Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'quello che mi diverte leggere in rete'

16 marzo 2010

L’occhiolino di Alvaro e il cimitero dei migranti

Ci sono due articoli di cui vi raccomando la lettura. Uno del colombiano ‘Semana’ in cui si affronta la questione di come Uribe cerchi di condizionare il futuro politico del suo paese, l’altro è un editoriale del ‘Los Angeles Times’ cupissimo e tragico, sui seimila migranti messicani morti dal 1990 ad oggi mentre cercavano di entrare illegalmente negli Stati Uniti attraverso il deserto dell’Arizona.

But aiding desperate migrants who already are in the desert is one proposition, and offering assistance before they begin their trek is another. That’s why the creation of a new cellphone application that uses the global positioning system to guide migrants to caches of water that have been left for them is troubling. The Transborder Migration Tool, developed by three professors at UC San Diego and a colleague at the University of Michigan, will be installed on phones distributed by Mexican nongovernmental organizations and churches to those about to set out. Our concern is that the new technology will give migrants a false sense of security about the horrors ahead of them. What will happen, for instance, if the cache is found, but there is no water left because another group got there first? The best app would be one that warns migrants not to cross. It would tell them that when the temperature soars to 115 degrees, dehydration sets in within minutes. It would say that first the body stops producing urine, sweat, saliva and tears in an attempt to conserve water. Muscle spasms and nausea follow before the victim slides into a coma. It would say the body needs 1 liter of water an hour to survive. Already the migrants who dare the crossing often find that they have been deluded. A better way to save them would be to spend time, energy and resources on telling them the truth.

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15 marzo 2010

Son soddisfazioni

11 marzo 2010

Non esageri, Presidente

5 marzo 2010

Refuso gigantesco

Mr Chen e il suo parco a tema di nani mandano in pallone il NYT Web site. E ne esce un refuso da antologia.

(Grazie Enzo)

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4 marzo 2010

Vivere e non morire a Los Angeles

Not since the Beach Boys were in peach fuzz and crew cuts has it been so safe to live and play in the City of Angels. Believe it: you are more likely to be murdered in Columbus, Ohio, or Tulsa, Okla., than in the nation’s second most populous city.

Dal 1992 ad oggi gli omicidi a Los Angeles sono diminuiti dell’80%.

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2 marzo 2010

Bakchich 1 – Besson 0 – Tempi duri per i grandi antipatici

Ieri, sui quotidiani online ci sono state delle clamorose omissioni. ‘Repubblica’ s’è persa completamente per strada Karadzic, nessuno invece s’è filato l’antipatico Besson, il ministro francese dell’Immigrazione e dell’Identità Nazionale. La storia di Besson è nota. A metà febbraio il sito ‘Bakchich Info’ lo aveva tirato in ballo rivelando che per amore della sua giovanissima fidanzata Yasmine Tordjman era pronto a convertirsi all’Islam. Lui? Così xenofobo e islamofobo da far sembrare Calderoli la Rula Jebreal della Lega Nord? Scandalizzato e fuori dalla grazia di Dio, Besson aveva fatto causa a Bakchich. Ma ieri il Tribunale de grande instance di Parigi ha invalidato le sue accuse contro il sito e respinto il ricorso.

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1 marzo 2010

Linkarsi addosso

Cose che fanno piacere, soprattutto se a pensarle sono persone che apprezzo

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Una cucina anche troppo ‘illuminata’

A leggere questo pezzo di Rosa Rivas su ‘El Pais’, la tentazione di scrivere che anche la cucina ha il suo ‘Avatar’ è forte. In realtà è dalla fine degli anni ottanta che l’alta cucina crea e sperimenta nuove tecniche di preparazione, cottura, abbinamento e presentazione dei cibi. Un’onda inquieta di dadaisti, alchimisti ed eretici con la toque, sedotti dai bianchi vapori generati dall’azoto liquido, dall’uso alimentare del tabacco, dalle gelatine calde, dalle mirabilie della sferizzazione, che hanno riscritto, riperimetrato, reinventato le frontiere del gusto. Pensiamo al cyber egg di Scabin. Alla cucina polisensoriale di Blumenthal – sabbia commestibile, alghe e onde di spuma nel piatto e un lettore mp3 per ascoltare i gabbiani e lo sciabordìo del mare. Al non bollito di Bottura, cotto sottovuoto, a bassa temperatura, senza bollire, né toccare l’acqua. Al finto carpaccio di Andoni in cui quella che sembra carne è in realtà anguria disidratata in forno, congelata, infine affettata come fosse un normalissimo controfiletto. Adesso ci si è messo anche un designer basco, Jon Rodríguez, un pezzo da novanta della Philips, amico degli Arzak, che ha deciso di ‘illuminare’ la cucina. E lo ha fatto davvero, creando una linea di piatti in porcellana che s’illuminano al solo contatto di una salsa, di un croccante di mais tostato o di un dado di melanzana, con effetti che lasciano a bocca aperta, un po’ com’è successo agli spettatori di ‘Avatar’. Rodríguez non ha dubbi: la multisensorialità sarà il futuro della cucina. Lo profetizza con la stessa sicumera con cui Berlusconi ci sdoganava l’Italia del fare. E il video, prodotto dalla Philips, è in effetti molto new weird, con fosforescenze nei piatti che ricordano quelle delle uova di ‘Alien’. E che ti fanno roteare gli occhi. Il palato invece, almeno il mio, resta coi piedi ben saldi a terra. Prende appunti ammirato ma sogna salame da sugo fumanti, piatti stracolmi di casoeula, gattopardesche abbuffate di rane alla cacciatora

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28 febbraio 2010

In Cile le infrastrutture sono davvero anti-sismiche, qui una Impregilo qualsiasi non potrebbe mai esistere

Alessandro D’Amico sta facendo uno splendido viaggio in Sudamerica e nei ritagli di tempo lo condivide in un bel blog. Era sull’Isola di Pasqua quando è scattato l’allarme tsunami. E lo ha raccontato su ‘Repubblica’.

Anche da questi imprevisti si imparano molte cose. Il proprietario dell’ostello non riesce a mettersi in contatto con i genitori nel Cile continentale, eppure sorride e si scusa per non averci ancora preparato la colazione. I turisti cileni e giapponesi sono i più tranquilli, gli unici qui ad avere una cultura anti-sismica, quella che gli viene insegnata a scuola. Qualche giorno fa ero a Valparaìso, ospite di Alejandro, ingegnere di professione. Mi raccontava di come le case cilene vengano costruite utilizzando la stessa quantità di cemento che in Europa si userebbe per un ponte. Ci sono cose che un viaggiatore non riesce a capire. Uno dei terremoti più forti degli ultimi trent’anni sta causando “solo” un centinaio di vittime. In Cile le infrastrutture sono davvero anti-sismiche, qui una Impregilo qualsiasi non potrebbe mai esistere.

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23 febbraio 2010

The shooting war

La gallery di foto belliche di Foreign Policy è una di una bellezza sconvolgente: una specie di pinacoteca di guerra che gela il sangue e fa roteare gli occhi. Le foto sono dieci. Io ho scelte tre, le prime due del formidabile Moses Saman, uno spagnolo che lavora per il ‘New York Times’ – Baghad e Gaza – la terza di Sven Torfinn, a Bentiu, Sudan. Sono molto interessanti anche le didascalie dei fotografi

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