Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

Archivio della Categoria 'Vaudeville, avanspettacolo'

16 marzo 2010

Al netto di ogni ipocrisia

Al netto di ogni ipocrisia, più che muto o sordo, la Guardia di Finanza di Trani avrebbe voluto solo che Minzolini mantenesse il riserbo sul colloquio avvenuto, rispettando la legge. Ma era chiedergli troppo. Per rispetto verso la sua storia professionale, per rispetto verso il TG1 e la sua redazione prestigiosa ma soprattutto per offrire a noi telespettatori un’informazione più possibile approfondita, obiettiva e libera.

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14 marzo 2010

Goudougoudou Italia

Gli haitiani di Port-au-Prince si sono inventati un’onomatopea, o meglio, un fonosimbolismo complicatissimo – Goudougoudou – per rievocare in una sola parola tutto l’orrore del sisma. In Goudougoudou c’è tutto il suo fragore micidiale, lo schianto delle case, le urla di panico, il pianto dei bambini, i canti religiosi che salivano dalle macerie, l’agghiacciante eco delle scosse di assestamento. Da Casoria in poi, anche noi abbiamo vissuto un Goudougoudou quotidiano, il cui fragore anziché mitigarsi è cresciuto giorno dopo giorno fino a diventare esasperante cacofonia. Dai voli di stato usati come Love Boat volanti, ai ridicoli misteri di Elio Letizia, alle senili prodezze sul lettone di Putin, alle cortigiane di Palazzo Grazioli, si è passati al marcio nella Protezione civile, a Balducci, Anemone e alla saga dei cognati, alle aragoste a colazione dei Bertolaso Boys, alla mafia in Parlamento, a Di Girolamo, allo scandalo Fastweb, alle raccomandazioni di Verdini, ai panini di Milioni, al repubblichino La Russa buttafuori in conferenza stampa, al tormentone ‘Napolitano, firma o non firma?’, al legittimo impedimento, per finire con Trani, Minzolini e le pressioni del premier sull’Agcom per far chiudere Annozero. Ogni santo giorno chi ha la sventura di vivere in questo paese si alza con uno Goudougoudou sempre più assordante nelle orecchie. Abbiamo provato a ignorarlo, a imitare mestamente gli struzzi, a fingere di vivere in un altro continente, con un’altro fuso orario e un’altra longitudine, a buttare tutto sull’ironia, a sdrammatizzare, a minimizzare, a consolarci argomentando che in fondo c’è chi sta peggio di noi – nordecoreani, per esempio, eritrei, iraniani, turkmeni, sarahawi. Non ha funzionato. Questo paese affonda inesorabilmente. Chi dovrebbe governarci pensa solo a sopravvivere, a salvarsi il culo, a sottrarsi dal pressing della magistratura. Chiusa definitivamente la stagione degli specchietti per allodole – i grembiuli della Gelmini, gli emoticon di Brunetta, le social card di Tremonti, le crociate anti-kebab di Zaia, le grottesche bonifiche anti prostituzione di Mara Carfagna – affogata l’Italia del fare da monsoni di scandali, stroncato sul nascere il neopartito dell’amore da un premier che dimostra di saper comunicare solo a forza di anatemi deliranti, rimane un paese a pezzi, smarrito, irriso, truffato, smembrato da una cricca di banditi che ne ha fatto scempio e carcame. L’ultimo esempio di Goudougoudou? L’intervista che oggi Franco Martinelli ha rilasciato al ‘Giornale’ dove spavaldamente spiega perché i film italiani non hanno successo all’estero. Sono troppo provinciali, chiosa lui. Il nostro cinema d’autore può sbarcare al massimo in Francia. E rivela che il suo Barbarossa ha già incassato un milione di dollari ed entro quest’anno ne incasserà un altro. “Raitrade, assicura gonfiando il petto, lo ha venduto anche dove abitualmente di italiano non comprano nemmeno una diapositiva”. Martinelli dovrebbe tacere. Ha speso 30 milioni e rotti di euro per realizzare uno dei film più imbarazzanti della storia del cinema italiano. Nelle 283 sale in cui è stato proiettato, una desertitudine impressionante. Multisale vuote, ma così vuote, che sembravano evacuate dalla protezione civile. Adesso Martinelli gongola perché lo ha venduto alla tivù slovena e a quella bulgara e perchè verrà distribuito nelle sale russe e forse anche in quelle sudamericane. La Bigelow con quello che è costato il primo tempo del Barbarossa ha fatto un film sull’Iraq, ha vinto sei Oscar e le sono pure avanzati i soldi per il suo prossimo film. A lei Hollywood. A Martinelli, Lubiana. E tanto, tanto, Goudougoudou.

