
In Italia si parla poco di Birmingham. A torto. Intanto è una città di quasi un milione di abitanti con una vocazione alla multietnicità e al plurietnico che le fa solo onore. Ha una delle Chinatown più popolose di tutto il Regno Unito, uno strepitoso assortimento di ristoranti etnici – a Birmingham 2 abitanti su 10 sono di origine asiatica, 3 su 10 extracomunitari, retaggio del controverso passato coloniale inglese. Nel suo ‘Jewellery Quarter’, Birmingham vanta la più grande concentrazione di gioiellerie d’Europa. Nel ‘Gun Quarter’, è operativa una delle più importanti comunità di produttori d’armi della Gran Bretagna. L’Electric Cinema presso Station Street è il più antico cinema inglese tuttora in attività, mentre StarCity è considerato come il più comodo e vasto multiplex europeo. Come se non bastasse a Birmingham hanno sede più di cinquecento studi legali, che ne fanno il secondo mercato assicurativo d’Europa. Insomma una città che andrebbe studiata a fondo, con approccio quasi scientifico. Perché a Birmingham c’è qualcosa di prodigioso, forse un microclima che favorisce le vocazioni artistiche, la ricerca scientifica e l’arditezza imprenditoriale. A Birmingham sono state inventate l’illuminazione a gas, lo skateboard, i caratteri Baskerville, i questionari, la gommapiuma, il magnetron (il principale componente dello sviluppo del radar e del forno a microonde), la galvanoplastica, la prima radiografia effettuata in un’operazione chirurgica, e il primo intervento di correzione del difetto del setto interatriale della Gran Bretagna, presso il Birmingham Children’s Hospital. In una città così dinamica e fonte d’ispirazione quasi come una Musa, l’ultima cosa che i suoi amministratori avrebbero immaginato un giorno di dover affrontare era un’emergenza da forni tandoor.

I ‘tandoor‘ sono i caratteristici forni dei ristoranti indiani, quelli da cui escono deliziose focacce, pane e lo squisito chicken tikka, che chi ha mangiato almeno una volta da un indiano ricorda bene per la sua inconfondibile cromìa rosso ocra e per la sua straordinaria mescolanza di spezie. Nella forma, i tandoor ricordano grandi giare dal collo ristretto e appena ci si avvicina a loro, le vampate di calore che eruttano dalla bocca ti schiaffeggiano il volto, tanto che non riesci più a tenere gli occhi aperti e la macchina fotografica che stringi tra le mani ti brucia la carne delle dita. Recentemente l’ufficio d’igiene di Birmingham ha monitorato i forni di 27 ristoranti indiani. E sapete che ha scoperto? Che solo due di questi erano in regola. E che la situazione nelle cucine di questi ristoranti è, a dir poco, esplosiva….
In November 2008, an employee suffered serious burns to his to his hands, face and eyes after a build-up of flammable gas in an oven led to an explosion.
The owners, Sukdhev’s Catering Services Ltd, pleaded guilty at Birmingham Magistrates’ Court on 22 January to breaching safety regulations, and was fined £3,500 and ordered to pay costs of £2,500.
Chair of the Public Protection Committee, Councillor Neil Eustace, said: “The results of our inspection were shocking. “The cylindrical design of the tandoor with an ignition source at the bottom, means that when gas builds up inside and an employee leans in to light it, the oven effectively becomes like a cannon.”
A chi interessasse, Birmingham non fa parte del mio giro del mondo ma visto che l’ultima tappa sarà Londra, un salto a Birmingham potrei anche farlo.
© Lorenzo Cairoli/La fábrica ‘Qué hago yo aquí’?
Scritto da lorenzo cairoli alle 14:27, in Anteprima giro del mondo, Palato nomade, Stupore, Succede anche questo, Verso Cartagena, cose che mi colpiscono, quello che mi diverte leggere in rete
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