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Quando Alberto leggerà il titolo, abbozzerà un sorriso dei suoi, pudico, gentile, ma anche imbarazzato. E mi guarderà come si guarda uno che l’ha fatta (e scritta) proprio grossa. Ma un piccolo Vissani gressonaro, Alberto lo è. Lo guardo muoversi nella piccola cucina della sua ‘Bierfall’: è curioso come un orso, conosce a fondo le materie prime che lavora, distilla, invasa, insacca, macella, affumica: fibrilla di una passione mostruosa (e ha la fortuna di avere al suo fianco la moglie Patrizia che lo aiuta e lo appoggia incondizionatamente). Nel suo bel locale sfama tutti i giorni a colazione più di trenta commensali con salubri minestroni con le aiucche, esemplari carbonade, cotolette in carpione, arrosti di sanato, ossobuchi, reginelle con zucca e cotechino, risotti, umidi con polenta, il tutto sempre per 11 euro, con la bottiglia di vino in tavola, l’antipasto, due primi a scelta, due secondi a scelta, dolce e caffè. Qualcuno storcerà il labbro: e il trucco? Già, il trucco dov’è? Il trucco non c’è. C’è invece una clientela che lo adora, che mangia da lui come mangerebbe a casa sua, anche meglio, probabilmente. E poi, c’è la carta. Da cui puoi pescare una corroborante zuppa valpellinentze nella sua versione gressonara, la bròseppò met der kòlò, zuppa di pane e cavolo, filante di formaggio e brodosa quasi niente, perchè il brodo l’hanno trivellato avidamente gli strati di pane. O una zuppa densa e piacevolmente affumicata, che dà asilo a patate, verdure, pancetta, speck e wurstel ucraini, più salsiccette che wurstel, molto simili alle kielbasa polacche fiore all’occhiello di ogni bigos che si rispetti. Da saga nordica gli insaccati e gli affumicati di Alberto che magnificai qui – con menzione particolare per i sanguinacci, soprattutto quelli non stagionati, da bollire in forno con molta cura perchè si spaccano facilmente: una mousse celestiale, questi sanguinacci, da abbinare con patate rosse bollite. In attesa di uno stinco opulento si possono addentare deliziose crocchettine di patate avvoltolate nello speck. O sognare davanti ai polli e ai conigli allo spiedo che d’estate vengono prenotati dai turisti fin dalle prime ore del mattino. E poi ci sono le cene a tema, dove l’alchemico Alberto ama giocare con la selvaggina, fare cose piriche col pesce, di mare o d’acqua dolce. In carta troverete una fonduta regale che avrebbe messo in riga anche un piemontese e gourmet doc come Mario Soldati, la carne secca di Alberto con funghi porcini di grande lignaggio e un assortimento di wurstel tedeschi da capogiro: weisswurst, knacker, bockwurst, frankfurter, nurnberger, thuringa, bratwurst, leberkase, debrecziner, landjager e wienerwurst.
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Quando stacca dal locale, Alberto organizza a casa sua pantagrueliche cene gressonare. Dove prepara, ad esempio, la speck on knolle, una sapidissima polenta fatta con farina di mais, burro d’alpeggio, alloro e hoptspeck. La polenta si accompagna con una scodella di latte freddo, crudo. Oppure le preive, cotenne di maiale arrotolate aromatizzate e ben legate che durante il mio soggiorno nel Canavese mangiavo spesso da sole o nella sontuosa tofeja. O la capra sotto sale bollita, col cui brodo si prepara il Muèsbrchòto, una zuppa dal sapore tostissimo. Si sbriciola in pentolino di coccio del pane di segale, si taglia a dadini la toma e si copre tutto con il brodo bollente della capra. Uno sfizio anche per Noemi la figlia di Alberto e Patrizia. A 3 anni mangia cotenne e sanguinacci che è un piacere, non guarda la tivù ed è sveglia e pimpante come un capriolo.

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Bierfall
Piazza Umberto Primo,7
11025 Gressoney
© Lorenzo Cairoli
Per saperne di più:
La norcineria di Alberto
Scritto da lorenzo cairoli alle 12:28, in Cibario italiano, I migliori cuochi della nostra vita, Palato nomade, Te la do io la Val d'Aosta
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