© Lorenzo Cairoli

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13 marzo 2010

Dopo l’editoriale di questa sera, notate qualche differenza tra i due? (2)

Bandito dalla Rai

Bandito della Rai

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Dopo l’editoriale di questa sera, notate qualche differenza tra i due?

11 marzo 2010

Non esageri, Presidente

10 marzo 2010

Folta chioma e il contestatore

Berlusconi ha anche ironizzato sulla calvizie di Carlomagno: “Capisco perché lei è cosi – ha detto – perchè tutte le mattine quando va a pettinarsi davanti allo specchio si vede…”.

Berlusconi che irride il giornalista freelance facendosi beffe delle sue calvizie è come il marito di Lorena Bobbitt che dileggia un condannato sotto la ghigliottina

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2 marzo 2010

Farsa Italia

In meno di un mese l’Italia del fare è affondata nel malaffare e nel ridicolo. Il mito della falsa efficienza è imploso, un po’ come tutte le icone berlusconiane. Al netto, spogliata da tutte le paillettes mediatiche di questo governo, l’Italia atterrisce per quanto è fragile e vulnerabile. Un gigantesco set cinematografico da 60 milioni di persone dove tutto è cartapesta, legalità e libertà comprese.

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23 febbraio 2010

La fatina e il tritacarne

L’artiglieria pesante de il ‘Giornale’ cannoneggia oggi contro Maria Luisa Busi rea d’aver risposto alle contestazioni degli aquilani, dissociandosi dal suo telegiornale, dal suo direttore, dai suoi colleghi-inviati che hanno raccontato la ricostruzione dell’Aquila prima di lei. La tesi de il ‘Giornale’ che la Busi avrebbe ’scondinzolato’ davanti agli abruzzesi indignati per opportunismo e carrierismo è l’ennesima effrazione della verità. Che la Busi, ottima collega, abbia progetti un po’ diversi che non invecchiare da fatina in questo ignobile carrozzone è legittimo, ma se adesso, come scrive perfidamente l’inidoneo Mascheroni, recita il ruolo della pasionaria dell’etere, della barricadera, dell’anti-Minzolini non è certo per imporsi come una nuova Gruber. Forse al diffamatore a mezzo stampa di turno sfugge che a differenza di lui la Busi è ancora una giornalista, a cui, evidentemente, non sta più bene lavorare da embedded per questo governo, perchè uno straccio di etica ancora le è rimasto, a differenza del suo collega che prova in tutti i modi a metterla in pessima luce. E che al TG1 sia solo la Busi l’anti-Minzolini è tutto da dimostrare. A memoria, ricordo il comunicato del CDR letto nel TG1 delle 20 il 4 ottobre in cui la redazione prendeva le distanze da Minzolini ribadendo che il TG1 è servizio pubblico e che in tutta la sua storia non si è mai schierato. Pasionari e barricaderi anche al CDR? Tutti contro Minzolini per diventare dei nuovi lilligruber? Suvvia.

Sappiamo bene quale apartheid è riservato ai giornalisti scomodi nell’impero mediatico del premier. O ci si piega alla sua manipolazione della realtà e si accetta di diventare megafoni servili, squadristi a mezzo stampa, utilizzatori finali di veline o si fa la fine della Svizzera nei sogni di Gheddafi. Se poi succede che qualcuno non si pieghi al nuovo minculpop del governo e non accetti di sporcarsi anima e mani con un giornalismo che non augureresti nemmeno al tuo peggior nemico, ecco che irrompono gli squadristi della carta stampata, come Mascheroni, a buttar bile e fango sul malcapitato di turno. ‘Moralmente paracula’, ha definito Mascheroni la Busi. Meglio moralmente paracula che moralmente abbietta come il suo capo, Augusto Minzolini

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19 febbraio 2010

Editoriali gelatinosi e gatti in umido

Per aver magnificato per un minuto scarso la prelibatezza del gatto in umido come lo cucinavano in Val d’Arno Beppe Bigazzi è stato sospeso dalla Rai a furor di popolo. Quando invece Minzolini entra a gamba a tesa coi suoi editoriali nella vita politica del nostro paese, quello stesso popolo non batte ciglio. Distratto, leggero, remissivo, sopporta tutto, qualsiasi distorsione della realtà, qualsiasi spudorata menzogna.

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27 gennaio 2010

Bustina della Memoria

La ditta che le produce, la System Pack di Turate (Como), raggiunta telefonicamente, spiega di ritenere “la polemica sproporzionata”, ma non vuole aggiungere altro né dire quante siano le bustine in circolazione: “Spiegheremo tutto con un comunicato stampa nei prossimi giorni”.

Bruciamo dalla curiosità.

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