gioia dei signori della droga: “Se apellida Villanueva y radica en Monterrey/ de profecion licenciada en valiente la mujer/ terror de los tribunales le apodan a Raquenel
© Lorenzo Cairoli
Aiutate questo blog a informare. Aiutatelo, così. Grazie
Scritto da lorenzo cairoli alle 10:17, in Orrore, Premiata Macelleria Messico, Succede anche questo, cose che mi colpiscono, quello che mi diverte leggere in rete
2 Commenti »